Lunedì 25 maggio 2026, il consigliere comunale PD Franco Cima ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Europa: regioni ed enti locali”, presentando inoltre un ordine del giorno a difesa della politica di coesione europea e del ruolo delle Regioni e degli Enti locali approvato nella medesima seduta.

L’ordine del giorno è stato inoltre firmato dalle consigliere e dai consiglieri comunali PD Giulia Bernagozzi, Claudio Mazzanti, Loretta Bittini, Cristina Ceretti, Marco Piazza, Rita Monticelli, Isabella Angiuli, Mery De Martino, Roberto Iovine, Antonella Di Pietro, Giorgia De Giacomi, Maurizio Gaigher, Mattia Santori, Vincenzo Naldi, Roberta Toschi, Roberto Fattori.
E’ possibile accedere qui alla presentazione dell’ordine del giorno in aula e qui al video alla discussione in aula.
Di seguito il testo dell’ordine del giorno approvato.
ORDINE DEL GIORNO A DIFESA DELLA POLITICA DI COESIONE EUROPEA E DEL RUOLO DELLE REGIONI E DEGLI ENTI LOCALI
IL CONSIGLIO COMUNALE
PREMESSO CHE
• la politica di coesione europea è uno degli strumenti fondativi dell’Unione Europea, istituita con i Trattati per ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le regioni europee e garantire uno sviluppo equilibrato del continente;
• la politica di coesione, attraverso i Fondi Strutturali e il Fondo di Coesione, rappresenta una quota significativa dell’intero bilancio dell’Unione nel periodo di programmazione 2021–2027, con effetti diretti e misurabili su infrastrutture, ambiente, istruzione, occupazione e servizi nei territori;
• la gestione concorrente di tali fondi — tra Commissione europea, Stati membri, Regioni ed enti locali — costituisce un modello di governance multilivello che valorizza il principio di sussidiarietà e il protagonismo dei territori nella definizione e attuazione delle politiche di sviluppo;
• il Comitato europeo delle Regioni e il Patto dei Sindaci rappresentano le sedi istituzionali attraverso cui le città e le regioni europee partecipano alla governance dell’Unione, sedi che rischiano di essere svuotate di influenza reale se la programmazione dei fondi europei diventa esclusivamente centralizzata;
CONSIDERATO CHE
• secondo quanto risulta da documenti in circolazione nelle istituzioni europee, la Commissione europea sta valutando una profonda ristrutturazione della propria architettura interna, che potrebbe includere lo smantellamento o la fusione della Direzione Generale per la Politica Regionale e Urbana (DG REGIO) — uno dei più antichi servizi della Commissione — all’interno di una nuova struttura centralizzata orientata agli investimenti strategici e alla competitività;
• due scenari principali circolano: la creazione di una struttura denominata informalmente “DG INVEST”, che accorperebbe fondi regionali, fondi sociali e il futuro fondo per la competitività; oppure la fusione tra DG REGIO e la Task Force per la Ripresa e la Riforma (SG REFORM), spostando la governance dei fondi strutturali nell’orbita diretta della Presidenza della Commissione;
• la stessa Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, con lettera del proprio Presidente al Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione (prot. n. 3632/C3UE-FS del 22 maggio 2026), ha espresso formalmente il proprio dissenso rispetto a una nuova architettura del prossimo QFP che ridimensiona e accorpa la Politica di Coesione in un unico Fondo, con il rischio di indebolire identità ed efficacia di una politica fondante dell’UE, manifestando analoga preoccupazione per l’ipotesi di soppressione di DG REGIO quale Direzione Generale autonoma dedicata alla Politica di Coesione;
• la Conferenza delle Regioni ha contestualmente chiesto la convocazione di una seduta della Cabina di Regia per le politiche di coesione, finalizzata al dibattito sul negoziato 2028–2034 e alla partecipazione delle Regioni alla definizione del Piano Nazionale e Regionale di Partenariato: un segnale che le istituzioni territoriali intendono essere protagoniste, non spettatrici, del negoziato europeo;
• questo ridisegno istituzionale si inserisce in una tendenza più ampia a ricentralizzare le decisioni di spesa europea, replicando il modello del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF/PNRR), in cui i piani nazionali vengono negoziati direttamente tra governi centrali e Commissione, marginalizzando regioni, città e corpi intermedi;
• l’esperienza del PNRR ha mostrato i limiti di un approccio centralizzato: difficoltà di raccordo con i territori, scarsa capacità di risposta alle specificità locali e rischio di concentrare i benefici nelle aree già più avanzate, aggravando le disuguaglianze territoriali anziché ridurle;
• Bologna e la Città Metropolitana di Bologna hanno costruito negli anni una significativa capacità di programmazione e utilizzo dei fondi strutturali europei, beneficiando di risorse per la mobilità sostenibile, la rigenerazione urbana, la formazione professionale e la transizione ecologica; questa capacità rischia di essere compromessa da un cambio di paradigma gestionale imposto dall’alto;
• esponenti del Parlamento europeo, tra cui rappresentanti della commissione REGI, hanno già espresso preoccupazione, avvertendo che un modello di investimento eccessivamente centralizzato non è compatibile con la natura strutturale della politica di coesione, che richiede radicamento territoriale, partnership istituzionale e approccio place-based;
RITENUTO CHE
• la coesione europea non è soltanto una voce di bilancio, ma una scelta di civiltà politica: l’affermazione che nessun territorio europeo debba essere lasciato indietro, e che le disuguaglianze strutturali vadano affrontate con politiche attive di lungo periodo, non con meccanismi di investimento competitivo a breve termine;
• ridurre la politica di coesione a una componente residuale di una strategia di competitività e difesa significherebbe tradire il patto fondante tra l’Unione e i suoi cittadini, in particolare quelli delle aree periferiche, montane, postindustriali, che già oggi mostrano i segnali più preoccupanti di distanza e sfiducia verso le istituzioni europee; • la convergenza tra forze politiche diverse — come dimostra il fatto che la preoccupazione per il futuro di DG REGIO e della politica di coesione è condivisa trasversalmente dalle Regioni italiane — conferisce a questa battaglia un carattere istituzionale e non di parte, che i Comuni devono saper rappresentare con la stessa compattezza; • il rafforzamento del ruolo delle città e degli enti locali nella governance europea è la direzione necessaria: più Europa nei territori significa più democrazia, più partecipazione, più capacità di risposta ai bisogni reali;
IMPEGNA il Sindaco e la Giunta Comunale
– a esprimere formalmente, nelle sedi istituzionali competenti — ANCI nazionale, Comitato europeo delle Regioni, reti europee di città — la preoccupazione del Comune di Bologna per ogni ipotesi di ridimensionamento o smantellamento della Direzione Generale per la Politica Regionale e Urbana (DG REGIO) e per ogni riforma che comprima il ruolo degli enti locali nella programmazione e gestione dei fondi strutturali europei;
– a sostenere, nelle interlocuzioni con il Parlamento europeo, con il Governo italiano e con la Regione Emilia-Romagna, la difesa del modello di gestione concorrente e multilivello dei fondi strutturali, opponendosi a ogni tentativo di trasformare la politica di coesione in uno strumento di investimento centralizzato privo di radicamento territoriale;
– a raccordarsi con la Conferenza delle Regioni e con la Regione EmiliaRomagna per sostenere la convocazione della Cabina di Regia per le politiche di coesione e per garantire che la voce degli enti locali sia presente nella definizione del Piano Nazionale e Regionale di Partenariato per il QFP2028–2034;
– a promuovere, in collaborazione con altri Comuni, la costruzione di una rete di enti locali che condivida questa posizione e la sostenga nel negoziato sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, affinché la voce delle città sia presente e incisiva nelle fasi decisive della programmazione europea;
– a trasmettere il presente Ordine del Giorno alle associazioni rappresentative degli enti locali (ANCI nazionale, ANCI Emilia-Romagna), alla Regione EmiliaRomagna, alla Città Metropolitana di Bologna, agli europarlamentari eletti nella circoscrizione Nord-Est, e a renderlo disponibile per adesione da parte di altri Consigli comunali interessati;
– a riferire al Consiglio Comunale, entro sei mesi dall’approvazione del presente atto, sulle iniziative intraprese e sullo stato del negoziato europeo relativo alla riforma della governance dei fondi strutturali.
F.to.: F. Cima, G. Bernagozzi, C. Mazzanti, L. Bittini, C. Ceretti, M. Piazza, R. Monticelli, I. Angiuli, M. De Martino, R. Iovine, A. Di Pietro, G. De Giacomi, M. Gaigher, M. Santori, V. Naldi, R. Toschi. R. Fattori.
