Lunedì 29 aprile 2024 la consigliera comunale Giulia Bernagozzi ha presentato un intervento di inizio seduta in Consiglio comunale dal titolo “Il 25 Aprile e la Resistenza al femminile”.
E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.

Di seguito il testo dell’intervento in aula.
Abbiamo appena celebrato il 25 Aprile. Qualcuno ha pensato bene da qualche anno di demolire questa data, prima dicendo apertamente di non considerare il 25 Aprile una festa, la festa della liberazione. Poi definendola una festa divisiva e su questo in tanti hanno già fortunatamente. Poi c’è qualcuno che ha pensato di non affrontare la propria non partecipazione alle manifestazioni del 25 Aprile attaccando chi manifestava per il cessate il fuoco a Gaza. Certo, bruciare cartelloni ha molto poco a che fare con l’idea di pace e di democrazia, ma guardare a questo e non alle legittime richieste delle nostre giovani generazioni come sempre è un grande bluff per sviare sempre attenzione su altro.Mi sono chiesta in questi giorni in cui insieme ad ANPI (Lame, Bolognina e Corticella) abbiamo parlato della Resistenza ai bambini delle scuole, ai cittadini di Bologna di ieri e di oggi, come sia potuto succedere che il 25 Aprile sia diventata una data in cui qualcuno dice addirittura di non riconoscersi. I partigiani erano donne e uomini di ogni ceto sociale, spesso giovani. Si unirono tra loro dando vita a brigate, cioè a formazioni di tipo militare. Tra le brigate partigiane ricordiamo le squadre «badogliane» (monarchiche), le brigate «Garibaldi» (comuniste), «Matteotti» (socialiste), «Giustizia e Libertà» (Partito d’azione), «Fiamme verdi» (cattoliche). Lo voglio ripetere qui, perché nessuno può pensare che la Resistenza non lo riguardi, la pluralità di quella lotta, l’essersi messi insieme per liberare la nostra nazione dal regime fascista e l’occupazione nazista. Ma c’è davvero chi non si riconosce nella lotta in una o più di queste brigate di patrioti ? In questo momento in cui oramai sono rimasti pochissimi sopravvissuti, il compito di raccontare la storia così com’è soprattutto da parte di chi ricopre ruoli nelle istituzioni, in quelle istituzioni democratiche che esistono perché è esistita la Resistenza e perché la Resistenza ha vinto. Come disse Vittorio Foa’ infatti all’on. Pisanò dell’MSI “ Se avesse vinto lei, io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io lei è Senatore della Repubblica e parla qui con me”.
Nel solco della verità della storia della Resistenza, che non si può riscrivere, le donne hanno avuto un ruolo fondamentale, come ci ha ricordato qui in Piazza Maggiore la Presidente dell’Anpi Anna Cocchi. Hanno lottato sia sul campo di battaglia, con le armi in mano, che nelle fabbriche, organizzando scioperi e manifestazioni di protesta, e nelle proprie case, con proteggendo coraggiosamente i partigani. La ricostruzione storica dell’esperienza resistenziale femminile è stata a lungo messa in secondo piano, nonostante sia stato un momento cruciale di cambiamento della vita, sociale e politica, delle donne che avevano vissuto quel periodo e, più in generale, sulle ricadute della Resistenza nella condizione sociale e politica femminile.
La prima volta al voto nel 1946, ma non solo la prima volta in cui le donne potevano anche essere elette e così abbiamo le prime 6 sindache d’Italia. Di cui però in pochi ricordano i nomi purtroppo. E ancora le 21 madri costituenti che furono fondamentali in alcuni passaggi chiave della nostra Costituzione, pur provenendo da partiti e storie culturali e politiche diverse. A loro Pur appartenendo a partiti diversi, queste donne seppero allearsi e far fronte comune nella rivendicazione e nell’affermazione di diritti comuni. Una particolare attenzione viene da loro rivolta al tema della famiglia, a partire dall’uguaglianza dei coniugi, la tutela della maternità, la parità dei salari, la pari opportunità nell’accesso a tutte le professioni.
Riscoprire la storia delle nostre Partigiane ha molto a che fare con il necessario studio del percorso lungo e accidentato dell’emancipazione delle donne nel nostro paese. Per riscoprire le loro storie e il loro esempio, anche considerando che anche altre lotte fatte da donne di partiti opposti o comunque diversi (come ad esempio la Legge 194) sono oggi messe in forte pericolo da quella stessa democrazia nelle quali queste donne credevano fortemente tanto da rischiare la vita come fece una di loro, come la nostra Irma Bandiera. Per valorizzare ancora di più la storia della Resistenza delle donne presentiamo oggi un ordine del giorno su questo tema con richiesta di trattazione urgente.
