Lunedì 26 settembre 2022 in Consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno presentato dalla consigliera comunale PD Mery De Martino e firmato dalle consigliere e dai consiglieri  comunali PD Michele Campaniello, Rita Monticelli, G. Bernagozzi, R. Iovine, M. Gaigher, F. Cima, Antonella Di Pietro, C. Ceretti, L. Bittini, M. Santori, R. Fattori, G. De Giacomi, V. Naldi, R. Toschi, C. Mazzanti nonché dai consiglieri G. Tarsitano, S. Negash, M. Piazza, F. Diaco, M.C. Manca, D. Celli, P. Marcasciano, S. Larghetti, D. Begaj in merito alla città di Bologna come città rifugio per chi difende i diritti umani nel mondo.

Il video integrale della seduta del Consiglio comunale è disponibile online al seguente link : https://youtu.be/2-HOl4xktUg

Di seguito il testo dell’ intervento dell’ordine del giorno approvato.

Il Consiglio Comunale di Bologna

Premesso che

Secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani siglata il 9 dicembre 1998, Difensore dei diritti umani è la persona che, individualmente o insieme ad altre, agisce per promuovere o proteggere i diritti umani in modo non violento. I difensori dei diritti umani (Human Rights Defenders) sono dunque quelle donne e quegli uomini che agiscono pacificamente per la promozione e la protezione di questi diritti.

E’ un difensore chi si oppone a dittature e regimi oppressivi, chi si batte per la libertà di espressione, chi lotta contro la discriminazione e le ingiustizie, chi documenta abusi dei diritti umani e chi difende l’ambiente. I difensori dei diritti umani sono il volto visibile di movimenti, organizzazioni, comunità, popoli che rivendicano il proprio diritto a esistere, a mobilitarsi, a difendere la propria dignità.

L’attacco ai difensori dei diritti umani è ormai un’emergenza globale. Nonostante gli impegni presi dalla comunità internazionale, il numero di omicidi cresce di anno in anno. A farne le spese sono principalmente attivisti ed attiviste che si impegnano nella protezione dell’ambiente e la difesa della terra dalle attività di imprese estrattive o dalla costruzione di grandi infrastrutture principalmente in paesi dell’America Latina quali Colombia, Brasile, Messico, Filippine, come testimoniato dai rapporti di Amnesty International e FrontLine Defenders. Si calcola che nel 2017 siano stati uccisi oltre 300 difensori dei diritti umani. Questa è solo la punta dell’iceberg di un attacco sistematico alle organizzazioni sociali ed agli attivisti ed attiviste, fatto di criminalizzazione, intimidazioni, minacce, campagne di diffamazione e adozione di legislazioni restrittive verso le organizzazioni non governative, il diritto alla liberà di stampa, espressione e associazione.

Di fronte al sempre più alto numero di attacchi contro difensori e difensore, istituzioni come l’ONU, l’Unione Europea e diversi governi nazionali hanno sviluppato strumenti e meccanismi per la loro tutela e protezione. Nel 1998, l’Onu ha adottato la “Dichiarazione sui/sulle difensori/e dei diritti umani” e nel 2000, per implementare la stessa, è stato stabilito il mandato del Relatore Speciale sui/sulle difensori/e dei diritti umani, incarico ora ricoperto da Michel Forst.

– Negli ultimi giorni il governo iraniano ha emesso due condanne a morte per la difensora dei diritti umani Zahra Sedighi-Hamadani, nota come Sareh, e per Elham Choubdar per il reato di “corruzione sulla terra”. Un verdetto basato su ragioni discriminatorie legate all’orientamento sessuale reale, all’identità di genere delle due donne e, nel caso di Zahra Sedighi-Hamadani, al suo pacifico attivismo per i diritti della comunità Lgbtqia+.

Richiamato che

L’Unione Europea, oltre ad avere predisposto una “Piattaforma di coordinamento per l’asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani” (European Union Human Rights Defenders RE location Platform – EUTRP), ha fornito le linee guida per organizzare programmi di protezione dei difensori (Ensuring protection – European Union Guidelines on human rights defenders del 2004) per orientare il lavoro delle rappresentanze diplomatiche dell’Unione e degli Stati Membri. Unione Europea ed OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) hanno anche adottato delle linee guida per la protezione dei difensori dei diritti umani rivolte al proprio personale diplomatico all’esterno e, nel caso dell’OSCE, anche intese che possano essere applicate dai governi degli stati membri al loro interno.

Alcuni governi europei hanno già aderito a tale piattaforma promuovendo programmi di protezione per difensori dei diritti umani e di “asilo temporaneo” per chi dovesse decidere di lasciare – come extrema ratio – il proprio Paese di origine per un determinato lasso di tempo. E’ il caso ad esempio dell’Olanda, paese precursore su questa tematica che ha stabilito un processo accelerato le procedure di ingresso degli human rights defenders in pericolo, attraverso il rilascio facilitato di un visto Schengen di tre mesi su basi umanitarie. Va altresì, specificato che la ricollocazione temporanea va intesa come “extrema ratio”; in caso di necessità conclamata e su richiesta della persona interessata, qualora le altre pratiche di sostegno, accompagnamento, e protezione in loco non sortiscano l’effetto desiderato.

Un esempio importante è quello dei Paesi Bassi che nel 2012 hanno lanciato un’iniziativa chiamata “Città Rifugio”. Quando gli Human Rights Defenders (HRD) sono seriamente minacciati a causa del loro operato da attivista, possono richiedere un alloggio temporaneo in sei città olandesi: Amsterdam, Groningen, L’Aja, Maastricht, Middelburg, Nijmegen, Tilburg, Utrecht. Il periodo di permanenza di un difensore dei diritti umani è piuttosto ridotto, questo perché la ratio è di fornirgli un periodo di “rest and respite” (riposo e tregua) al di fuori del suo Paese, per poi poter affrontare nuovamente la lotta non violenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.

Oltre a fornire un rifugio agli Human Rights Defenders, l’iniziativa è stata in grado di amplificare un forte segnale al governo dei Paesi di origine, all’opinione pubblica e agli eventuali responsabili delle minacce al difensore in questione: sostenendo pubblicamente il Difensore, l’iniziativa dimostra che le violazioni dei diritti umani denunciate dall’attivista minacciato, sono prese seriamente in considerazione da parte della comunità internazionale. A tal riguardo, particolarmente vulnerabili, risultano essere le cosiddette Women Human Rights Defenders, donne attiviste minacciate, e le loro famiglie.

L’Unione Europea nell’ambito della “Piattaforma di coordinamento per l’asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani”, ha implementato dei programmi di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del Difensore; l’obiettivo è dunque un approccio di sviluppo e potenziamento delle capacità (capacity building), affinché i Difensori dei Diritti umani acquisiscano gli strumenti per mitigare i rischi che corrono e che risultano determinanti affinché possano elevare il loro livello di sicurezza e la qualità del loro lavoro.

Considerato che

Dal 2016 anche in Italia il tema dei difensori e delle difensore dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali. Si ricorda a tal riguardo l’approvazione da parte della Commissione Esteri della Camera una Risoluzione (n. 7-01051) in cui si impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei difensori dei diritti umani.

Sotto impulso della società civile, alcuni comuni italiani stanno lavorando alla creazione di programmi di accoglienza temporanea e rifugio per difensori e difensore dei diritti umani a rischio. Riconoscendo il contributo importante che gli enti locali possono dare, i Comuni di Trento, Padova, Torino e Verona hanno già approvato delibere in tal senso diventando “shelter cities”, ovvero città rifugio per i difensori dei diritti umani. La centralità degli enti locali risulta fondamentale in un sistema integrato di protezione e sostegno ai difensori dei diritti umani anche nell’ottica di rafforzamento ed espansione di iniziative di ricollocamento temporaneo, sia negli stati di residenza dei difensori dei diritti umani che internazionalmente. La condivisione di buone pratiche e il rafforzamento delle iniziative a sostegno di tali programmi, dovrebbero essere ispirati ai seguenti sette principi: che siano fondati sui diritti umani, che includano difensori e difensore di differenti background, integrino la dimensione di genere, siano fondati su un approccio olistico alla sicurezza, siano orientati alla protezione di individui e collettivi, prevedano la partecipazione dei difensori e difensore nella scelta delle misure di protezione e siano flessibili al fine di soddisfare i bisogni specifici dei difensori e difensore.

Considerato inoltre che

– anche nel territorio del Comune di Bologna sono impegnate da anni numerose associazioni e ong per la promozione dei diritti umani e il sostegno a coloro che si battono per ottenere maggiori diritti nel proprio paese;

– la città di Bologna è da sempre, e vuole essere sempre di più, una città accogliente e in prima linea nella difesa dei diritti fondamentali e delle libertà civili;

-la sfida della città di Bologna, come ricordato anche dal sindaco Matteo Lepore, è di tenere insieme diritti sociali e diritti civili, superando ogni benaltrismo. Non esiste, infatti, una risposta giusta a bisogni urgenti e contingenti che riguardano le nostre comunità se, allo stesso tempo, non si è capaci di muoversi insieme, senza tentennamenti, verso la strada dell’accoglienza, della difesa delle libertà e della lotta contro le ingiustizie ovunque esse si verifichino.

Impegna il Sindaco e la Giunta

Ad attivare nel minor tempo possibile, di concerto con la “Rete in difesa di – per i diritti umani e chi li difende”, con Amnesty International Italia, con gli altri enti locali italiani interessati e le organizzazioni della società civile ivi presenti e attive, sul proprio territorio un piano pilota di accoglienza temporanea e supporto per Difensori dei Diritti Umani minacciati per periodi che vadano dai 6 ai 12 mesi;

A promuovere occasioni di approfondimento e scambi di esperienze tra enti locali e organizzazioni della società civile sul ruolo degli enti locali nella protezione dei difensori dei diritti umani e le città-rifugio;

A sollecitare il Governo nazionale affinché attivi programmi di protezione per i difensori dei diritti umani, rafforzando l’iniziativa del corpo diplomatico italiano nell’attuazione delle linee-guida UE ed OSCE, aderendo alla Temporary Relocation Platform dell’Unione Europea e interessando, per quanto di competenza e necessità, Prefetture e Questure interessate in relazione ai luoghi di ospitalità degli HRD; a sollecitare altresì il Governo affinché attui politiche coerenti con gli impegni assunti dall’Italia con l’Assemblea Generale ONU nell’ambito della candidatura a membro del Consiglio dei Diritti Umani;

A prevedere attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata possibilità di sostegno a programmi e progetti di sostegno e protezione dei difensori dei diritti umani in paesi terzi;

A porre particolare attenzione alle Women Human Right Defender in quanto donne come soggetti estremamente vulnerabili e donne attiviste minacciate con le loro rispettive famiglie;

A diffondere questa prassi presso altri enti locali sollecitandone l’impegno per la protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di opportunità di rifugio temporaneo per attivisti a rischio e di programmi di cooperazione decentrata nei paesi terzi.

A prendere posizione come comune e a sollecitare il governo italiano affinché prenda posizione rispetto al caso di Zahra Sedighi-Hamadan ed Elham Choubdar, facendo sentire l’attenzione e la pressione della comunità internazionale sulla sorte delle due donne. Queste condanne si uniscono alle tante altre violazioni dei diritti umani in Iran.

F.to: M. De Martino (Partito Democratico), M. Campaniello (Partito Democratico), R. Monticelli (Partito Democratico), G. Bernagozzi (Partito Democratico), R. Iovine (Partito Democratico), M. Gaigher (Partito Democratico), F. Cima (Partito Democratico), A. Di Pietro (Partito Democratico), C. Ceretti (Partito Democratico), L. Bittini (Partito Democratico), M. Santori (Partito Democratico), R. Fattori (Partito Democratico), G. De Giacomi (Partito Democratico), V. Naldi (Partito Democratico), R. Toschi (Partito Democratico), C. Mazzanti (Partito Democratico), G. Tarsitano (Lepore Sindaco), S. Negash (Lepore Sindaco), M. Piazza (Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista), F. Diaco (Anche Tu Conti), M.C. Manca (Anche Tu Conti), D. Celli (Europa Verde – Verdi), P. Marcasciano (Coalizione Civica), S. Larghetti (Coalizione Civica), D. Begaj (Coalizione Civica).