Lunedì 8 giugno 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Tensioni nelle carceri: le responsabilità della politica e le risposte necessarie”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
Grazie Presidente. Le carceri continuano a essere terreno di dibattito, confronto e denuncia di una condizione strutturale drammatica in cui versano tutti gli istituti penitenziari d’Italia.
L’ultimo rapporto di Antigone, presentato lo scorso maggio, è la fotografia di un sistema sempre più lontano dai principi costituzionali. L’adozione, sul piano nazionale, di approcci e politiche punitive continua a peggiorare lo stato di salute di un sistema che andrebbe riorganizzato completamente.
Le carceri sono sempre più sovraffollate, non per l’aumento della criminalità, ma per l’effetto di misure punitive che ne hanno solo aggravato la condizione. Con i decreti sicurezza approvati sono stati introdotti nuovi reati, aggravanti e aumenti di pena, senza garantire la sicurezza dei contesti carcerari e comunitari, né l’abbassamento della recidiva. Quest’ultimo elemento è dirimente per comprendere l’inefficacia delle politiche che in questo ambito si stanno mettendo in atto. Si legge nel rapporto nazionale “Carceri. Tutto chiuso” che “oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione, il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte, il 10,6% da cinque a nove volte e il 2,7% più di 10 volte”. Dati che dimostrano quanto la politica stia venendo meno alle proprie responsabilità di reinserire le persone e rendere le città più sicure.
A questo si aggiunge uno stato di degrado che caratterizza tutte le strutture, compresa Bologna. Una condizione che nel 2025 ha portato in Italia a 82 suicidi e che, nel 2026, ne conta già 24. Una condizione appesantita da politiche che, anziché affrontare le tensioni, le gravi condizioni igienico sanitarie e le dipendenze e i disturbi di salute mentale con interventi mirati in contesti diversi e adeguati, mirano a tenere chiuse nelle celle i detenuti e a sospendere le attività trattamentali con la scusa che l’organico è insufficiente.
Se vogliamo evitare che la situazione nei mesi estivi diventi ancora più esplosiva, come ogni anno ciclicamente accade, è necessario chiedere al più presto l’adozione di misure urgenti e il ritiro delle circolari che hanno limitato le attivita’ all’interno del carcere, costringendo una buona parte dei reclusi a rimanere in cella. Bisogna lavorare per ridurre il sovraffollamento e per puntare su misure alternative con un piano carceri reale.
L’estate delle carceri è una fase dell’anno nota per le sue criticità e in particolare per il caldo intollerabile. La prevenzione e le attività in carcere non sono un privilegio, ma una necessità per favorire il corretto espletamento di una pena che deve promuovere il reinserimento e la risocializzazione delle persone detenute. È compito della politica contrastare tensioni, forme di autolesionismo, atti suicidari e situazioni in cui chi esce da periodi di detenzione, torni a delinquere.
Anche il carcere, come la società, è il luogo in cui organizzare la speranza con azioni e interventi che garantiscano i diritti dei detenuti e del personale che vi opera. Non farlo significa insabbiare e nascondere i problemi.
Nonostante le derive a cui assistiamo, segnali di umanità in controtendenza continuano a emergere dal lavoro quotidiano di una società civile che, con il suo impegno, offre un contributo di civiltà, dando voce a chi troppo spesso non ne ha. Ne sono esempio il progetto “Visioni riparative, tra dentro e fuori” che giovedì scorso, in occasione del convegno tenutosi alla Casa di Quartiere Katia Bertasi, ha favorito importanti riflessioni sulle persone ristrette, sulle vittime e sul ruolo della comunità e anche la recente pubblicazione “Trovate la speranza o voi che entrate. Il carcere tra pena e possibilità” di Fabrizio Pomes che, nella sua capacità di unire esperienze umane e voci diverse, ha saputo svelare, tra sofferenze e possibilità, il vero volto di un contesto che abbiamo il dovere di rifondare.
