Lunedì 27 maggio 2019 il capogruppo PD Claudio Mazzanti ha presentato il seguente intervento in Consiglio comunale.

Io ho voluto fare questo intervento di inizio seduta perché è stato come un fulmine a ciel sereno quando ho visto, l’altra mattina, che avevamo un’iniziativa in zona Lame, tutti i lavoratori del Mercatone fuori dalla fabbrica, in via Marco Polo dove c’è una delle sedi più grosse che hanno a Bologna e provincia e c’è quell’altra che hanno a San Giorgio di Piano. Naturalmente io mi riferivo a questa qua, poi mi hanno riportato, poi ho visto la stampa e i giornali. Io credo e spero che l’incontro che c’è oggi proprio in corso adesso al MISE, trovi uno sbocco, una risposta a questa situazione.

Qui abbiamo un’impresa che è subentrata a un’altra impresa che era in difficoltà, anche perché da tempo il Mercatone era in una situazione di difficoltà, e questa impresa doveva presentare un piano di risanamento, sapendo che questo piano avrebbe comportato dei sacrifici nella ristrutturazione aziendale, ma non certo la chiusura, arrivata velocemente, senza preavviso, senza un minimo di rispetto di quei lavoratori, in quanto gli è arrivata via WhatsApp la comunicazione, dicendogli che la fabbrica era fallita e che quindi tutti il personale era considerato licenziato.

Credo che questo sia un brutto campanello, tenete conto che noi passiamo da una realtà produttiva bolognese molto variegata e molto potente da un punto di vista anche del terziario, del commerciale, abbiamo passato un periodo di crisi notevole, nel periodo della grande crisi economica, ma il mercato era ripartito e dopo una cura da cavallo l’Italia ha evitato di finire come Grecia, Irlanda ed altri Paesi e si era cominciato a respirare. Ora vediamo che ci sono aziende come questa che io dico in modo molto un maldestro la Shernon Holding ha agito in quanto è subentrata, una volta che è subentrata, il piano di risanamento, ma in realtà nulla ha fatto, anzi impariamo che si è indebitata, nel periodo in cui è entrata, di altri 90 milioni di euro, compromettendo definitivamente un piano di rilancio. Naturalmente erano stati nominati recentemente, tre mesi fa, tre personaggi che dovevano supervisionare il percorso, anche a garanzia del Tribunale che doveva seguire questa cosa. È andata a finire in questo modo.

Io credo che un richiamo serio vada comunque fatto a chi doveva controllare, ma dall’altra parte bisogna assolutamente mettersi intorno a un tavolo per vedere come uscire da questa situazione; 1800 lavoratori a livello nazionale sono veramente tanti, in un quadro assai preoccupante, perché contemporaneamente abbiamo aziende storiche come, ad esempio la Maccaferri, che ha 700 milioni di debito e quindi ha realtà produttive, mentre altre sono realtà di punta, che creano valore aggiunto e creano lavoro,  altre sono in condizioni di pesante difficoltà, si chiede la contrattazione del debito, così come in altre realtà del Paese, vista la crescita praticamente a zero dell’ultimo anno, si rischia veramente di compromettere la situazione di migliaia e migliaia di famiglie.

Come un campanello d’allarme, un preavviso di un ritorno di una stagnazione di una crisi economica che stavolta, se non ci si mette rimedio subito, difficilmente sarà possibile superarla, com’è avvenuto nei tre anni di grande crisi economica. Io mi auguro che in questo momento al MISE immediatamente si apra la cassa integrazione straordinaria per questi lavoratori, in modo tale da permettergli di poter mantenere dignitosamente le proprie famiglie. Avete letto le interviste di alcuni di loro: persone sole che hanno dei mutui da pagare per la casa, famiglie in cui entrambi lavoravano in quel posto di lavoro.

Quindi che immediatamente si attivino tutti gli ammortizzatori sociali e contemporaneamente, visto l’alto valore che questa impresa ha a livello nazionale, di immobili, di fondi patrimoniali, in modo tale da rimettere in sesto questa azienda e farla tornare quella che era: una delle punte del commercio nazionale e soprattutto emiliano-romagnolo. Quindi questo è il lavoro che si deve fare. Avevo intenzione di presentare un ordine del giorno ma, parlando con l’Assessore Lombardo che segue passo-passo questa vicenda e definendo questa vicenda estremamente delicata, ho pensato, insieme a lui, di aspettare un attimo per vedere i risultati che oggi usciranno dal MISE, per capire che cosa avviene. Credo che quello che dobbiamo fare, oltre a manifestare solidarietà, è fare pressione perché almeno da subito vengano messi in sicurezza una parte dei redditi di questi lavoratori che altrimenti veramente non sanno come fare ad arrivare alla fine del mese.

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