Lunedì 15 luglio 2019 la consigliera comunale PD Giulia Di Girolamo è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in merito alla recente operazione delle Forze dell’Ordine contro la ‘Ndrangheta.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

In apertura di questo mio intervento, voglio esprimere la mia piu sincera solidarieta alla Presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Cristina Beretti, bersagio di pesanti e gravissime minacce da parte di Francesco Amato, nel corso del processo che lo vedeva imputato per il sequestro dei dipendenti delle poste dello scorso novembre a Pieve Modolena, a seguito della condanna a 19 anni di reclusione nel processo alla cosca Grande Aracri.

A lei va tutto il mio sostegno e apprezzamento per il suo prezioso e importante lavoro.

Due operazioni molto importanti si sono svolte la scorsa settimana nel nostro territorio e hanno attraversato gran parte della nostra regione.

La Dda di Napoli, in collaborazione con i nuclei di polizia economico-finanziaria di Bologna, dopo lunghe e complesse indagini, sono riuscite ad aggredire i patrimoni di Antonio Passarelli, 63 enne di Melito di Napoli, arrestato due anni fa e condannato nell’ambito dell’operazione “Omphalos”, riconosciuto come un intermediario fondamentale in terra emiliana della camorra, imprenditore di spicco dei clan Mallardo, Di Lauro, gli scissionisti, i Puca, gli Aversano, i Verde e Perfetto, in grado di muovere e gestire centinaia di immobili, garage, auto e societa. Un tesoro, quello dei clan, di 300 milioni di euro è stato sequestrato, compresa una societa immobiliare, la Mea, con sede in bolognina. L’uomo dei clan campani gestiva in 7 province, tra cui Bologna e Ravenna, 628 fabbricati e terreni, conti correnti bancari e partecipazioni societarie. Secondo le indagini, l’organizzazione effettuava un reimpiego sistematico di ingenti somme di denaro di provenienza illecita nel nostro territorio, grazie alla complicita di insospettabili colletti bianchi, come funzionari di banca e commercialisti infedeli, in grado di assicurare l’espansione territoriale del gruppo criminale. I soliti anelli deboli, nei confronti dei quali e necessaria una forte azione, non solo di repressione ma anche culturale, a favore soprattutto di coloro che non si piegano alle logiche di profitto dei clan.

Sempre sul fronte delle confische, un’altra operazione condotta dalla Dia di Firenze ha messo a segno un altro duro colpo nei confronti di Gaetano Blasco, già noto alle cronache regionali, al quale sono stati sottratti beni per un valore di un milione di euro, in particolare 4 società, un immobiliare a Reggio Emilia e sette tra conti correnti, libretti di deposito e dossier titoli. Gaetano Blasco, esponente della ‘ndrangheta a Reggio Emilia e attualmente detenuto, e considerato un elemento di spicco del clan che fa riferimento al noto boss Nicolino Grande Aracri, attualmente anche lui detenuto e condannato a 38 anni di reclusione a seguito della sentenza del processo Aemilia.

L’Emilia quindi, si conferma ancora fortemente appetibile per le mafie, dedite sul nostro territorio al riciclaggio e ad investimenti illeciti. Ma operazioni come quelle dei giorni scorsi, dall’altra parte, ci confermano come ci sia un’attenzione altissima da parte degli organi investigativi, a reprimere azioni e investimenti illegali da parte delle organizzazioni mafiose e a ripristinare la legalita su tutto il territorio. Una legalità che passa soprattutto da un cambiamento culturale forte, sempre più deciso e sempre più incisivo, che viaggi necessariamente di pari passo all’azione repressiva, affinche si acceleri quel processo di pulizia dai tentacoli mafiosi che indeboliscono la nostra regione e sidisinneschino quei meccanismi corruttivi che ledono intere categorie professionali fondamentali per la tenuta della nostra economia, meccanismi che da troppo tempo intaccano pesantemente la  nostra democrazia, la nostra sicurezza e il nostro sviluppo sociale, culturale e politico.