Lunedì 2 marzo 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Attacco all’Iran e guerra in medio oriente”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
La nostra solidarietà al popolo iraniano, che da decenni vive sotto un regime teocratico e una repressione feroce, non è mai mancata. Oggi il nostro pensiero va a tutti i civili martoriati dalla dittatura e alle vittime delle bombe scagliate da Netanyahu e Trump all’alba di domenica. La stima dei morti e feriti cresce di ora in ora e non sappiamo quanto durerà questa guerra che incendia ulteriormente tutto il Medio Oriente, con rischi imprevedibili per il mondo intero.
Il simbolo degli USA, che con un agire imperialistico e selvaggio si muove per affermare con la forza la sua egemonia, parla di almeno 4 settimane e associa la sua azione alla volontà di liberare un popolo oppresso. Non servono altre lenti per vedere le motivazioni che hanno spinto il governo statunitense e israeliano a provocare questo attacco. Basta aprire gli occhi per vedere la gravità di una situazione che oggi ha completamente stravolto un sistema di regole e norme dettate dal diritto internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite, che per 80 anni ha avuto il compito di garantire le relazioni e un equilibrio internazionale tra i paesi, rifiutando – come sancisce anche la nostra Costituzione- la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.
L’attacco di ieri segna la fine di un’epoca. Un nuovo paradigma si sta imponendo con il potere della forza al posto del potere del diritto e per affermare, in un contesto multipolare, una nuova egemonia americana e israeliana. C’è chi pensa che questa operazione servirà a liberare un popolo, ma non sarà così, perché nessuna guerra ha mai risolto i conflitti e nessuna bomba può esportare la democrazia e liberare i popoli.
Non si colpisce una scuola femminile, provocando più di cento morti, se si sostiene il movimento “Donna, vita e libertà” e non si mette in crisi tutto il Medio Oriente se si vuole la pace. La storia dovrebbe insegnare, invece si ripetono solo gli errori.
Alla vigilia della fine del secondo conflitto mondiale, Albert Einstein pronunciò la frase “Non so con che armi si combatterà la terza, ma la quarta con pietre e bastoni”. Una frase che è ancora oggi attuale, perché racchiude e sintetizza tutta la pericolosità in cui siamo immersi, in un’era in cui la stessa intelligenza artificiale è al servizio della produzione e dell’uso di armi sempre più letali.
Certo, nessuno rimpiangerà la morte del dittatore Khamenei, ma ciò che più dovrebbe allarmare è lo scenario in cui ci siamo svegliati domenica mattina, perché mentre l’Italia, tra gaf e imbarazzi del Governo Meloni, appoggia un’operazione in netto contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, l’Europa rinuncia alla sua vocazione e alle sue fondamenta da cui ottant’anni fa sono nati organismi internazionali, per regolare, attraverso l’uso della diplomazia, i conflitti.
L’unico paese che ha usato parole nette è la Spagna, e per chi osserva con apprensione le vicende che stanno caratterizzando questo nuovo mondo, è sconvolgente che non emerga una volontà di fermare una debacle in cui gli interessi geopolitici, militari, petroliferi ed economici prevalgono sulla vita, i diritti e la convivenza dei popoli.
In tutto ciò, per chi crede realmente in certi valori, esiste un’unica via: quella di seguire con attenzione, prendere posizione e non rassegnarsi alla guerra. È tempo di utilizzare il pensiero e la parola per rifondare una coscienza collettiva capace di contrastare l’indifferenza e di riportare la pace, l’utopia e la partecipazione al centro. Lo dobbiamo a chi non c’e’ piu’ e a un’umanita’ che ha diritto a un futuro diverso.
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