Lunedì 18 febbraio 2019 la consigliera comunale Giulia Di Girolamo è intervenuta ad inizio seduta con il seguente intervento in Consiglio comunale riguardo alla truffa delle false coop.

Online è disponibile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento.

Una rete di sei finte cooperative che impiegavano più di 500 facchini, controllate in realtà da una srl, la Platinum di Castelmaggiore, azienda attiva nei settori della logistica, del movimento merci e del facchinaggio. Una frode, scoperta dal Primo nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza di Bologna, secondo la quale la Platinum, servendosi di queste false coop, avrebbe evaso imposte e contributi per circa 11 milioni di euro.

Un’indagine molto importante, che ha visto indagato l’amministratore unico della Platinum per utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione delle imposte, omesso versamento delle ritenute applicate ai lavoratori e truffa ai danni dello Stato; inoltre sono state denunciate altre 16 persone tra prestanome, molti stranieri e amministratori con diversi ruoli nelle cooperative.

La vicenda fa riferimento agli anni 2012 e 2013, quando la Platinum srl ha acquisito commesse che ha poi subappaltato alle 6 finte cooperative, che in realtà non avevano autonomia nella gestione del subappaltato e dei dipendenti, poiché non avevano a disposizione mezzi e sedi per espletare la commessa. Si servivano, quindi, di mezzi e risorse messe a disposizione della Platinum, la quale in questo modo, risparmiava sul costo del lavoro, sulle tasse e sui contributi previdenziali, generando il meccanismo di dumping sociale e attuando una concorrenza sleale a danno dei concorrenti del settore.

I lavoratori, inoltre, invece che essere inquadrati con contratti di lavoro subordinati, erano stati acquisiti come socio-lavoratore di cooperative di produzione-lavoro, affinchè le cooperative potessero godere indebitamente delle agevolazioni proprie delle imprese cooperative, controllate sempre dalla srl di riferimento.
Una vicenda che conferma in parte quanto affrontato e discusso mercoledì scorso in sede di terza commissione consiliare, sulla base di una udienza conoscitiva richiesta da me e dal mio collega consigliere Michele Campaniello che ringrazio, sul tema del lavoro nero e del caporalato. In quella sede, sono stati presentati dati significativi da parte di Umberto Franciosi, Segretario Regionale della FLAI Emilia Romagna e di Sofia Nardacchione dell’Associazione Libera, la quale ha esposto l’interessante lavoro di ricerca sul tema dal titolo “Caporalato Emiliano”.

A completare questo quadro preoccupante, sono i dati riportati dalla stampa sulle relative ispezioni ad opera dell’Ispettorato del Lavoro di Bologna nell’anno 2018. Secondo quanto dichiarato con un’intervista ad Alessandro Millo, dirigente dell’Ispettorato del Lavoro di Bologna, nel 2018, su 2167 aziende controllate dai funzionari dell’ente, il 60% di queste hanno riportato qualche forma di irregolarità. Per 85 aziende è scattata la sospensione dell’attività e i lavoratori irregolari riscontrati sono stati 1799 (di cui 490 completamente in nero). Ispezioni che hanno permesso un recupero di 27 milioni di euro di imponibile, con 52 casi di reati di sfruttamento del lavoro, immigrazione clandestina e truffa allo stato, segnalati alla Procura.

In questo quadro così complesso e in base ai dati sopra riportati, che testimoniano la presenza di un problema grave e pericoloso per la nostra economia e per la nostra società, credo fermamente che per contrastare questo fenomeno è necessario un forte impegno politico, a livello comunale e di Città Metropolitana, attraverso il rafforzamento e il dialogo di quella rete formata da istituzioni e parti sociali, affinché, accanto agli interventi normativi, si riparta dal piano culturale per contrastare il fenomeno del lavoro nero, che può nascondere anche più gravi forme di caporalato. L’obiettivo principale è quello di restituire dignità e diritti a tutte quelle persone e lavoratori che, spinti dalla necessità di lavorare, sono disposti ad accettare condizioni di lavoro basate sullo sfruttamento, la cui conseguenza è quella di alimentare un mercato del lavoro illegale e parallelo, sempre più diffuso e sempre più sommerso. E credo che si rende, altresì, necessaria la costituzione di una rete del lavoro di qualità sui territori, in grado di contrastare la concorrenza sleale nei settori maggiormente a rischio, agendo soprattutto nel meccanismo di domanda e offerta di lavoro