Lunedì 8 giugno 2020 la consigliera comunale PD Simona Lembi è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale a proposito dell’intervento del Monsignor Zuppi che nei giorni scorsi ha riunito l’Assemblea diocesana 2020 a Bologna.

Online è disponibile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento.

Nei giorni scorsi a Bologna Monsignor Zuppi ha riunito l’Assemblea diocesana 2020 su un tema preciso “Il biennio del Crescere, segnato dal Kairos”, il tempo opportuno, propizio, opposto a Chronos, il tempo quantificabile, quello che scorre.

Ha riunito, via web, 400 delegati della comunità religiosa che rappresenta e aperto una discussione: ha messo in evidenza come la pandemia abbia mostrato la fragilità, la debolezza del nostro mondo, ha invitato a cogliere l’occasione che la crisi che la pandemia ha aperto, offre, per riflettere sui limiti della fase precedente, ha invitato a discutere di un modello crescita (un nuovo modello di crescita) evitando di correre il rischio di sciupare l’occasione che ci offre questa pandemia, ‘ritornando o meglio pensando di tornare quelli di prima’.

Ha aggiunto una questione, che è la ragione per cui mi permetto di intervenire in Consiglio comunale: ha aperto ad una riflessione sull’argomento sostenendo che non è questione che si ferma alla Chiesa.

Colgo l’occasione delle parole di Monsignor Zuppi e del suo invito per manifestare un apprezzamento profondo sia per il confronto avviato che per l’apertura rivolta alla città. Mi permetto, su questo, di esprimere ed offrire un punto di vista, motivata in particolare da alcune precise espressioni usate da Monsignor Zuppi.

Ha detto: “La parola ha potenzialità che non possiamo prevedere” e ha aggiunto l’invito della parola a farsi corpo e quindi alla partecipazione di tutti.

Colgo l’occasione delle parole di Monsignor Zuppi e del suo invito per manifestare e offrire un punto di vista: partendo da una domanda: quali corpi e quali parole partecipano a questo confronto?

Parto da una valutazione di quanto sta accadendo qui ed ora.

La crisi che sta maturando a seguito della pandemia ha messo in evidenza, tra molte altre cose, l’ importanza di interi settori come la scuola e la sanità; non sfugge più a nessuno il fatto che si tratti di luoghi funzionanti prevalentemente con corpi femminili. Questo specifico fatto, che è il semplice racconto della realtà, manifesta una contraddizione enorme:

sembra che le donne siano utili per far funzionare la sanità, ma non per pensare ad un migliore funzionamento della sanità
sembra che le donne siano utili per far funzionare la scuola, ma non per pensare a come migliorare il funzionamento della scuola
e se la mettessi in politica, sembra che le donne siano utili per ‘fare della legna’, ma non per pensare a come e dove piantare alberi e a farli crescere

Penso che l’occasione di questa crisi e le parole di Zuppi, invitino a nominare corpi e pensieri di donne in questo dibattito pubblico.
Lo sostengo partendo da una questione che è quella che mi motiva di più: a Bologna la categoria di persone più preoccupate, in difficoltà e sfiduciate, sono le donne.

I dati ce lo dicono in modo chiaro: a Bologna, nel 2019 chi manifesta la sfiducia maggiore nella possibilità di vedere migliorata la propria condizione di vita? Sono donne. Chi ha maggiore insicurezza per il futuro? Sono le donne. Chi manifesta maggiore disagio e malessere? Sono sempre e ancora le donne. Non è un caso. Si tratta della conseguenza di un altro dato noto: le donne sono il soggetto che porta sul proprio corpo lo svantaggio più ampio nei settori dell’economia, in quello del lavoro e più complessivamente, nel grado di soddisfazione per la vita. In un mondo in cui le disuguaglianze sono destinate ad aumentare questa condizione è destinata a crescere. Nominare questi temi, questi corpi, queste parole, significa quindi rivolgersi alle donne, ma trovare le migliori parole frutto di esperienza quotidiana per pensare a come migliorare in mondo che verrà.

Aggiungo a questo, una riflessione istituzionale che rivolgo ai colleghi: vogliamo stare dentro a questo dibattito pubblico?

Il Consiglio comunale di Bologna pensate possa stare in questo dibattito?

Secondo me si, dovrebbe starci. Non solo nello spazio di una risposta rapida alle questioni più urgenti, ma nella capacità di sapere produrre, promuovere, interpretare una riflessione più ampia.
Condividiamo il fatto che il mondo di prima non funzionava?
Condividiamo il fatto che la pandemia abbia mostrato in modo così evidente la fragilità di quel sistema, al punto di non sapere noi se a settembre avremo un lavoro pagato, se le persone riusciranno a onorare mutui, in che modo comincerà la scuola, solo per fare alcuni esempi.
Condividiamo il fatto che questa sia una occasione unica per sperimentare il nostro sapere, manifestare punti di vista diversi e possibili soluzioni?
Vogliamo agire la responsabilità che l’incarico elettorale pone sulle nostre spalle?

Se condividiamo questo, è possibile che ci si divida sulle proposte, ma che si possa (si debba, a parer mio) anche noi, stare dentro questa riflessione, senza necessariamente attendere che i saggi nominati dal Sindaco dicano la loro. Provando, invece, a dire la nostra e rivendicando che il Consiglio comunale è l’unico luogo della discussione, del confronto, del dialogo e della scelta, eletto direttamente dai cittadini. Ce lo riconosce la legge questo compito. Credo non sarebbe capita la ragione per cui non ce lo riconosciamo noi stessi.

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