Lunedì 2 marzo 2026, il consigliere comunale PD Roberto Iovine ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “La sanità territoriale che cambia”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.

Di seguito il testo del parlato.

Il Sole di oggi riporta una indagine che confronta il gradimento verso la sanità pubblica in vari Paesi europei. Meno di un italiano su due esprime un giudizio complessivamente positivo sulla sanità (47 Vs 53) . Inutile dire che le difficoltà maggiori si riscontrano sui tempi di attesa per visite, esami e ricoveri. Molto meglio il giudizio sulla qualità del proprio mmg, che si aggira sul 77%, e sulla medicina preventiva e gli screening, sui quali spuntiamo giudizi tra i più favorevoli in Europa. Peccato che non vengano affiancati a questi dati sulla percezione, dati oggettivi sui risultati clinici come la mortalità neonatale ed infantile, la mortalità evitabile, ecc.

Il tema delle liste di attesa è centrale nel dibattito sulla sanità e dipende fondamentalmente dal sottofinanziamento del SSN, più basso percentualmente di gran parte dei paesi europei. L’unica strada percorribile per migliorare la situazione, stante la mancanza di qualunque prospettiva di miglioramento a breve del finanziamento, è la ottimizzazione dei servizi e quindi della riorganizzazione dell’offerta. La nostra Regione, virtuosamente, sta percorrendo due strade: la creazione, nell’area metropolitana di bologna, di 32 strutture denominate AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), ciascuna con una sede ben precisata e cioè quando possibile una Casa della Comunità ovvero un poliambulatorio privato, aperte 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, gestite da una pluralità di professionalità mediche, infermieristiche, fisioterapiche, sociali ecc. In ciascuna AFT il cittadino troverà il proprio mmg di libera scelta ma, in caso di urgenza, troverà sempre un medico in grado di farsene carico, come avviene negli attuali CAU, che sono destinati ad essere assorbiti da queste strutture.

La seconda strada è la continua ricerca della maggiore appropriatezza delle prescrizioni diagnostico terapeutiche. E’ noto che la cosiddetta medicina difensiva costa all’erario ben 12-13 miliardi all’anno, ed è determinata dal timore di contenziosi legali (35.000 denunce annue). Esiste anche un documentato danno che deriva al paziente inappropriatamente inviato ad una diagnostica superflua, che può portare a sovratrattamento di patologie insignificanti clinicamente. Diventa quindi molto rilevante qualunque tentativo di ridurre una spesa ingiustificate di questa entità: il tema è stato variamente affrontato e Bologna ha deciso di sperimentare un modello incentivante che premi i comportamenti che maggiormente si attengano alle linee guida di corretto comportamento internazionalmente validate. La decisione quindi è di valutare ed eventualmente premiare, i team (e non i singoli professionisti) più virtuosi, questo proprio per non dare adito al timore di una sottoprescrizione giustificata dalla ricerca dell’incentivo. D’altronde in Inghilterra si sta discutendo di un incentivo di 20 sterline come premio al medico per ciascun ricovero evitato.

Vorrei sottolineare che un sistema premiante di questo tipo potrebbe avere una ricaduta molto favorevole sul rapporto medico paziente: in effetti è molto più rapido, comodo e facile un comportamento compiacente verso le richieste del singolo paziente, piuttosto che discutere con lui dei pro e contro di un esame e magari convincerlo della sua inutilità, magari rendendosi disponibile a controlli ravvicinati ecc.

Un’ultima notazione. L’indagine prima citata riporta che gli italiani si rivolgono alle strutture private convenzionate più di quanto si faccia negli altri paesi e questa è la ovvia conseguenza del sottofinanziamento della medicina pubblica Per salvare il SSN e fugare il sospetto di un sotterraneo disegno di progressiva privatizzazione della sanità, è necessario al più presto invertire questa tendenza.