Lunedì 1 giugno 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “In Bolognina una domenica di comunità tra intercultura, solidarietà e diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
Le due esperienze a cui ho partecipato ieri alla Bolognina, da Piazza Dalla per la Festa dell’infanzia e dell’adolescenza al Fondo Comini per la sedicesima edizione della Festa multietnica “Indovina chi viene a pranzo”, hanno saputo creare comunità. Hanno coinvolto storie e famiglie, portando l’attenzione sui diritti violati e su una dimensione internazionale che oggi ricade drammaticamente sulla vita delle persone.
Nonostante le vocazioni e le finalità differenti, entrambe le iniziative, ricche di partecipazione, hanno espresso un sentire comune e un impegno quotidiano a favore di chi vive ogni giorno sulla propria pelle la violazione dei diritti umani e il peso di un’infanzia o di una vita ferita. Non sono state solo feste per favorire il protagonismo giovanile e l’incontro intergenerazionale e interculturale, ma occasioni concrete che, nella loro capacità di creare alleanze, hanno lanciato appelli inequivocabili.
Da quei luoghi democratici di prossimità, animati da performance, laboratori, iniziative sportive, musica e cibi dal mondo, è emersa la ricchezza di un terzo settore e di una società civile capace di produrre movimenti civici e sociali orientati alla pace e alla giustizia sociale.
Parlare di diritti significa ricordare i contesti in cui quei diritti ancora oggi non si esprimono. Ed è quanto è avvenuto anche ieri in Bolognina. Penso ai bambini di Gaza e a tutta un’infanzia che cresce nei luoghi dei conflitti, delle povertà e delle oppressioni.
Penso agli interventi che si sono susseguiti e ai momenti in cui testimoni di azioni umanitarie e non violente hanno ribadito la necessità di scarcerare i prigionieri e di sollecitare la liberazione e l’autodeterminazione del popolo palestinese, continuando a tenere alta l’attenzione su quanto sta avvenendo a Gaza, in Libano, in Iran e nel mondo. Penso al peso delle proposte di legge di iniziativa popolare condivise per sollecitare la reali politiche di pace, la salvaguardia del diritto alla salute e la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Tutti aspetti di un contesto generale di solidarietà che nelle sue accezioni si contrappone a logiche finanziarie che a livello globale si manifestano in forme sempre più spietate. A Bologna la cultura della cura e della solidarietà si esprimono nella capacità di creare attraverso reti sociali, esperienze che sanno guardare con progettualità al futuro.
È successo anche ieri, con il matrimonio di due ospiti delle Cucine Popolari. Quando certe cose accadono significa che i più fragili non solo sono al centro, ma parte di un contesto in cui la speranza si sceglie come pratica, in un sistema che ascolta, accompagna e costruisce.
Esperienze come queste, che nelle loro azioni esprimono anche un pensiero, sono di stimolo a una politica che su scala nazionale e internazionale va completamente rifondata. Il grande filosofo e sociologo Edgar Morin, scomparso nei giorni scorsi all’età di 104 anni, pensando all’Europa diceva che occorre varare un forte processo di riforma e che è il momento di reagire, di impegnarsi a collegare i problemi e a integrare la conoscenza delle parti con il tutto, secondo il metodo della complessità. Diceva che in questo percorso “occorre riaffermare un processo politico che non si rinchiuda esclusivamente in ciò che è economico e quantitativo, ma che sia capace di affrontare con coraggio i problemi della società e rigenerare gli strumenti necessari per un nuovo umanesimo europeo”.
Oggi più che mai, le sue parole rappresentano un imperativo categorico a cui la politica è chiamata a rispondere. Per questo, dai piccoli luoghi che abitiamo, agiamo e frequentiamo, dobbiamo continuare a impegnarci perché quel desiderio diffuso di cambiamento si realizzi. Dalla Bolognina e dalla città lo sforzo che si sta facendo è questo.
