Lunedì 13 luglio 2020 la consigliera comunale PD Gabriella Montera è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale sul tema dei lavoratori impiegati con contratto di part time ciclico verticale.

Online è inoltre accessibile il relativo comunicato stampa. Di seguito è disponibile il testo dell’intervento.

Con il Covid il tema del lavoro si è imposto al centro dell’attenzione sociale e politica e a causa dell’impoverimento crescente di alcune fasce sociali si palesano via via modalità di lavoro e relativi contratti di cui prima della pandemia, si parlava poco.

Prendo a riferimento alcuni articoli di stampa di questi ultimi giorni in cui l’Assessore Lombardo evidenziava le problematiche di 49 lavoratrici impiegate nella ristorazione con un contratto part time ciclico verticale, nonché quelle degli allestitori delle fiere che dovrebbero essere un numero consistente, visto che le aziende che aderiscono al gruppo degli allestitori che si è istituito proprio nel corso del lockdown sono più di 300.

Il part time ciclico è un particolare modello di lavoro a tempo parziale, diverso dai part time orizzontali e verticali, perché si basa su un monte ore annuale e non giornaliero.

Si definisce ciclico perché si svolge soltanto in determinati periodi dell’anno, a seconda delle esigenze dell’azienda, con picchi di lavoro full time e periodi di pausa più o meno lunghi.

È una modalità di lavoro utilizzata tipicamente nel settore della ristorazione e in quello ricettivo/alberghiero.

Questi lavoratori e queste lavoratrici vivono già una condizione particolare poiché per essi il calcolo dell’anzianità contributiva viene fatto sulla base delle effettive ore  lavorate, con esclusione dei periodi non lavorati, a differenza di chi svolge il part time orizzontale che a parità di orario annuale e di retribuzione, ha diritto al riconoscimento dell’intero anno.

Malgrado il contenzioso legale duri da parecchi anni e malgrado le molteplici sentenze della Cassazione pronunciate in conformità alla normativa comunitaria, abbiano ingiunto all’Inps di ricalcolare l’anzianità contributiva a diversi lavoratori e lavoratrici in part time ciclico, ai fini del diritto alla pensione anche nei periodi non lavorati e quelli in cassa integrazione, evidenziando che questo personale potrebbe essere equiparato al personale dipendente, anche a leggi vigenti, Inps è irremovibile e dice che se non cambia la normativa vige quanto previsto dalle proprie circolari, la prima delle quali risale addirittura al 1986.

Se a questo si aggiunge che in fase covid, le 49 lavoratrici della ristorazione Camst durante le fiere, non hanno potuto lavorare per via della sospensione degli eventi fieristici e oltre a non percepire il reddito, si sono trovate nella condizione di non poter fruire del reddito di emergenza o dell’indennità di disoccupazione, ma soltanto del Fondo integrativo salariale (FIS) proporzionato alle ore lavorate che, in alcuni casi arriva a cifre risibili (100 euro al mese).

E evidente che, a prescindere dalla volontà delle imprese (la scelta di CAMST è stata di grande attenzione e di sostegno per quanto possibile a tutte le lavoratrici, anticipando il FIS e non aspettando i tempi dell’INPS), c’è un problema contrattuale, poiché queste lavoratrici non sono inquadrate come dipendenti e quindi nel periodo che intercorre fra il lavoro e la sospensione, non acquisiscono i diritti degli altri, sia ai fini della fruizione degli ammortizzatori sociali, che agli effetti pensionistici.

Parliamo di contratti normati da leggi che risalgono al 2000.

Oggi che guardiamo allo smart working come nuovo paradigma dell’organizzazione del lavoro, appaiono sempre più evidenti le sperequazioni fra vari lavoratori e lavoratrici e  il Covid ha messo in risalto la necessità di rivedere alcune modalità contrattuali. Per questo anticipo che chiederò la convocazione di un’udienza conoscitiva, alla quale invitare anche l’INPS, per sollecitare l’amministrazione comunale ad intraprendere le iniziative utili ad adeguare i contratti al lavoro che cambia e al tempo che stiamo vivendo