Lunedì 13 gennaio 2020 la consigliera comunale PD Federica Mazzoni è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale sulla sentenza di condanna definitiva di Gilberto Cavallini nel processo della strage alla stazione di Bologna.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

Il 2020, che è il 40° anniversario della strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, si apre con una nuova verità e con un tassello di giustizia in più: Gilberto Cavallini, è stato condannato all’ergastolo per concorso alla strage.

È lui la quarta persona dell’attentato, dopo le condanne definitive a Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Loro i colpevoli materiali delle 85 vittime e degli oltre 200 feriti di quella mattinata di piena estate nella nostra città, con Cavallini, terrorista leader dei NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppi armati di estrema destra- che ha dato loro supporto logistico ospitandoli nella notte tra il 1′ e il 2 agosto nella sua casa in provincia di Treviso, in attesa di entrare in azione, fornendo loro i documenti falsi e l’auto che dal Veneto usarono per arrivare a Bologna. Era pienamente inserito nel disegno del massacro fascista avvenuto alle 10.25 con l’esplosione dell’ordigno nella sala d’aspetto della stazione.

Ho avuto l’onore di rappresentare il Comune di Bologna in questo processo, di seguirlo con l’assessore Matteo Lepore, dove, come istituzione – insieme alla Regione Emilia-Romagna- ci siamo costituiti parte civile, sin dall’udienza preliminare nell’ottobre del 2017, poi l’avvio del processo nel marzo 2018 con 48 udienze nelle quali sono stati ascoltati 42 testimoni. Ringrazio il Sindaco Virginio Merola per avermi delegata, un’esperienza che mi ha dato l‘opportunità e la responsabilità della rappresentanza della città, dello stare vicina ai familiari delle vittime, ai feriti, del dimostrare che non solo la commemorazione e la memoria sono fondamentali per noi, ma anche la piena, totale verità di quello che è accaduto, che si può avere solo ottenendo giustizia.

Giovedì scorso è stata una giornata storica, arrivata dopo un processo non facile, nel quale si è tentato di riaprire fantasiose piste esterofile palestinesi, nel quale i familiari e i sopravvissuti hanno dovuto rivivere per l’ennesima volta il dolore, talvolta anche offesi, ma resistendo in silenzio con determinazione, eleganza, forza umana e civile, fiduciosi che il verdetto sarebbe arrivato. Ed è arrivato. Grazie alla loro Associazione, grazie al collegio di parte civile, gli avvocati Andrea Speranzoni, Roberto Nasci, Antonella Micele, Giuseppe Giampaolo, Alessandro Forti e Andrea Cecchieri, a loro tutti un sincero ringraziamento.

Giovedì scorso abbiamo tutti conquistato un tassello di verità e giustizia in più: i familiari e i superstiti hanno una certezza giudiziaria in più sulle loro vite dilaniate, Bologna, l’Italia tutta ha una verità in più sulla strage del 2 agosto, sulla strategia della tensione che ha tenuto in scacco il nostro paese.

La condanna di Cavallini non è ancora l’epilogo di questa vicenda, anzi, è l’ulteriore conferma della matrice neofascista dell’attentato e dei legami, emerso in corso di dibattimento, che lo stesso Cavallini aveva con apparati deviati dello Stato e di come non possano avere agito da soli, “spontaneisti” usano definirsi. Chi ha voluto, finanziato, progettato, tentato di capitalizzare politicamente la strage e perché? Ecco cosa manca, ma ancora per poco: da due anni è in corso un’indagine sui mandanti, a fine dicembre ne è scaduto il termine perentorio, a breve potrebbero arrivare le vere ragioni sottese a questo orrendo crimine che ancora mancano.

Intanto noi abbiamo il dovere di far “buon uso” di questa sentenza: raccontarla, tramandarla; essere in prima linea per far venire alla luce la verità e ottenere la giustizia che manca.

Per questo auspico che il Comune di Bologna continui concretamente a essere in prima linea per far venire alla luce la verità e la giustizia che mancano, in quanto parte offesa, anche nel futuro, sempre più vicino processo.