Lunedì 21 dicembre 2020 la consigliera comunale PD Giulia Di Girolamo è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale sul Processo Aemilia che ha confermato l’esistenza dell’associazione mafiosa.

Online è inoltre disponibile il comunicato stampa.

Sentenza Aemilia: confermata l’esistenza dell’associazione mafiosa.

Le accuse reggono: l’associazione mafiosa radicata in diverse province della nostra Regione esiste. Sono state confermate infatti qualche giorno fa in secondo grado le condanne per quasi 700 anni di carcere (a fronte dei 1200 comminati nella sentenza di primo grado) inflitti agli imputati del più importante processo alla ‘ndrangheta del nord Italia. Su 118 accusati ci sono state 27 assoluzioni e per i 91 condannati numerosi sono stati sconti di pena dovuti all’unificazione dei riti ordinario e abbreviato e reati caduti in prescrizione. Tra di loro Giuseppe Iaquinta, Gaetano Blasco, Michele Bolognino, Augusto Bianchini, nomi ormai noti alle cronache giudiziarie e che hanno fatto possiamo dire la storia della presenza delle mafie in terra emiliano romagnola.

Un risultato importante, che testimonia l’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata nella nostra regione, ma che tuttavia non deve farci pensare che le mafie siano state sconfitte.

Il processo Aemilia, in questi anni, ha certificato con molta nettezza anche la forte presenza di quella area grigia necessaria alle mafie per conquistare territori e che ha permesso loro di acquisire potere economico e sociale, portando al loro radicamento su gran parte della regione. Possiamo infatti parlare, come ci testimonia la sentenza, di una vera e propria colonizzazione della ‘ndrangheta che si è fatta strada nel tessuto imprenditoriale, grazie anche all’aiuto di professionisti, imprenditori e mondo della politica. In maniera silente tale organizzazione criminale, guidata da Nicolino Grande Aracri, è riuscita a conquistare fette significative del tessuto economico senza fare rumore, abbandonando i vecchi schemi della violenza e del controllo militare del territorio, ma presentandosi come vera e propria impresa, capace di reinvestire denaro sporco e fare affari, come abbiamo visto anche durante la ricostruzione post terremoto.

E se è vero che il processo Aemilia certifica tutto questo, è altrettanto vero che il nostro impegno, nonostante questa vittoria, nel contrasto all’ingerenza mafiosa deve essere costante. In questo difficile momento di crisi economica il nostro obiettivo di tutela nei confronti delle famiglie e delle attività economiche del nostro territorio deve essere altissimo, poiché laddove non arriva lo Stato, non arrivano gli aiuti per fare fronte a questa emergenza sanitaria, economica e sociale arrivano loro, le mafie, pronte ad investire e ad acquisire in maniera diretta o indiretta la gestione delle imprese.

In una intervista apparsa ieri sulla stampa nazionale, il Procuratore Giuseppe Pignatone, ribadisce l’importanza di una alleanza forte tra Stato e cittadino contro il crimine, evidenziando come sia importante che le comunità e in particolare gli imprenditori, in questo momento, ‘mantengano salda la fiducia negli organi dello stato, che hanno già dimostrato di saper rispondere alle denunce con azioni repressive rapide, concrete ed efficaci”. Ma – continua Pignatone – è altrettanto fondamentale che ‘gli operatori economici, ma anche i pubblici funzionari, i professionisti, i politici e tutte le categorie sociali, siano consapevoli che allacciare rapporti con le mafie, supponendo di sfruttarne il potenziale economico e di violenza è sempre un affare pericoloso” perché, alla fine, lo scopo delle organizzazioni mafiose non è solo quello di appropriarsi delle aziende in difficoltà ma anche della vita delle persone’.

Durante le giornate della rassegna Narrare le mafie, realizzata dal Comune di Bologna in collaborazione con Avviso Pubblico, abbiamo messo in evidenza molti di questi aspetti, dall’area grigia al welfare mafioso, abbiamo dialogato con esperti sui vari temi e ci siamo confrontati su quale è e deve essere oggi il ruolo che ogni Amministrazione ha per scongiurare il rischio di ulteriore infiltrazione criminale nei comparti oggi fortemente colpiti dalla crisi. E di quanto siano agili le mafie nell’inserirsi in quelle crepe, in quelle fragilità generate da situazioni di instabilità, ma non solo. L’Emilia Romagna, a partire dagli anni ottanta, si è rivelata un ottimo terreno di conquista per la ‘ndrangheta e oggi, dove siamo tutti chiamati ad affrontare una crisi economica che si protrarrà nel tempo, dobbiamo promuovere con forza la cultura della legalità, difendere l’economia legale e non dobbiamo permettere in alcun modo alla criminalità organizzata di fare ulteriori profitti sulla pelle dei cittadini e di compromettere il loro futuro.

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