Lunedi’ 6 aprile 2020 la consigliera Simona Lembi è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale sul tema dell’emergenza anche umana ai tempi del coronavirus.

Di seguito il testo dell’intervento. Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

Tra le molte questioni previste dal Dpcm dell’8 marzo, comprese le sue successive modifiche, abbiamo appreso del rinvio di tutte le cerimonie civili e religiose. Tutti i tipi di celebrazioni pubbliche sono state sospese, rinviate a data da destinarsi. Fanno eccezione a questo solo le celebrazioni dei matrimoni in extremis.

Il Sindaco, in materia, ha emesso due provvedimenti (16 marzo e 2 aprile) per cui proroga la sospensione delle celebrazioni dei matrimoni e delle unioni civili ad eccezione di quelle fatte in extremis, fino al 13 aprile.

A questo proposito, sono successe molte cose, in questa settimana, che riporto all’attenzione del Consiglio.

La Regione Emilia Romagna ha stabilito una procedura che consente alla persona che accompagna la partoriente, di assistere alla nascita. Pare sia, la nostra, l’unica Regione italiana ad avere agito in questo senso. Invito a cogliere l’importanza di questa cosa: rivela molta umanità, molto coraggio, e anche la forza di immaginarsi nuove pratiche che rispettino la questione principale: mantenere le distanze sociali.

È stato pubblicato un appello di teologi e teologhe evangeliche e cattoliche, uomini e donne di cultura che chiedono di adoperarsi affinché nessuno possa morire da solo. ‘Esattamente come per il personale sanitario, con le dovute cautele – scrivono – invitiamo a mettere a punto protocolli che prevedano la presenza di un congiunto nel momento in cui i nostri cari se ne vanno”, provvedimenti capaci di tenere insieme le ragioni della salute e quelle degli affetti.

Anche qui, invito a cogliere una richiesta che urla sopra ogni altra: quella di evitare di aggiungere dolore al dolore.
Monsignor Zuppi ha incaricato una infermiera del Rizzoli di portare la Comunione a quei pazienti affetti da Corona Virus che lo desiderano; la stessa ha portato anche la benedizione di Monsignor Zuppi in una giornata così importante per i credenti come e’ la domenica delle palme. Ne ha dato notizia un ampio servizio di ieri del TG3 regionale.

Aggiungo una nota del Viminale, (la notizia è su la Stampa di oggi) inviata alla CEI che stabilisce regole per chi vuole recarsi a pregare e sulla possibilità di celebrare i matrimoni durante la pandemia e su come partecipare ai riti della Settimana Santa.
Avvenire ne fa un approfondimento il 28 di marzo.

Si tratta di singoli episodi che mettono in evidenza una questione di fondo: che si continua a nascere e a morire. E che, soprattutto questo, ci invita a riflettere sul fatto che ‘Stiamo a casa’ (che è cosa giusta, condivisibile, dettata dall’emergenza) non si adatta ad ogni situazione. Penso esista una distanza tra ciò che motiva i nostri comportamenti ‘mantenere le distanze sociali’ e ciò che siamo chiamati a fare nella fase di emergenza ‘stiamo a casa’. Quella distanza, va colmata in una ottica di lungo periodo e cioè il periodo che tutti gli esperti ci invitano a prendere in considerazione per affrontare non più l’emergenza, ma la battaglia più ampia contro il Covid-19.

Nello specifico, mi chiedo per quale ragione quanto previsto per i riti religiosi, non possa valere anche per i riti laici. Auspico quindi, dopo il 13 di aprile, e cioè dopo la scadenza dell’ultimo provvedimento del Sindaco, che ci sia una apertura.

Anticipo al Consiglio comunale l’intenzione di chiedere più udienze conoscitive sull’argomento.

Penso possa essere, questo, un momento non solo per rispondere ad esigenze di vita quotidiana delle persone, ma anche, così facendo, per poter aprire uno spazio dell’immaginazione, in cui inventare nuove pratiche per manifestare quelli che rimangono i nostri sentimenti e anche le nostre emozioni: stare accanto ai nostri cari quanto se ne vanno, partecipare alla gioia delle persone che amiamo, quando diventano genitori, celebrare unioni che si desidera possano valere per tutta la vita.

Siamo ancora in momento di emergenza. Stare a casa protegge noi, i nostri cari e consente al sistema di riorganizzarsi. Senza dimenticare che anche in epoca di Covid-19, si continua a nascere e si continua a morire.

Allegati

Correlati