Nel corso della seduta di lunedì 16 novembre 2020 la consigliera comunale PD Gabriella Montera è intervenuta in Consiglio comunale in merito alla zona del Pilastro, comunità viva e vitale, ricca di attività, iniziative ed opportunità.

Online è consultabile il relativo comunicato stampa, di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta.

Il Pilastro: una comunità viva, i liutai e le ricchezze di una bella periferia.

Nei giorni scorsi la stampa locale riportava la notizia di una bottega artigiana di liutai che fabbricava violini, viole e violoncelli in via Pirandello al Pilastro, ‘l’ultimo avamposto in cui si riuscirebbe a immaginare un laboratorio di liuteria’. Ho citato il virgolettato di un concetto contenuto nell’articolo, che nel sottotitolo recita: ‘nel quartiere che non ha mai goduto di buona fama (citofonate Salvini) è nata una liuteria, con giovani allievi e anziani maestri’.

Devo dire che mi ha colpito il modo in cui veniva data la notizia: un’attività artigiana così bella e creativa situata in una zona periferica della città così difficile e degradata?

Nell’articolo poi si dice che quella bottega di liutai è attiva da 10 anni e che è nata in seno al Centro del Volontariato Sociale, grazie alla disponibilità di anziani artigiani che si erano formati alla scuola di maestri leggendari come Otello Bignami.

Incuriosita, sono andata a guardare con attenzione le attività del C.V.S. e ho scoperto che opera da ben prima del 2010, che oltre ai laboratori di falegnameria e di restauro dei mobili, nel tempo ha sviluppato anche la scuola artigiana di liuteria, e che già dall’origine è nato come centro di apprendimento per contrastare la dispersione scolastica, accogliendo via via giovani in difficoltà che venivano da varie parti della città. All’interno del centro è stata creata anche una sala prove aperta a tutte le band di Bologna per offrire loro uno spazio di sviluppo dei progetti musicali. Quindi un’esperienza d’avanguardia che è andata ben oltre quella pur importante e apprezzabile della scuola di liutai.

Ma perché parlare del Pilastro come ‘l’ultimo avamposto in cui si riuscirebbe a immaginare un laboratorio di liuteria?’

Mi rifiuto di pensare che chi scrive si sorprende di scoprire che al Pilastro si possano insediare delle attività socialmente così importanti.

Ma davvero nell’immaginario il Pilastro è soprattutto il luogo della strage dei carabinieri per mano dei killer della Uno bianca, dove si spaccia e ci si accoltella per strada?

Allora ho pensato di fare un rapido viaggio esplorativo per temi e attività, in modo da scoprire che insieme alla bottega dei maestri e degli allievi liutai, figli della cultura del più nobile volontariato sociale, di cui il Pilastro è ricco – anche grazie alle innumerevoli associazioni di volontariato e no profit che sono sorte – c’è un fermento sociale e una tale resilienza degli abitanti, che dagli anni novanta ad oggi ha dato forma al quartiere (mi scuso, ma faccio fatica a classificare il Pilastro come un rione) e ha fatto talmente tanta strada, da essere preso a modello di riferimento da quotati urbanisti nei corsi professionali di riqualificazione e rigenerazione urbana.

Per economia di tempo, mi limito ad accennare alle tante bellezze e attività da scoprire:
le Laminarie/DOM: è uno spazio teatrale di 600 metri quadrati, sorto dove prima c’era il vecchio auditorium, gestito dal 2009 dalla compagnia Laminarie, che vanta il premio UBU ricevuto nel 2012, e svolge attività di ricerca teatrale multidisciplinare e internazionale a contatto con il territorio, raccogliendo documentazione fotografica e video messi a disposizione dei cittadini e dalle associazioni del Pilatro. Oggi svolge anche un’interessante collaborazione con la Cineteca di Bologna.
Il circolo Arci la Fattoria, nato nel lontano 1967 per favorire l’aggregazione e la coesione sociale del Pilatro, e che nel corso degli anni è diventato un punto di riferimento per tutta la città, ricco di attività, corsi e laboratori.
La Fattoria urbana, un ex casale che è stato adibito, grazie all’ostinazione e alla caparbia dei residenti ad attività di fattoria didattica in città, per i più piccoli, ma non solo;

Il Centro Commerciale e Artigianale, polo di aggregazione e di incontro degli abitanti che, dopo quarant’anni, grazie all’operosità degli esercenti e all’impegno del Comune per la propria quota parte, potrà finalmente procedere a realizzare la riqualificazione.
Nei locali soprastanti, di proprietà del Comune, hanno sede varie associazioni: Il centro di documentazione handicap, la Cooperativa Accaparlante, gli uffici dell’Agenzia locale di sviluppo locale Pilastro/Distretto nord est.

L’esperienza originale e unica di Telettore 19, la tv condominiale creata dai 200 abitanti di uno dei grattacieli di via Casini, che dal 2001 trasmette via cavo film e programmi per tutti gli inquilini del palazzo;
e poi il polo sportivo che comprende il complesso della Record, oggi Centro Sportivo Universitario, dove si svolgono alcune lezioni della facoltà di scienze motorie dell’Università di Bologna, il Palazzetto dello sport, che ospita importanti eventi sportivi e attività professionali e che ha un campo da baseball regolamentare; per non parlare delle innumerevoli aree verdi, dal parco Pasolini alla bellezza dell’Arboreto … o alla suggestiva parte retrostante il Villaggio San Giorgio.

Inoltre la più grande area ortiva (420 orti) della città di Bologna, nata nei rimi anni 80, la biblioteca Spina, il Caab e Fico Eataly world.
Ultimo, ma non certo in ordine di importanza, il Blog del Pilastro nato per volontà dei cittadini residenti di dare voce al territorio, anticipando la capacità di utilizzare gli strumenti digitali, come mezzo di comunicazione e di partecipazione sociale alla vita della comunità.

Non mi soffermo sugli investimenti fatti dal nostro Comune per gli interventi di riqualificazione dell’area a cui sono stati destinati 10 milioni di risorse dei fondi per le periferie sui 18 milioni complessivi disponibili. Sappiamo bene che entro l’estate prossima si concluderanno i lavori di costruzione della nuova caserma dei carabinieri, di riqualificazione della Casa Gialla, della biblioteca Spina, degli orti di Via Salgari ….

Perché ho voluto fare questo intervento a inizio seduta? Per sottolineare l’importanza di non perpetrare in alcuna forma la narrazione secondo cui il Pilastro è un’area degradata della periferia urbana, narrazione che inchioda una parte viva della città a vecchi stereotipi e che, se viene alimentata, crea disappunto nei cittadini residenti, che hanno molto mal digerito l’incursione dell’ex ministro degli interni Salvini nella campagna elettorale per il voto regionale.

Infine, se inseguiamo queste leggende, potremmo finire per applicarle a tante altre parti della città.