Lunedì 14 ottobre 2019 la consigliera comunale PD Giulia Di Girolamo è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale sulla recente conferenza in tema di cooperazione internazionale di Polizia presso il Comando Legione Carabinieri di Bologna.

Di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta. Online è inoltre disponibile il relativo comunicato stampa.

Si è svolta il 10 ottobre la conferenza sulla cooperazione internazionale di Polizia presso il Comando Legione Carabinieri di Bologna. Al centro dell’agenda dei lavori il tema della
pericolosità delle organizzazioni criminali, in particolare della ‘ndrangheta che è sempre più radicata, non solo nel nostro territorio ma a livello internazionale. Vittorio Rizzi, direttore centrale della polizia criminale, ha parlato degli sforzi che le forze dell’ordine stanno facendo per contrastare la minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata, in particolare dalla ‘ndrangheta, presente in 30 paesi del mondo e in 17 paesi europei. Inoltre, lo stesso Rizzi, esorta i colleghi delle forze di polizia di tutti i paesi a sviluppare una maggiore consapevolezza e presa di coscienza della presenza di questa organizzazione criminale perchè la minaccia dei clan e delle ‘ndrine può diventare un elemento di destabilizzazione, riconoscendo la pericolosità di questo cartello come principale broker nel traffico internazionale di stupefacenti.

La nostra regione, come ho già affermato molte volte in quest’aula, non è soltanto un luogo di passaggio per le mafie, ma spesso un punto di approdo dei cartelli criminali che governano lo spaccio di sostanze stupefacenti a livello mondiale, come testimonia il processo Aemilia. A questi dati si aggiunge l’ultimo dossier di Bankitalia, che ci dimostra con i numeri come la ‘ndrangheta, tra il 1971 e il 2011 abbia generato un calo del lavoro pari al 28% nelle aree geografiche del centro-nord. Il mito che la mafia crea lavoro è un concetto assolutamente distorto.

Negli ultimi 40 anni la ‘ndrangheta ha bruciato l’impiego, inquinato l’economia legale attraverso l’investimento di capitali sporchi in imprese tenute in vita al solo scopo di riciclare denaro proveniente da settori illegali, quali ad esempio il traffico di stupefacenti e la manipolazione di appalti pubblici, oltre che dalle estorsioni e dal settore dei giochi e scommesse, permettendo all’impresa criminale di ottenere dei ricavi annui che oscillano tra i 3 e i 4 miliardi di euro.

Inoltre, rileva la Banca d’Italia, nelle regioni del centro-nord, la ‘ndrangheta si è fatta strada nel mondo delle imprese in difficoltà che sono più inclini alle attività di riciclaggio. Ciò ha dimostrato che nel breve periodo, le infiltrazioni criminali hanno migliorato le prestazioni delle imprese, ma si tratta di una crescita senza basi, poiché sotto questo apparente sviluppo si sono individuate false fatturazioni con lo scopo appunto di riciclaggio e nel lungo periodo le stesse imprese sono state completamente svuotate dalle cosche, senza possibilità di ripresa.

Il rapporto, infine, parla anche di ciò che avviene a livello economico nel resto d’Europa, dove le cellule ‘ndranghetiste si sono progressivamente stabilizzate (e parliamo ad esempio di Olanda, Belgio e Germania) inquinando le economie dei vari paesi di approdo. Una ramificazione articolata, resa possibile come ci dice la DIA, da quello che essa stessa definisce “capitale sociale”, ovvero quella rete di relazioni che, come nel nord della nostra penisola, comprende professionisti, funzionari pubblici, politici e forze di polizia, che agevolano le attività delle cosche in cambio di uno scambio corruttivo.

Siamo l’unico paese a livello europeo ad avere una legislazione antimafia puntuale e gli stati membri, a fronte della presenza delle mafie e degli episodi che hanno sconvolto il panorama internazionale, dovrebbero adoperarsi per sviluppare celermente un sistema legislativo in grado di contrastare questi fenomeni e di cooperare a stretto contatto con le nostre procure e le nostre forze di polizia. E’ di questi giorni l’acceso dibattito sull’abolizione da parte della Corte Europea dell’ergastolo ostativo, una mossa molto pericolosa, che rischia di vanificare i risultati ottenuti negli anni nel contrasto alle mafie e di far passare il messaggio che non è più conveniente collaborare con la giustizia per un mafioso, a fronte di una maggiore semplificazione rispetto alla possibilità di uscire dal carcere. Su questo auspico che i giudici di Strasburgo facciano un passo indietro.

Occorre invece una maggiore e concreta collaborazione su scala mondiale ed europea, come già auspicava Giovanni Falcone, e tra istituzioni dello stesso paese, allo scopo di frenare questa ondata criminale che, come si evince dai dati sopra riportati, è sempre più inserita nella nostra vita quotidiana e che pone freni pericolosi alla libertà e allo sviluppo dei territori.