Lunedì 19 ottobre 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Sulle proteste e i disordini di questi giorni”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.

Di seguito il testo del parlato.

La violenza va sempre condannata e non si deve essere complici, giustificando guerriglie e devastazioni che sono avvenute a Bologna, Torino e Milano. Così come è giusto esprimere solidarietà a chi è rimasto danneggiato o ferito, dalle forze dell’ordine alle attività fino alle persone che si sono ritrovate nel mezzo delle guerriglie. Cio’ che pero’ ravviso è la necessità di una riflessione piu’ articolata e profonda che il mondo adulto oggi è chiamato ad affrontare.

Gli aspetti sono molteplici, da un lato un movimento internazionale di una generazione z da troppo tempo inascoltata che attraverso i social si sta coordinando per dire la propria nelle piazze e denunciare un mondo basato sulla forza e sul riarmo che alimenta le guerre e che sta distruggendo l’ambiente e il futuro. Voci che si esprimono, smascherando le difficoltà che le rispettive famiglie affrontano per arrivare a fine mese, con stipendi bassi, affitti alle stelle e caro vita insostenibile. Una generazione che cresce in scuole che cadono a pezzi e che ha tutto il diritto di protestare. Una generazione a cui la politica globale dovrebbe chiedere scusa e adoperarsi per riuscire a rispondere a quei bisogni.

Dall’altro il fenomeno dei giovanissimi che si ritrovano attraverso chiamate su tik tok che esprimono in maniera amplificata una rabbia che si sta traducendo in forme di violenza inedite e sconosciute.

E infine la politica che utilizza quanto sta succedendo per stigmatizzare i “maranza” e rafforzare le misure repressive, anche attraverso dinamiche che richiedono chiarimenti. Cito ad esempio le vicende di sabato avvenute a Piazza Dalla con la polizia in azione, in un contesto che era assolutamente tranquillo.

Evidenzio questi aspetti perché credo che sia arrivato il momento di un’assunzione di responsabilità da parte di tutti coloro che svolgono un ruolo politico nel paese.
Stiamo osservando fenomeni che vanno approfonditi, ma non possiamo negare che certi comportamenti, ampilficati da un uso dei social che rendono la vita un video games e in cui il gioco si trasferisce nella vita reale per prendere spazio e spaccare tutto , non sono altro che l’effetto di un mondo che è stato creato dagli adulti. Un mondo che sta imponendo divari e nuove disuguaglianze con scelte che avvallano, insieme all’uso della forza, la violenza, l’odio, la discriminazione e le guerre come mezzi per perseguire il profitto dei pochi, in una gestione delle piattaforme da parte dei capi delle big tech prive di regole o meglio regolate da pochi, dove ormai si puo’ dire tutto e il contrario di tutto per acquisire la visibilita’ desiderata.
Non è una novità e la sintesi dei “5 minuti di celebrita’” per leggere la società dell’apparenza e della contemporaneita’ è un tema che si affronta da piu’ di vent’anni. Il problema è che quando ti accorgi che tutto ormai è dilagato e che cio’ che accomuna le forme di protesta è dato da un senso comune e diffuso di sofferenza e frustrazione, per tutto cio’ che a una generazione è stato negato, e che tutto questo assume caratteri internazionali, vuol dire che siamo arrivati a un bivio.
O proviamo ad ascoltare quella generazione e comprendere profondamente cosa sente e a rispondere di conseguenza o continueremo ad essere miopi e a non assumerci la responsabilita’ di quanto sta avvenendo e la risposta non puo’ essere soltanto repressiva. Non possiamo piu’ accettare che i giovanissimi coincidano con i loro errori. Troppo facile liquidare questi ragazzini come maranza incappucciati e pensare di inasprire ulteriormente le misure anzichè porre al centro la relazione e il confronto con chi sta cercando di trovare uno spazio che è sempre piu’ ridotto.
La questione sociale oggi va affrontata con etica e serieta’, adottando un approccio sistemico e interconnesso e mettendo al centro del confronto quella generazione. Servono politiche in grado di affrontare questa crisi e quella rabbia radicata non va neutralizzata, ma compresa e superata, agendo per ridurre le diseguaglianze, favorire l’integrazione e dare un futuro alle nuove generazioni. Sta a noi scegliere di riparare a un patto intergenerazionale infranto. Per farlo i piu’ giovani vanno coinvolti e ascoltati. Con l’aiuto dello Stato che deve assolutamente farsene carico, vanno messi a disposizione tutti gli strumenti, le risorse, le istituzioni e i servizi presenti nelle nostre comunità.

Per questo reputo necessaria e importante la richiesta dei sindaci al Governo Meloni di essere convocati al piu’ presto.