Lunedì 9 dicembre 2019 la consigliera comunale PD Mariaraffaella Ferri è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in ricordo di Piero Terracina.

Di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta. Online è disponibile il relatico comunicato stampa.

L’antidoto alla dispersione della Memoria è vivificarla con la testimonianza e la trasmissione della conoscenza. Di questo Pietro Terracina è stato maestro e nel ricordare lui, scomparso a Roma ieri, 8 dicembre, esprimiamo la nostra riconoscenza a quanti, sopravvissuti ai campi di sterminio nazista, hanno speso la propria vita per raccontare, soprattutto ai bambini e ai ragazzi, le atrocità di cui sono stati testimoni perché a loro volta potessero poi raccogliere e portare avanti il testimone della Pace.

Piero Terracina nacque a Roma il 12 novembre del 1928, figlio di Giovanni e Lidia Ascoli. Fu perseguitato razziale in quanto ebreo. Arrestato nell’aprile 44 da Italiani, con l’aiuto delle SS, fu deportato, all’età di 15 anni, a Fossoli e poi ad Auschwitz, dove venne liberato – unico sopravvissuto della sua famiglia – il 27 gennaio del 1945. La sua Matricola era A5506.

Leggo da una sua intervista: “che posso dire di Auschwitz? Tutto era orrore, violenza, abbrutimento; ogni momento era il momento per morire… La sera, al rientro dal lavoro, c’erano le punizioni (alle quali era obbligatorio assistere) da quelle più lievi – 25 bastonate – a quelle più gravi, con l’impiccagione nell’Appelplatz. Durante le impiccagioni dovevi guardare, sennò ti arrivava una bastonata in testa”…e poi ancora: “i prigionieri erano contati come Stücke, pezzi: c’era disumanizzazione, il prigioniero era annientato come persona, prima di essere ucciso…Ma ad Auschwitz aveva il sopravvento la tenacia di vivere. Ti piegavi alla violenza, per non piegarti a morire, obbedendo sempre, facendosi notare il meno possibile, poteva significare qualche ora di vita in più. Anche il ricordo delle persone care che erano state uccise si affievoliva, per la necessità di sopravvivere che imponeva di pensare soltanto al presente, una cosa che non sono mai riuscito a perdonarmi e che ancora mi angoscia“.

Leggo, in ricordo di Piero Terracina, la bella poesia di Anna Segre (da Judenrampe, di Anna Segre e Gloria Pavoncello, Elliot Edizioni):

Il nome è rimasto lo stesso.
Anche la faccia sembra quella,
la stessa di quando mi hanno caricato
sul vagone per Auschwitz.

Io però non sono più io:
morii lì.
Questa che vedi è la mia seconda
possibilità.

Delle domande rimaste vive
ne ho fatto la brace
della testimonianza.
Le domande le condivido
con la gente e con i bambini
delle scuole.

Ho molto da fare, dunque,
Il tempo a disposizione non è infinito
E a me non è data
La dolcezza dell’oblio.

Onoriamo oggi la figura di Piero Terracina e rinnoviamo il nostro impegno a proseguire il lavoro con le scuole, per educare alla Pace e a rigettare ogni forma di razzismo e di discriminazione ancora in essere“.