Lunedì 4 marzo 2019 la consigliera comunale Federica Mazzoni è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in merito alla ricaduta sull’occupazione del Decreto Salvini.

Online è disponibile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta.

È emersa nei giorni scorsi l’altra faccia della medaglia, sempre inquietante e dannosa, di cosa significhi concretamente la Legge Salvini: disoccupazione per centinaia di lavoratori e lavoratrici, udite udite, italianissimi. Che infatti sono scesi in piazza in un presidio organizzato da Cgil, Cisl e Uil di fronte alla Prefettura lo scorso 28 febbraio. Data scelta non a caso in quanto termine dei bandi della gestione dei Centri di accoglienza pre governo Lega- M5S. Fino a tarda serata gli enti gestori dell’accoglienza e dell’integrazione e tutti i lavoratori non sapevano che cosa sarebbe successo l’indomani. Poi è arrivata la risposta: tutto come prima, proroga di un mese. Una buona notizia quindi? No, non direi.

Si sta applicando il sistema delle proroghe infinite, figlie di un Governo che lancia il sasso ma poi sui territori nasconde la mano perché si accorge che l’applicazione reale del Decreto sicurezza sarebbe un vero disastro. Alle condizioni date, infatti, in un sistema di accoglienza come quello bolognese che a oggi non ha dato nessun problema alla vita della città e ai cittadini residenti, vedrebbe da un giorno all’altro centinaia di migranti per strada, e il Ministero questo lo sa bene. Tanto che non è campato in aria pensare che si stiano prorogando i bandi per fare passare le elezioni amministrative e quelle europee, perché sarebbe davvero difficile per il Governo dover spiegare a chi vorrebbero li votasse che proprio a causa di Salvini i Comuni, senza alcun problema, improvvisamente si troverebbero in un’emergenza creata da Roma, con famiglie e persone senza un tetto, senza assistenza, che non sanno cosa fare e dove andare. Il disegno politico è altrettanto chiaro: si potrà così finalmente affermare che i migranti sono pericolosi, aumentano l’insicurezza nelle nostre città, insomma si attua il meccanismo della profezia che si autoavvera, si crea il problema che viene denunciato.

E così, come preannunciato ampiamente dal Ministero, i nuovi capitolati per i bandi che affidano la gestione dei CAS ribassano le tariffe dell’accoglienza limitandosi a riconoscere un servizio di vitto e alloggio e di mera guardiania, faccio un esempio: è previsto che debba essere occupato un solo operatore per 50 migranti; ci rendiamo conto cosa significa questo in termini del lavoro che potrà fare, in termini di sicurezza dell’operatore (operatrice) stesso e per i territori?

Ciò che si vuole far passare è l’idea che qualunque servizio previsto in precedenza (consulenza legale, mediazione linguistica e culturale, supporto psico-sanitario, inserimento sociale e lavorativo, insegnamento della lingua) fosse inutile, non essenziale, un lusso e che il lavoro di accoglienza e integrazione non sia un vero lavoro che preveda competenze e professionalità. Vogliono farlo? Che lo facciano gratis se sono animati davvero da “buoni sentimenti”.
Facciamo un gioco? Guardiamo i curricula di questi professionisti?
Tutti giovani, tra i 25 e i 40 anni, italiani, ora vi leggerò degli stralci di esperienze lavorative e di studio di veri operatori:
consulenti legali: laurea in giurisprudenza, 5 anni di lavoro in studio legale (3 da praticante e 2 come avvocato), Dottorato di ricerca in Diritto dell’Unione Europea, 6 anni di consulenza legale in progetti di accoglienza per richiedenti asilo
operatore sociale/educatore professionale: laurea triennale in beni demoetnoantropologici, laurea specialistica in antropologia culturale, scuola di specializzazione, Borse di ricerca in istituti universitari, pubblicazione in riviste tematiche , educatore in strutture per minori e Sprar. Ottimo inglese e francese scritto e parlato
tutor per l’inserimento lavorativo e sociale: laurea in Scienze dell’Educazione, un anno di lavoro come educatrice professionale in centri per l’infanzia, 3 anni di lavoro in centri antiviolenza, 6 anni di coordinamento dell’Unita di progettazione Giovanni, centri servizi volontariato, progettista corsi di formazione per 3 anni, 4 anni di tutor per inserimento lavorativo per rifugiati e vittime di tratta.

Quindi Bologna, che non ha accusato il colpo del fenomeno migratorio, in virtù di un sistema di accoglienza diffusa voluto da questa Amministrazione e costruito grazie al lavoro e alla dedizione di centinaia di operatori e operatrici, dovrà ora affrontare il penoso problema della loro disoccupazione, pur non avendone alcuna responsabilità, ma come Istituzioni locali noi saremo al loro fianco nella mobilitazione non facile, ma semplicemente giusta.

Ringrazio i lavoratori e le lavoratrici che attraverso i Sindacati si stanno mobilitando, nonostante le voci di chi, anche qui in Comune sul fronte delle opposizioni, è felice di avere creato questo tipo di disoccupazione, perché “è finita la pacchia di questo business”, hanno detto.

Sarebbe interessante vedere se avrebbero lo stesso coraggio guardando negli occhi quei lavoratori in piazza, Andrea, con i suoi 3 bimbi piccoli, Elisa con la sua bambina appena nata. Loro, evidentemente sono meno italiani degli italiani che dovrebbero arrivare prima, secondo lo slogan leghista.