Lunedì 14 settembre 2020 in apertura della seduta del Consiglio comunale la consigliera comunale Simona Lembi ha ricordato il Prof. Roberto Finzi recentemente scomparso.

Di seguito il testo dell’intervento. Il comunicato stampa è consultabile tramite link ed in allegato.

Ricordo del Prof. Roberto Finzi

Era nato a San Sepolcro nel 1941 da Marino Finzi ebreo, di origini triestine e Maria Bacilieri, cattolica, infermiera, di origini ferraresi. I genitori si conobbero a Bologna. Scelsero di rifugiarsi a San Sepolcro per sfuggire alle retate antiebraiche seguite alla promulgazione delle leggi razziali. Lì Marino Finzi ebbe un incarico alla Buitoni e poi a Bologna prosegui la professione di pediatra; la madre, Maria Bacilieri, donna tenace e coraggiosa, scelse di prendere marito, di cognome Finzi, nel tempo delle leggi razziali. Roberto Finzi aveva inoltre, oltre al padre, anche uno zio, sempre medico, sempre pediatra, molto noto a Bologna: Maurizio Pincherle fu ordinario di clinica pediatrica presso l’Università e direttore della clinica pediatrica Gozzadini. Fu allontanato, sempre a seguito delle leggi del ’38 e una volta terminata la guerra fu reintegrato in Università, non più in quella che fu la sua cattedra, nel frattempo nuovamente assegnata.
Scelgo di ricordare Roberto Finzi in apertura del Consiglio comunale di Bologna, a partire da quanto le vicende famigliari lo motivarono in uno dei filoni di ricerca da lui più seguiti: l’antisemitismo e la questione ebraica.
Esaminò il problema della leggi razziali dal punto di vista dei professori universitari. Descrisse cosa succedeva in Università: il censimento, poi l’allontanamento, per molti la deportazione. Quelli che riuscirono a tornare, si trovarono davanti a nuovi docenti che nel frattempo le facoltà avevano individuato come sostituti. Ne nacquero molte questioni, di cui quelle giuridiche furono certamente le meno dolorose. Alcuni di quei docenti preferirono tornare nei paesi che li avevano accolti durante gli anni della guerra. Altri invece si batterono per le loro ragioni. Altri ancora non ressero il peso, l’offesa, l’onta.
Emerse in tutto questo una mediocrità dei professori non ebrei dell’Università che contribuì a far avanzare una critica dell’italiano Brava gente e cioè che gli italiani in fondo avevano seguito Mussolini perché era stato in qualche modo costretto alle leggi razziali da Hitler. Oggi sappiamo che la popolazione italiana in sé non ebbe una posizione omogenea. Ci furono certamente anche i giusti che aiutarono e nascosero gfli ebrei, ma tanti altri denunciavano: furono correi dell’antisemitismo e della persecuzione.
Da qui il fatto della mancata critica sulla Shoa su cui a lungo si cimenta Roberto Finzi, come pure sul legame dell’antisemitismo con la Shoa e cioè di come le ideologie diventano fatti criminali.
Tra i suoi libri più recenti “Breve storia della questione antisemita”, pubblicato nel 2019 da Bompiani. Senza dimenticare, tra gli altri, “L’università italiana e le leggi antiebraiche” (Editori Riuniti, 1997), “L’antisemitismo. Dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio” (Giunti-Castermann, 1977), “Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce” (Bompiani), ”Ettore Majorana. Un’indagine storica” (Edizioni di storia e letteratura, 2002).
Un ulteriore filone di ricerca storica che molto ha segnato il lavoro di Roberto Finzi (quello per cui forse è più noto, certamente il più poderoso), è legato invece alla storia economica sociale.

Una volta terminata la guerra, la famiglia Finzi rientra a Bologna. Roberto si laurea in Filosofia, ma poi si occupa di Storia economica e sociale. Lo fa esattamente come Renato Zangheri (di cui fu anche assistente universitario, oltre che grandissimo amico), e anche come Carlo Poni che si laurea in Filosofia, ma poi insegna Storia economica. E proprio Renato Zangheri, Carlo Poni e prima ancora Luigi Dal Pane furono i suoi maestri. Luigi Dal Pane, è considerato uno dei maggiori conoscitori del pensiero di Antonio Labriola. Di fatto fece conoscere Marx in Italia e le sue opere principali si concentrarono sulla storia del socialismo italiano, sull’economia e sull’agricoltura dell’800. Zangheri approfondisce la storia del socialismo, con rigore, precisione e anche un coerente impegno politico. Carlo Poni, forse è colui che più gli trasmette quella rara capacità di fare appassionare di cose all’apparenza piatte, l’attenzione per la ricerca interdisciplinare, come pure la curiosità per come il nuovo si insinua nel vecchio. A Poni si deve la scoperta che Bologna ebbe una rivoluzione economica e industriale, ben prima dell’Inghilterra o della Francia, gli tra il 3 e 400 quando diventa una capitale della produzione tessile in Europa, in particolare della seta.
Roberto Finzi comincia l’attività di ricerca non quindi dalla filosofia, ma dalla storia del socialismo e più specificatamente dalla Storia dell’Agricoltura. Pubblica, nel ’79 “Monsignore al suo fattore: la Istruzione di agricoltura di Innocenzo Malvasia (1609)” un libro di istruzioni di agricoltura in cui un autorevole esponente della Chiesa impartisce istruzioni ai mezzadri e ai contadini sia dal punto di vista tecnico (quali mezzi utilizzare) che di attenzione all’economia (come risparmiare) e poi indicazioni sul clima e su tutto ciò che rende un’economia fruttuosa in agricoltura. Poi Finzi scrive Il sole, la pioggia, il pane e il lavoro. Note su clima, raccolto, calendario agrario nel Bolognese durante il secolo XVII in R.Finzi (a cura di), Le meteore e il frumento. Clima, agricoltura, meteorologia a Bologna nel ‘700, Il Mulino, Bologna 1986, pp. 347-387) e cioè della funzione che hanno il sole e la pioggia e anche elementi etnografici sull’agricoltura.
Quello che intendo mettere in evidenza è come, fin dall’inizio, Roberto Finzi si sforzi di uscire da una storiografia ‘puramente politica’ (siamo negli anni ’60), per aprirsi all’economia e poi alle scienze umane, in particolare all’etnografia.

A Roberto Finzi va inoltre il merito di avere approfondì la storia di alcuni contesti più specificatamente locali. Ha progettato e curato un lavoro di molte persone e di storici a Trieste molto importante perché ha fatto il punto di vari aspetti dell’evoluzione della città (un’opera in 3 volumi, La città dei gruppi, La città dei traffici, La città degli italiani non pubblicata).
Curò inoltre, nella Collana Storia d’Italia e delle Regioni, il volume sull’Emilia Romagna pubblicato per Einaudi nel 1997, un testo molto importante di ricostruzione storica, economica e sociale del nostro territorio.
Nella sua lunga carriera di storico tengo inoltre a mettere in evidenza anche la collaborazione con la Casa editrice Zanichelli e quindi con Federico Enriques ed il lavoro di Gianni Sofri.
Roberto Finzi, che insegnò nelle scuole medie, poi alle superiori e che poi fu docente negli atenei di Bologna, Ferrara e Trieste, oltre alla più stretta attività accademica, collaborò a numerose riviste, storiche e di politica. La prima si chiamava Classe e Stato, sotto la direzione di Federico Stame.
Collaborò inoltre a lungo con l’Istituto Gramsci, quando, sotto la direzione di Walter Tega si impegna per la ricostruzione di un nuovo rapporto tra la politica (quella del PCI) e il mondo della cultura dopo i noti e tragici fatti del ’77.
Sempre con l’Istituto Gramsci, fu tra coloro cui più si deve l’arrivo a Bologna di Braudel, in un incontro che lui presiede dal titolo ‘Fra storia e scienze sociali. Il percorso intellettuale di Braudel, 1985.
Roberto Finzi è stato sposato a Mirella Bortolotti che alla fine degli anni ’50 fu assessora ai problemi della donna con Dozza, che fu anche consigliera comunale e che Bologna ricorda anche per essere stata animatrice del Circolo di Cultura.
Era ironico, molto amante delle battute, spesso anche delle polemiche. Gli piacevano i dibattiti. Era grande promotore di studi e di iniziative. Scriveva anche sul Corriere della Sera e su Il Piccolo; prima ancora per Rinascita, L’Unità, Il manifesto.
L’ultima fatica di Roberto è stata “Cosa hanno mai fatto gli ebrei? Dialogo tra nonno e nipote sull’antisemitismo”, pubblicato da Einaudi Ragazzi pochi mesi fa.
Trovo bello che abbia ripreso a scrivere tornando a parlare di Antisemitismo in dialogo con la nipote, rinnovando così un’attenzione tutta particolare alla trasmissione del sapere e cimentandosi con un linguaggio nuovo, perché rivolto a giovanissimi lettori.
Alla figlia Federica e alla nipote Sofia, cui rivolgo un abbraccio strettissimo, va il nostro cordoglio.