Lunedì 24 febbraio 2020 la consigliera Simona Lembi è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in memoria di Rita Parisi, recentemente scomparsa. Il Consiglio comunale ha osservato un minuto di silenzio.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

Era nata a Terni 62 anni fa, da madre casalinga, il padre lo perse da giovanissima, dopo un breve periodo in aviazione divenne direttore provinciale del settore agricoltura e foreste.

Il nonno materno fu Guardia del Re. Rita Parisi si laurea a Perugia in legge e sceglie poco dopo di entrare in Polizia, chiedendo fin da subito, fu la sua prima scelta, l’assegnazione a Bologna.

Una scelta, la sua, netta e decisa: considerava la nostra, poi diventata la sua, una città accogliente, autenticamente democratica, con una forte tradizione civica e un alto senso delle istituzioni. Rita Parisi arrivò a Bologna in un periodo in cui la polizia era coinvolta negli effetti di una delle riforme più profonde del corpo al termine del secolo scorso, che la trasformò da qualcosa che assomigliava di più ad un’organizzazione militare a quella che sempre più è diventata un’organizzazione di sicurezza civile. Spende tutto il suo impegno lungo questo solco con determinazione, con generosità e con coraggio e qui sta la sua esperienza più nota, quella da sindacalista a servizio del Siulp, fin dal 1996 è stata componente del consiglio nazionale e poi del direttivo e a Bologna ne è stata a lungo segretaria provinciale.

Sempre per sottolineare questo aspetto, il rapporto costante tra polizia e cittadinanza, io tengo a ricordarla come tra le fondatrici del prestigioso premio letterario intitolato a Franco Fedele e dedicata alla narrativa poliziesca, uno strumento voluto per promuovere l’autorevolezza della figura del poliziotto in costante rapporto con la popolazione civile. Lo hanno vinto persone come Fois, Camilleri, Lucarelli, Guccini, Machiavelli e Varesi. Ma anche altre scelte raccontano della qualità del suo agire. Fu tra le prime impegnata a evidenziare come nelle assunzioni in polizia, l’attingere dalle graduatorie del servizio di leva, per soli uomini, rendesse l’accesso in polizia per le donne ingiustamente più complicato, Fu la prima a ricoprire l’incarico di segretario di un sindacato, rendendo possibile così ad ogni nuova generazione di donne di immaginarsi in incarichi di rappresentanza fino a quel momento impensabili. Fu tra le promotrici e poi prima presidente nel 2001 del comitato di parità della polizia di Bologna e in questo ruolo spinse sempre per un rinnovato e più attento impegno della polizia nel contrasto del fenomeno contro la violenza alle donne.

In ogni ruolo ricoperto, entra come viceispettore, diventa ispettrice, fino a diventare capo commissario di polizia, è sempre stata presente nelle pagine più complicate nella vita di questa città e io dico anche della polizia, con rigore e una correttezza che le sono sempre state unanimemente riconosciute.

Si schierò apertamente a fianco di Rosanna Zecchi e ai familiari delle vittime della Uno bianca, contro chi ha disonorato la divisa e lasciato in questa terra una lunghissima scia di sangue. Auspicò fin da subito che si aprisse una discussione sui fatti della Diaz a seguito del G8 di Genova e 10 anni più tardi, in occasione del film che ne ricostruì la storia basandosi sui soli atti giudiziari, ebbe a dire: “Ognuno ha alzato le proprie barricate, una logica di mero antagonismo, rinunciando così a comprendere sino in fondo quale fosse il reale peso specifico di quanto accaduto a Genova”. E ha auspicato, a 11 anni di distanza dal G8, che il film diretto da Daniele Vicari, potesse aiutarci a porre domande giuste e a non dimenticare le vittime. La scomparsa di Rita Parisi lascia il marito Antonio, la sorella Laura e i nipoti Francesca e Leonardo, che sono presenti in apertura dei lavori del Consiglio comunale, cui rivolgo il nostro cordoglio per la scomparsa di Rita e la manifestazione della nostra più piena vicinanza.