Lunedì 1 luglio 2019 la consigliera comunale PD Giulia Di Girolamo è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in merito alla recente operazione Grimilde delle Forze dell’Ordine che ha inflitto un altro duro colpo alla ‘Ndrangheta.

Nei giorni scorsi si è svolta un’altra importantissima operazione contro la ‘ndrangheta emiliana, l’operazione Grimilde, che ha portato a 16 arresti e 76 indagati.

L’indagine, durata 4 anni e nata da elementi derivanti dal più grande processo alla ‘ndrangheta nel nord Italia, il Processo Aemilia, testimonia come la consorteria criminale ‘ndranghetista nel nostro territorio sia sempre più sofisticata e insidiosa e ha saputo ben presto riorganizzarsi e proseguire i propri affari milionari.

Come ha affermato infatti il procuratore capo Giuseppe Amato “Aemilia era il punto di partenza e non di arrivo”, conscio che il contrasto alla ‘ndrangheta non si sarebbe fermato e che le azioni di contrasto debbano avvenire necessariamente su due fronti: quello economico e quello culturale, reprimendo i caratteri intimidatori propri delle mafie.

I reati contestati ai soggetti coinvolti in questa operazione vanno dalla corruzione, l’estorsione, l’intermediazione illecita nell’assunzione di lavoratori (operai che venivano arruolati dalla cosca per costruire case in Belgio sviluppando così un sistema di caporalato estremo con alte percentuali su paghe minime), violenza privata (come è accaduto ad un ciclofattorino che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, ovvero nella zona in cui la cosca gestiva attività commerciali quindi invadendo il loro territorio di affari, e per questo minacciato di morte), intestazione fittizia di immobili, società e conti correnti (l’ammontare dei sequestri di beni e società di attesta sui 3 milioni di euro) e gestione di locali pubblici (pizzerie, locali della movida, una bocciofila, situati tra Reggio Emilia e Parma).

L’epicentro dell’operazione: Brescello, comune già sciolto per mafia, roccaforte emiliana della ‘ndrangheta targata Grande Aracri. Oggi al comando della cosca Salvatore e Francesco Grande Aracri (quest’ultimo fratello del noto boss Nicolino, arrestato in Aemilia e condannato all’ergastolo) i quali avevano preso il comando degli affari.

Come ha ribadito il procuratore Amato, “L’Emilia-Romagna ha dei buoni anticorpi, ma questa operazione dimostra che non si puo’ mai abbassare la guardia”. Nessuno di noi, che da anni studiamo la proliferazione e l’espansione delle mafie in regione e cerchiamo di contrastarne gli effetti e le dinamiche violente, nonché la cultura dell’illegalità, ha mai avuto l’illusione che dopo il Processo Aemilia tutto sarebbe scomparso, che questa malapianta sarebbe stata estirpata definitivamente, nonostante i numerosi arresti e le condanne inflitte.

I tentacoli della ‘ndrangheta sono ancora purtroppo ben saldi nella nostra Regione, una regione che ha sempre fatto gola alle mafie, non solo alla ‘ndrangheta, ma di certo non siamo stati a guardare.

La Regione Emilia Romagna in questi anni ha messo a punto diverse iniziative politiche e amministrative molto importanti nel contrasto alla criminalità organizzata: la legge regionale 18/2016, Testo unico per la legalità, la costituzione della consulta regionale per la legalità, la costituzione della stessa regione come parte civile nel processo Aemilia, la stipula del protocollo per la gestione dei beni sequestrati e confiscati promosso dal Tribunale di Bologna, definite buone prassi e che anche altre regioni italiane hanno deciso di adottare, oltre ovviamente ai numerosi momenti di formazione per professionisti e amministratori, non solo promossi dalla regione ma anche dai singoli comuni come il nostro, professionisti e amministratori che come testimonia anche questa operazione, rimangono gli anelli deboli del nostro sistema, poiché, “ci sono ancora imprese – sottolinea Amato – che ritengono conveniente la scorciatoia dell’illegalità”. Ed è sugli imprenditori, sulle scuole, sugli amministratori e sui professionisti che dobbiamo continuare ad investire con forza e con azioni sempre più incisive, ovvero su quegli anticorpi che questa Regione ha e che vanno costantemente rafforzati. Si continuare perché non ci siamo mai fermati.

C’è chi in questi giorni ha perso tempo a fare dell’inutile polemica politica, in vista della prossima tornata elettorale, impartendo lezioni su come sconfiggere le mafie nella nostra regione. Ma la coerenza non è evidentemente un valore per tutti, considerando che oggi governano il nostro paese e non si sono fatti scrupoli a prevedere, all’interno del Decreto Sicurezza, la vendita dei beni confiscati, e quindi dando modo alle famiglie mafiose di tornare in possesso delle proprie ricchezze, o a votare il decreto sblocca cantieri, che abbassa drasticamente ogni forma di tutela e di controllo, azzerando l’Anac con il rischio di pesanti infiltrazioni criminali in uno dei settori più cari alle mafie. In entrambi i casi ignorando le perplessità e l’allarme lanciato su più fronti, autorevoli, rispetto a queste due scelte molto rischiose per il paese e per la nostra economia.
Noi, invece, coerentemente con quanto fatto fin ora, andiamo avanti.