Lunedì 27 ottobre 2025 il consigliere comunale PD Franco Cima è intervenuto ad inizio seduta sul tema “Gli enti locali pagano il conto della manovra di Bilancio”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento di presentazione in aula.
Di seguito il testo dell’intervento.
Sono già intervenuto lunedi scorso
Nella manovra finanziaria le risorse per il trasporto pubblico locale non sono sufficienti a recuperare l’inflazione: mancano 800 milioni. In più sembrano “sparite” le coperture per coprire i
costi dei rinnovi dei contratti di lavoro.
Il governo ha deciso di cambiare la destinazione della tassa di soggiorno. Una tassa locale, che finora restava ai Comuni, dove il turista consuma servizi e produce costi — dai rifiuti alla manutenzione urbana. Ecco, questa “piccola” modifica costa al Comune di Bologna una perdita da 1,7 milioni di euro. Non spiccioli.
Qualcuno mi ha chiesto quando sente i miei interventi : “Ma l’opposizione in Comune cosa risponde alle tue critiche?”
La risposta è semplice: non risponde. O, quando lo fa, dice che i tagli colpiscono tutti i Comuni e che altri riescono a compensarli, mentre Bologna ci lamentiamo.
Come se le varie situazioni fossero comparabili così. Ma Bologna ha un livello altissimo di servizi pubblici — e sottolineo pubblici.
È ovvio che se tagli risorse a chi ha due linee di autobus, protesta poco. Ma se tagli a chi garantisce un servizio pubblico esteso, accessibile, di qualità, l’impatto è molto più forte. E allora io dico: non si può con una mano togliere risorse e con l’altra chiedere più servizi. È come in una famiglia dove lo stipendio è sempre quello o magari scende e i figli chiedono sempre di più: prima o poi bisogna dire di no.
Perché non fate il discorsetto che i tagli agli enti locali non sono poi così gravosi, alle varie categorie di cittadini si presentano in Comune per chiedere adeguamento dei contratti o maggiori
servizi e invece fate sempre la parte di quelli che danno ragione a tutti?
Volendo fare una riflessione più tecnica e guardando al quadro generale, riconosco che il ministro Giorgetti non ha un compito facile. Situazione nazionale ed internazionale difficile Ma le leggi di
bilancio di questo governo sono piene di luci e di ombre.
Nei primi tre anni del governo la pressione fiscale è salita un po’ più di un punto, dal 41,4 nel 2023 al 42,6 nel 2024. Ed allo stesso tempo i conti pubblici sono migliorati Cosa ci spiegano i i tecnici?
Negli ultimi anni i conti pubblici sembrano migliorati, ma soprattutto grazie all’inflazione. I prezzi e i salari sono saliti, spingendo molti contribuenti in fasce di reddito più alte: così hanno pagato più tasse pur avendo lo stesso potere d’acquisto.
Questo “effetto ” ha portato allo Stato circa 25 miliardi di euro in più ogni anno, di cui solo una parte restituita con la riforma fiscale. In pratica, la pressione fiscale è aumentata senza che nessuno votasse nuove tasse.
Lo dico più semplice
Lo Stato incassa circa 25 miliardi di euro in più ogni anno grazie a questo effetto. Solo 17 miliardi sono stati “restituiti” con la riforma fiscale, quindi 8 miliardi restano come maggior
gettito netto.
Questo extra gettito è una delle cause principali del miglioramento dei conti pubblici. Che però a prezzi reali si mangia tutto l’inflazione Un’altra misura che dovrebbe migliorare i conti pubblici è una tassa sui profitti delle banche. Ci avevano già provato e Dubito che questa volta la tassa funzioni.
Tuttavia, se si pensa che le banche fanno troppi profitti allora perché non aumentare la concorrenza fra gli istituti di credito. Perché non fare in modo che quegli extraprofitti invece che essere incamerati dallo stato non prendano la strada di riduzione dei tassi di interesse abbassando i costi dei prestiti alle imprese ed alle famiglie. Così si aiuta la crescita.
Altro punto, il Pnrr. Il governo vuole riscriverlo, spostando risorse dagli investimenti alla spesa corrente. Ma così si migliora solo la contabilità, non il futuro del Paese.
Cosa voglio dire. Da qualche anno gli investimenti del Pnrr mantengono il nostro tasso di crescita un punto e mezzo circa più elevato. Il piano finisce il prossimo anno e da quel momento, in assenza di altri fattori che lo sostituiscano, la crescita rallenterà. Fin qui nulla di nuovo.
Ora il governo ha chiesto alla Commissione europea di trasferire quei fondi ai normali capitoli del bilancio dello Stato, che non comportano impegni a fare riforme. Il risultato è che alcuni capitoli del bilancio si alleggeriscono e i conti pubblici migliorano. Ma i progetti del Pnrr erano stati scelti fra quelli che si pensava potessero dare una spinta alla crescita: usarli per finanziare una sospensione dell’aumento dell’età pensionabile non avrà ovviamente il medesimo effetto.
In conclusione: dal 2026 avremo una pressione fiscale più elevata, e quindi, già per questo, meno crescita. E meno crescita anche per il modo in cui il governo ha chiesto di riscrivere la coda del
Pnrr, ammesso che Bruxelles lo accetti. Senza altre fonti di crescita dall’anno prossimo l’economia potrebbe entrare in recessione. E chi paga i conti: gli enti locali
Noi a Bologna non ci lamentiamo per sport. Difendiamo i servizi pubblici, difendiamo la qualità della vita delle persone, difendiamo l’idea di una città che tiene insieme diritti e coesione.
E se per qualcuno questo è “lamentarsi”, allora sì: continuiamo pure a lamentarci. Ma lo facciamo per Bologna.
