Lunedì 20 luglio 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Il prezzo delle politiche nazionali mancate”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
È una vicenda terribile quella che si è consumata ieri al Pilastro con la morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne deceduto dopo essere stato bloccato a terra con la misura contenitiva adottata dalla polizia, prima con lo spray urticante, poi con le fascette ai polsi e con l’intervento di alcuni cittadini. Il tutto è avvenuto di fronte a operatori sanitari fermi, senza alcun intervento di soccorso nei confronti di un uomo che poco dopo ha smesso di respirare.
Le dinamiche non sono ancora chiare, anche l’Ausl ha aperto un’inchiesta sul caso e vedere morire in quel modo una persona fragile e fuori controllo mentre chiedeva aiuto, lascia uno sgomento e un dolore indicibili. Una vita si è spenta nel cuore di una periferia di una città che pone al centro l’accoglienza e la solidarietà. Non era così che doveva andare. Le indagini faranno il loro corso e per Abderrahim Fakir chiediamo verità e comprensione delle dinamiche che si sono consumate in quella vicenda.
Saremo in piazza per lui questa sera alle 19, per la sua famiglia, i suoi cari e per la città perché quell’uomo che ha smesso di vivere deve continuare a vivere in ognuno di noi, interrogando la politica. È evidente che gli approcci punitivi che si stanno scatenando sul piano nazionale hanno ricadute drammatiche nelle città’ e dobbiamo ragionare sulla necessità di interventi integrati che devono adottare procedure di tutela e salvaguardia delle persone. Dobbiamo chiederci se quella tragedia si sarebbe potuta evitare e ogni pensiero deve ricordarci che i valori a cui si ispirano le politiche devono incidere sul benessere del vivere civile e sociale. Dobbiamo agire per correggere radicalmente tutte le storture che come in questo caso arrivano anche a produrre effetti irreparabili, evitando cori da stadio e assumendo un senso di responsabilita’ profondo per il bene delle persone e della collettivita’.
La vita è un diritto inviolabile e la morte di una persona fragile è sempre un fallimento collettivo. Da qui abbiamo il dovere di ripartire per gestire e affrontare le tante situazioni conflittuali che si consumano nei luoghi piu’ fragili delle nostre comunità.
Se fossimo un paese che investe in prevenzione, salute, welfare, formazione e sicurezza avremmo un sistema capace di intervenire, ma sappiamo quanto oggi la spinta di una deriva securitaria porti in direzione opposta.
Non è con l’odio, la violenza e la discriminazione che si risponde ai problemi che siamo chiamati ad affrontare e questa vicenda è la prova che per agire nella complessità servono risorse e protocolli strutturati e integrati. Abbiamo bisogno di nuove norme e proposte che superino i tanti pacchetti sicurezza posti dal Governo e che propongano azioni per accogliere e accompagnare l’autodeterminazione delle persone.
Più che puntare il dito contro i singoli casi dovremmo prendere atto che siamo immersi in un sistema generale malato che non tiene conto delle fragilità e che abbiamo il dovere di cambiare.
