Lunedì 18 febbraio 2019 la consigliera comunale Federica Mazzoni è intervenuta ad inizio seduta con il seguente intervento in Consiglio comunale sul tema del nuovo quadro di riferimento ed i cambiamenti per l’accoglienza a livello locale.

Online è disponibile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento.

Finalmente sono stati resi pubblici i contenuti del nuovo Schema di Capitolato per la gestione dei centri di accoglienza, voluto dal Ministro dell’Interno che incide direttamente sui bandi che vengono emanati dalle Prefetture.
La Prefetta di Bologna, Patrizia Impresa, conferma che i bandi anche nel nostro territorio sono imminenti ed elogia la micro accoglienza diffusa che ha voluto pochi anni fa il Comune di Bologna, per ovviare alle emergenze, per non creare disagi ai cittadini residenti, garantire dignità e opportunità ai migranti grazie alla professionalità di operatori e operatrici competenti in integrazione e inclusione.

La Prefetta afferma che il modello non cambierà perché ha funzionato.

Vorrei poter essere d’accordo con lei e sono felice che arrivi questo riconoscimento per una scelta politica e amministrativa che è stata tanto lungimirante da continuare a far dire fuori Bologna che il vero modello di accoglienza strutturato, sostenibile e di inclusione si trova qui.
Si trovava qui, sarebbe ormai meglio precisare. Perché, purtroppo, non è semplicemente vero che le cose non cambieranno, la Legge Salvini è stata pensata e approvata per abbattere proprio queste buone pratiche, e purtroppo la Prefettura dovrà applicare capitolati imposti dal Ministero che sono predefiniti e rigidi.

La filosofia che sta dietro, come dice Gianfranco Schiavone Vicepresidente di ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), è quella di “rendere impraticabile l’accoglienza diffusa e impossibile un minimo di qualità”.

Vengono penalizzate le strutture più piccole, ad esempio quelle in appartamenti, tutte quelle che non siano dei “meri parcheggi “. Non si tratta neppure di tagliare i costi di un servizio ma di creare le condizioni affinché sia impossibile erogare quel servizio con qualità, professionalità e cura, sì cura. perché la logica del capitolato che impedisce di fare corsi di italiano, quella che prevede che per questi migranti siano previste 10 ore di dialogo con operatori a settimana ogni 50 persone, ovvero il tetto minimo per i nuovi centri di accoglienza – e già da qui si capisce come con questi numeri l’accoglienza diffusa in piccoli gruppi sia stata cancellata- equivale a 1,7 minuti al giorno di mediazione linguistica, solo per fare un esempio.

Una possibile replica che si sente è: ma tanto d’ora in avanti in questi centri ci staranno di meno. Falso. E infatti chiediamo aggiornamenti sui tempi della commissione ministeriale tecnica che restano ancora troppo lunghi. E che aggravano la situazione di chi si trova in una situazione di totale limbo, ora senza neppure più nulla da fare, non per qualche settimana o pochi mese, ma per svariati mesi, fino ad arrivare ad anni. E poi, altro quesito, quale sarà la gestione per le persone alle quali verrà negato l’asilo? Per ora i ricorrenti tale decisione sono nei CAS, ma quando il diniego sarà definitivo? Verranno rimpatriati dice la legge. Peccato che i numeri non mentono e che il bando del Viminale ha stanziato 750mila euro in meno per i rimpatri, cosa che Salvini ha sempre detto di voler puntare per salvarci da questa enorme “invasione”.

La Prefetta Impresa poi annuncia che l’hub di via Mattei non diventerà un CPR (Centro per il rimpatrio), ma un CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) da 200 posti. Questa notizia la accogliamo con deciso favore, proprio da quest’Aula avevamo detto che non potevamo accettare la creazione di un CPR nel nostro territorio. Ma la decisione non ci soddisfa, e anzi, solleva dubbi e criticità.

Come sta insieme la chiusura del cara di Mineo e quello di Castelnuovo con il CAS che si vuole creare da 200 posti qui? I Cas, come dice il nome, nascono su esigenze di straordinarietà che ora non sussistono.

Per questo chiediamo che questo CAS abbia sì un carattere di straordinarietà, esattamente, come lo è sempre stato fino a ora, ovvero che resti la sua funzione di hub volto alla prima accoglienza, se non regionale, sicuramente almeno per il territorio metropolitano. Altrimenti qui un Cas con questo numeri e senza questa specificazione diventa un altro Cara (centro accoglienza richiedenti asilo) che, per inciso, lo stesso Salvini sta smantellando, tra l’altro con le brutali modalità che abbiamo visto a Castelnuovo vicino a Roma.

A livello locale avanziamo questa richiesta così come quella della vigilanza sul fatto che il Centro di via Mattei non diventi uno scatolone dove, a servizi azzerati, stiano dentro molte persone per tempi molto lunghi e ancora indeterminati.

La Riduzione del danno su questa pessima legge la si può comprendere solo se è finalizzata alla tutela delle persone migranti – ecco perché approvo e sostengo l’idea di un registro dei richiedenti asilo per garantire loro minimi diritti – e solo se finalizzata alla difesa del nostro modello di accoglienza, che anche la Prefettura ci riconosce; nulla di meno.