Lunedì 30 settembre 2019 la consigliera comunale PD Roberta Li Calzi è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale per ricordare la figura di Delia Vaccarello, comparsa pochi giorni fa.

Di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta. Online è inoltre disponibile il relativo comunicato stampa.

Grazie Presidente, gentili consigliere e gentili consiglieri,

vorrei ricordare oggi Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice, scomparsa nella sua Palermo il 27 settembre, dopo una decennale battaglia contro il cancro. Cinquantanove anni, una laurea in Filosofia a Roma e dal 1990 giornalista de L’Unità, Delia Vaccarello è nota a tanti anche perché instancabile attivista LGBTI. È stata una delle prime donne in Italia a dichiarare la sua omosessualità e a scriverne.

Nel suo lungo e prolifico percorso professionale, Vaccarello è stata anche docente alla scuola di giornalismo della nostra città. Il suo modo di fare informazione si è rivelato importante anche per scardinare pregiudizi, con gli strumenti della cronaca, raccontando la quotidianità delle persone gay, lesbiche e transessuali, dalle pagine della sua storica rubrica “1,2,3… liberi tutti” sul quotidiano di Gramsci. Delia Vaccarello, con il suo impegno, ha contribuito al percorso del riconoscimento dei diritti civili anche alle coppie omosessuali, vivendo in prima persona il lutto della sua compagna in un’epoca in cui non c’erano ancora le unioni civili.

Vincitrice della selezione italiana del Journalist Award 2008, premio giornalistico collegato alla campagna della Commissione Europea “For Diversity Against Discrimination”, ideata con l’obiettivo di promuovere la diversità e informare i cittadini europei sui loro diritti, Delia si è aggiudicata il primo premio italiano con l’articolo dal titolo “Vivere da gay, morire da etero” (2.9.2008). Nel testo narra quattro storie di persone LGBTI che non hanno potuto piangere la morte di un proprio caro a causa del loro orientamento sessuale, in una società dove, nel momento della scomparsa di una persona, subentra la famiglia d’origine che tende spesso a escludere affettività e relazioni omosessuali, prima di un riconoscimento legislativo di qualche tipo. Il Premio giornalistico “Sì alle diversità. No alle discriminazioni.” è stato indetto con lo scopo di assegnare un giusto riconoscimento ai giornalisti che con il loro lavoro “contribuiscono a diffondere nell’opinione pubblica una migliore comprensione dei vantaggi della diversità e della lotta contro la discriminazione sociale”. E Delia non a caso è risultata tra le migliori testimoni di tale impegno e orientamento.

Testimonial del Roma Pride nel 2010, fu lei stessa vittima di vari episodi di omofobia.

Molti esponenti di Arcigay e delle altre associazioni LGBTI del nostro Paese, comprese quelle di Bologna, nonché le sue colleghe e i suoi colleghi giornalisti, hanno già espresso il cordoglio per la perdita di questa voce libera e aperta.

Mi associo al loro saluto dai banchi di quest’aula, in una città che è da sempre la capitale dei diritti, esprimendo l’auspicio che l’impegno di Delia sia raccolto da nuovi testimoni.