Lunedì 21 settembre 2026, il consigliere comunale PD Roberto Iovine ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “La cura non è reato”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
L’inchiesta della procura di Ravenna riguarda ipotizza il reato di falso ideologico continuato in atti pubblici e l’interruzione di pubblico servizio e ha iscritto nel registro degli indagati il dott. Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della società italiana di medicina delle migrazioni, con l’accusa di associazione per delinquere.
Il punto centrale è questo: secondo l’accusa, alcuni certificati che dichiaravano un migrante non idoneo alla permanenza in un CPR non sarebbero stati redatti sulla base delle effettive condizioni cliniche, ma sarebbero stati utilizzati intenzionalmente per impedirne il trasferimento al centro e quindi, di fatto, il successivo rimpatrio.
L’indagine ha preso in esame 64 persone accompagnate al reparto di Malattie infettive di Ravenna tra settembre 2024 e gennaio 2026:
34 furono giudicate non idonee (63%), 20 idonee; 10 rifiutarono la visita.
Diverse cose lasciano perplessi:
a) la SIMM ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e di presa di coscienza sulle condizioni di degrado dei cpr e ha suggerito di prendere in considerazione, nella stesura del certificato, di aspetti che riguardano le condizioni di vita nei cpr. Per questo ha prodotto una linea guida che suggerisce al medico di prendere in esame anche i possibili danni dovuti alla detenzione. Il documento è pubblico ed e’ tutt’ora reperibile in rete, non è segreto. Dice Cocco: «Abbiamo costruito una campagna che ha portato a discutere della patogenicità dei Cpr, dove le persone migranti soffrono, subiscono violenze e muoiono. Non abbiamo mai detto: fate dei certificati falsi. Il centro della campagna è scatenare un dibattito etico e deontologico.”
b) la campagna contro la detenzione nei CPR è nata diversi anni fa, suscitando interesse nell’ambiente medico tanto che se ne è occupata anche una autorevole editorialista del british medica journal, che descrive i nostri CPR come strutture detentiva simil carcerarie ma in cui i detenuti godono di meno garanzie che se fossero in un carcere; e sostiene che “ i medici hanno bisogno di tempo e di un ambiente adeguato per una valutazione approfondita dello stato di salute di una persona. E’ necessario anche il consenso dell’individuo a sottoporsi ad una valutazione medica e il medico ha un dovere deontologico di proteggere il suo paziente da possibili danni derivanti dall’invio in un ambiente potenzialmente patogeno”.
c) le modalità con cui sono state eseguite le perquisizioni ed il sequestro di PC e cellulari, con una irruzione alle 5,30 della mattina. Se fossero intervenuti alle 8 non avrebbero trovato comunque le dottoresse? Era necessario questa modalità di intervento? Editorialisti sostengono che si sia voluto intimidire la classe medica
Una delle colleghe infettivologhe del Sant’Orsola che hanno subito sequestro ed interrogatorio non è un’attivista. È la responsabile dell’ambulatorio sulla TBC del Sant’Orsola. Nelle chat diceva ai colleghi: “quando indossiamo il camice non facciamo politica”. Lei ha negato il trasferimento in cpr solo dei migranti che avevano patologie importanti e documentate da accertamenti effettuati anche in altri reparti e da riscontri obiettivi (radiografie, esami del sangue e altro), ovvero nei casi di evidenti problemi psichici per atti di autolesionismo. Insomma lei ha fatto il medico.
Le dottoresse hanno anche immediatamente ottenuto la solidarietà della direzione del policlinico che ribadisce come le due dottoresse non siano indagate e che si attendono gli esiti degli accertamenti, con il massimo rispetto per il lavoro di forze dell’ordine, magistratura e inquirenti». Rimarca però che “essere accompagnate in questura all’alba e vedere acquisiti i propri strumenti di lavoro è un’esperienza che può generare preoccupazione e tensione».
Anche la responsabile sanità del mio partito scrive: “Rispettiamo, come sempre, il lavoro della magistratura ma non possiamo non esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà ai medici infettivologi sottoposti in questi giorni ad una pesante campagna denigratoria e intimidatoria. …
Il loro codice professionale li obbliga a valutare in autonomia, in scienza e coscienza, se le condizioni di una persona sono idonee o meno al trattenimento nei CPR, luoghi dove oggettivamente le condizioni di vita sono molto dure e le possibilità di cura assai ristrette.
Il tema principale però è quello sottolineato dal dott. Anelli, presidente della Fnomceo:
I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza e il loro unico dovere è curare, nel rispetto dell’autonomia professionale e della presunzione di innocenza. E cioè:
Ruolo del medico: Esclusivamente votato alla cura e alla salute della persona, non a fini di sicurezza o di ordine pubblico.
Autonomia professionale: Va difesa l’indipendenza del giudizio clinico senza subire pressioni politiche o ideologiche.
Modifica normativa: Necessario separare nettamente l’atto di certificazione sanitaria (valutazione dello stato di salute) dagli atti autorizzativi di trattenimento o trasferimento nei CPR, come succede normalmente in casi analoghi come ad es le visite mediche per la patente, la concessione dei benefici dell’invalidità ecc.
Il medico cioè può certificare lo stato di salute del paziente che si rivolge a lui, ma la idoneità al trattenimento in un carcere per innocenti dovrebbe probabilmente essere affidato ad altri.
