Lunedì 23 febbraio 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Ristrutturazione alla Dozza : il no dei sindacati con i detenuti presenti”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato
Un coro unanime di forze sindacali continua a levarsi settimana dopo settimana per denunciare la tragica situazione della Casa circondariale Rocco D’Amato. Anche la scelta di avviare la ristrutturazione di una sezione senza il preventivo sfollamento della struttura, li ha trovati compatti nel chiedere la sospensione dei lavori previsti il 26 febbraio e la convocazione di un tavolo presso la prefettura per verificare la sicurezza e la fattibilita’ dell’intervento. Reazione comprensibile e condivisibile che non mette in discussione le necessità di ammodernamento, ma che evidenzia quanto un intervento di questo tipo, che verrebbe realizzato in presenza dei detenuti, sia rischioso per tutto il contesto.
Le gravi preoccupazioni sono dettate dalla densità della popolazione detenuta e dall’interferenza che si creerebbe tra i cantieri e la vita penitenziaria, già compromessa dalla costante crescita dei detenuti. Prevenire le ricadute che potrebbero verificarsi, mettendo a repentaglio la sicurezza dei detenuti, del personale e della collettivita’ è un dovere del Dipartimento e lo è ancor di piu’ in una struttura cosi’ stressata che a causa del sovraffollamento continua a registrare difficolta’, tensioni e aggressioni. In un contesto già saturo, con 890 presenze a fronte di una capienza massima di 490 detenuti, un intervento di questo tipo non può prescindere da una reale valutazione dei rischi e auspico che si intervenga al più presto per salvaguardare una situazione già in seria difficoltà, dove il personale, oltre ad essere in sottorganico, è già stressato e costretto a turni massacranti.
La questione però non può prescindere da una valutazione più generale perché con il costante arrivo di detenuti provenienti anche da altre strutture, il carcere di Bologna sta raggiungendo la soglia dei mille e come paese stiamo rischiando una condanna della Corte Europa dei diritti umani. Quanto avviene a Bologna non è diverso da quanto avviene in altre carceri d’Italia e i continui nuovi giunti pongono domande per il Governo. Perché in carceri già sovraffollate devono continuare a giungere nuovi detenuti? Qual è la reale idea di sicurezza e giustizia che tanto viene osannata nella propaganda della destra?
Da un lato decreti e misure che aumentano reati, inaspriscono pene e limitano anche principi costituzionali, e dall’altro l’assenza totale di una reale strategia di prevenzione e contrasto che possa davvero riparare e ricucire situazioni e rendere le nostre comunità più sicure e coese. Trasformare le carceri in bombe esplosive significa provocare malessere, risse e suicidi, non solo a discapito dei detenuti, ma anche per gli operatori e tutta la comunità penitenziaria. Le politiche securitarie producono anche reazioni di violenza e di paura nelle nostre strade. La pena, come è scritto nella costituzione, dovrebbe garantire trattamenti umani e rieducativi, abbattendo i tassi di recidiva. Gli strumenti per perseguire tali obbiettivi esistono, ma in questo momento a livello nazionale si sta pensando a riempire le carceri, senza minimamente contemplare interventi deflattivi e misure alternative previste dal nostro ordinamento penitenziario che consentirebbero di alleggerire la situazione. Da quel che si vede non c’e’ alcuna intenzione di agire per migliorare una situazione perché secondo questo Governo la detenzione è ormai la risposta a tutti i problemi, peccato che anzichè affrontarli la scelta sia quella di buttarli dietro le sbarre e peccato che tra scelte, tagli e mancati investimenti a pagarne le spese sono le intere comunita’.
