Lunedì 2 settembre 2019 il consigliere comunale PD Francesco Errani è intervenuto ad inizio seduta in Consiglio comunale sulla grave situazione di sovraffollamento al carcere della Dozza di Bologna.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

È drammatica la situazione del sistema carcerario italiano.

Di fronte al sovraffollamento e al calo di risorse siamo oltre l’emergenza, il sistema è al collasso. All’interno della Casa Circondariale di Bologna, la capienza di 500 detenuti è abbondantemente superata dalle 855 presenze, di cui 73 donne e 451 stranieri. Circa il 40% sono detenuti in attesa di giudizio e le condizioni igienico-sanitarie sono drammatiche sia per chi lavora che per chi è detenuto. Un terzo dei detenuti oggi in carcere alla Dozza ha problemi legati alle tossicodipendenze, quindi a reati connessi legati all’uso di sostanze. La detenzione dovrebbe essere l’estrema ratio mentre oggi è la normalità, quando la maggioranza dei reati potrebbe prevedere invece la domiciliazione o la presenza presso strutture sanitarie.

In questi anni nelle carceri italiane sono aumentati suicidi e autolesionismi, e sono numerosi i detenuti che tentano il suicidio e che vengono salvati dagli agenti di polizia penitenziaria o dai compagni di cella, senza che la cosa faccia troppo notizia. Il 19 giugno 2019 nel carcere bolognese della Dozza un detenuto si è tolto la vita ed è finito nelle statistiche di un dramma, al quale siamo purtroppo ormai abituati. Questa morte pesa come una piuma nella coscienza collettiva e non basta certo a convincere i benpensanti che uno stato democratico ha il dovere di garantire condizioni di vita dignitose anche in un luogo di restrizione. Il carcere non dovrebbe infatti punire, ma rieducare. Per cercare di capire, non riesco a non prendere prima di tutto in considerazione la domanda: lasciar morire non è forse un modo, anche se non voluto e sicuramente più nascosto, di dare la morte? La Costituzione della Repubblica Italiana afferma il principio che la pena ha fini di recupero e di reinserimento sociale.

In questa situazione drammatica, nessuna socializzazione è possibile. Non è possibile il periodo di isolamento, così come previsto dalla legge, né l’avvio del trattamento socio-educativo previsto dall’ordinamento penitenziario: è allarmante la carenza di educatori all’interno del carcere Dozza di Bologna: sono solo 6 educatori per 855 detenuti. Uno Stato democratico quando costringe in un luogo di restrizione ha il dovere preciso di garantire condizioni di vita dignitose: il carcere non deve punire ma rieducare.

Il Consiglio comunale di Bologna è da sempre attento al tema delle carceri e dell’esecuzione penale.

Se non vogliamo che il carcere sia un processo di esclusione sociale, di disumanizzazione, scontare una pena deve poter essere un percorso che ristabilisce la giustizia e non che aggiunge un’ingiustizia. Occorre che il carcere possa essere vissuto come il dovere, ma anche come il diritto, di pagare per un’azione ingiusta commessa nei confronti della società, di cui si è però legittimamente ancora parte, ed è necessario che lasci intravedere una prospettiva, un futuro possibile.

A Bologna, ci sono alcuni progetti all’interno della Dozza che confortano questa prospettiva, come l’esperienza musicale del coro diretto dal maestro Napolitano, il festival Cinevasioni, il progetto Non solo mimosa, il laboratorio sartoriale operante all’interno della sezione femminile, che offre la possibilità alle detenute di imparare un mestiere, il laboratorio per il trattamento di materiali elettrici, la lavanderia industriale, l’officina meccanica in carcere in collaborazione con IMA, GD e Marchesini.

Occorre valorizzare queste esperienze e moltiplicarle. L’Amministrazione della nostra città, attraverso il Comitato locale per l’area dell’esecuzione penale, può e deve curare l’integrazione di una pluralità di risorse, alcune già attive, altre che possono aggiungersi: i servizi, le piccole cooperative per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, l’Università e il volontariato che è la vera risorsa in carcere.

Se vogliamo costruire una politica inclusiva, deve continuare l’impegno del Comune di Bologna nelle politiche per il carcere, con un serio e costruttivo confronto con le realtà di volontariato e le istituzioni cittadine.

E il Parlamento e il nuovo Governo devono occuparsi anche delle condizioni disumane del sistema carcerario italiano. Il Parlamento deve esprimersi su una riforma delle carceri così importante per il nostro Paese, per garantire i diritti degli uomini e delle donne detenute.