Lunedì 2 novembre 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro è intervenuta ad inizio seduta sul tema “#Zamboni100, solo per dire grazie”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
Si è concluso #Zamboni100, il centenario dedicato ad Anteo Zamboni a cento anni dalla sua morte. Il giovane quindicenne che fu linciato, pugnalato e ucciso a Bologna dal Fascismo il 31 ottobre 1926, nel corso del mancato attentato a Mussolini. Ancora oggi, dopo cento anni, non vi è certezza della sua colpevolezza. Fu davvero lui l’attentatore? Fece tutto da solo o fu vittima di un complotto? Le fonti archivistiche a disposizione non hanno permesso agli storici di scoprire una verità assoluta. Ma di quella vicenda una certezza resta: la risposta brutale di una piazza che identifico’ nel giovane Anteo il colpevole e lo massacró sul posto. Un processo sommario che sarebbe diventata la regola e la rappresentazione di cio’ che il fascismo divenne da lì a poco con i Tribunali speciali, legalizzando la violenza, sciogliendo i partiti di opposizione e adottando le leggi fascistissime che resero ancora più feroce la dittatura.
Di quel giovane nella storia di Bologna si era parlato finora con un certo imbarazzo, perché non si sapeva bene quale collocazione dargli. Vittima o martire?
Credo di poter dire che a cento anni dalla sua morte con il ciclo di iniziative di Zamboni100 questo imbarazzo sia stato superato. Al termine dei vari appuntamenti artistici, documentaristi, letterali e musicali, della mostra a Serendippo a lui dedicata, del restauro di Bologna Servizi cimiteriali della tomba, dell’inaugurazione della lapide in via Fondazza e di quella già presente in piazza Maggiore, Bologna ha rimesso al centro la figura di Anteo, l’ha riscoperta e fatta conoscere meglio in tutti i suoi aspetti, stabilendo che quel ragazzino fu in ogni caso un martire della violenza fascista.
Delle varie interpretazioni e del contesto storico si è parlato ampiamente nel ciclo di incontri proposto dal 21 ottobre al 1′ novembre. Una rete di soggetti singoli e associati ha saputo rappresentare, con aspetti e linguaggi diversi, questa figura emblematica della storia bolognese, e onorarla nel modo che meritava.
Il programma #Zamboni100, è nato dal basso, dal desiderio diffuso di ricordare Anteo e ha trovato ascolto nell’ Amministrazione comunale, traducendosi in un’operazione culturale in cui la partecipazione si è manifestata nella sua piu’ alta espressione.
Il ruolo del Comune di Bologna è stato quello di accompagnare un processo da donare alla città e il coinvolgimento delle persone alle diverse iniziative è stato sorprendente.
Non solo in questa operazione sono nati legami e si è rafforzata la coesione, ma questi giorni sono stati l’occasione per praticare una memoria attiva che ha reso la tragica vicenda di Anteo un’occasione per leggere il presente e guardare al futuro.
Anteo ci ricorda che cosa può accadere quando la democrazia viene meno, quando prevale la logica della forza e la violenza viene legalizzata. Ci fa pensare alle ingiustizie e alle guerre di oggi, alla creazione mediatica e di sistema del nemico, alle inquietudini e ai giovani che vediamo nelle piazze, alla repressione del dissenso che sta diventando la cifra di questo governo. Il valore aggiunto di questa iniziativa e delle altre che in città sono state proposte è dato dall’approfondimento storico e umano che si è sviluppato attorno ad Anteo e alle a figure familiari a lui collegate. Altro valore da non trascurare sta nella ricchezza e nell’impatto che questa esperienza ha avuto nel percorso, nel suo risultato e nel desiderio corale di rendere questo modello di collaborazione un impianto stabile per allargare il coinvolgimento e rendere piu’ viva e popolare la memoria. Un ringraziamento sincero a tutte le realtà e ai volontari coinvolti, agli artisti, gli scrittori, i giornalisti e gli storici che si sono messi in gioco con idee, azioni, creativita’, risorse e spazi. Un ringraziamento a tutto il gruppo di lavoro, al Parri che per tutta la rete ha curato gli aspetti collegati al patrocinio e ai tanti soggetti che anche in chiave intergenerazionale hanno contribuito a realizzare e promuovere le singole iniziative.
#Zamboni100 è stata una vera occasione per far emergere la valenza virtuosa di un’ esperienza che esprime, a partire da una spinta spontanea, la forza di un progetto culturale di comunità realizzato con tante realtà e persone che hanno saputo lavorare insieme e rimettere al centro dell’attenzione un pezzo importante della storia di Bologna.
Alla fine del percorso possiamo dire che la figura di Anteo è ora un patrimonio della città e di mondi diversi.
Vedere con noi i familiari che prima del centenario non conoscevamo e che hanno saputo del percorso da un post Instagram di Veronica, cogliere la gioia e la soddisfazione di tutti i coinvolti e sentire la commozione di Brunella Dalla Casa, storica e massima esperta sul caso Zamboni e da cui, dopo un primo contatto con lei e McKenzie, è partito tutto, sono esempi per descrivere il valore di questo centenario.
Ancora grazie a tutte e tutti
