Nel corso della seduta di lunedì 16 novembre 2020 la consigliera comunale PD Roberta Li Calzi è intervenuta in Consiglio comunale sulle disposizioni che introducono in questo periodo di emergenza Covid anche un divieto di esercizio di attività fisica e di educazione musicale nelle scuole.

Online è consultabile il relativo comunicato stampa, di seguito il testo dell’intervento di inizio seduta.

Educazione fisica e musicale ancora una volta considerate materie da sacrificare

Dopo lo stop agli sport di base, nella nostra Regione è stata sospesa anche l’educazione fisica a scuola, ritenuta al pari dell’educazione musicale, attività pericolosa.

L’Ordinanza della Regione E.R. n. 216 del 12/11/2020 recita:
“In attesa di ulteriori e specifiche indicazioni da parte del Comitato Tecnico Scientifico nazionale, nelle scuole di primo ciclo scolastico (primarie e secondarie di primo grado) sono sospese le seguenti tipologie di insegnamento a rischio elevato: educazione fisica, lezioni di canto e lezioni di strumenti a fiato.”

La medesima Ordinanza prevede nello stesso tempo che sia “consentito svolgere attività sportiva e motoria all’aperto”. Ma ciò non vale per la scuola, dove sono sospese le lezioni di educazione fisica sia in palestra che all’aperto.

Sottolineo che, da alcune settimane, le lezioni di educazione fisica si svolgevano non solo a distanza, ma anche con mascherina.
In qualità di avvocata conosco bene la distinzione tra rispettare le norme e subirle passivamente. Siamo in un Paese democratico e chi ha un ruolo di rappresentanza ha il diritto e il dovere di giudicare le decisioni prese, soprattutto laddove ponga a fondamento della critica valide argomentazioni. E ancora una volta provo a farlo.

Per educazione fisica si intende l’insieme degli esercizi tendenti a rendere più robusto il corpo e a favorirne l’armonico sviluppo psicofisico. Intesa come educazione della volontà e come strumento fondamentale per l’armonico sviluppo della persona secondo norme igieniche e terapeutiche, nacque e fiorì nella Grecia classica, e da lì si diffuse nel mondo antico insieme con la civiltà ellenica.

Ascoltare e fare musica fa bene sia per la salute mentale che per quella fisica, eppure nelle scuole pubbliche italiane l’educazione musicale è ancora considerata una materia di serie B. Infatti, a livello di fondi stanziati, l’Italia si trova al penultimo posto nel panorama europeo, seguita soltanto dalla Spagna, il primo Stato in Europa che ha drasticamente cancellato la materia dal percorso di studi.

Proprio poco fa, nel corso della seduta solenne del Consiglio, abbiamo sentito dalle parole di Sabina Tassinari l’importanza di entrambe queste materie nella crescita psicofisica dei giovani.
“Peccato, stavi portando avanti proprio una bella attività con la classe”
“Grazie per il prezioso lavoro svolto per i nostri ragazzi, ne hanno bisogno ora più che mai”
“Quindi non ci vediamo lunedì? Mi dispiace tanto”
“Era la cosa più bella della giornata, non è giusto”
Queste sono solo alcune frasi che bambine, bambini e insegnanti hanno detto venerdì scorso alle educatrici e agli educatori esterni che svolgono progetti sia per le ore curriculari che per il dopo scuola.

L’ordinanza regionale ha cancellato i pochi momenti rimasti per le alunne e gli alunni di fare attività diverse dallo studio delle ordinarie materie scolastiche, che come sappiamo nella scuola italiana si svolgono da posizione seduta, per ore.

A ciò si aggiunga che questa decisione ferma le poche attività che ancora venivano svolte dalle cooperative e dalle associazioni sportive nelle scuole, mettendo in ginocchio le persone che per esse lavorano (in forma precaria), almeno per quelle che ancora cercano di sopravvivere.
Fermare educazione fisica e musica non è una soluzione, impedisce quel poco di lavoro rimasto a molte persone e momenti necessari per le giovani e i giovani in condizioni di assoluta sicurezza.

È stato ripetuto più volte che la scuola sia una priorità e se si decide di tenerla aperta, lo si deve fare per tutte le attività, per tutte le lezioni, per tutto l’apparato educativo. Qui si parla di materie che si identificano con la parola “educazione” eppure vengono considerate di serie B.
Già siamo tra i Paesi europei dove queste attività hanno a disposizione il minor tempo curricolare (assolutamente inadeguato), con effetti che purtroppo non si studiano a sufficienza, in questo modo non facciamo che avallare tale concetto anche nell’immagine collettiva e nel convincimento di alunne e alunni, che poi saranno le persone adulte di domani.

Cooperative, associazioni, società sportive in questi mesi hanno investito risorse economiche importanti per adeguarsi alle normative via via approvate, facendo i salti mortali per garantire comunque alcune ore di lavoro a molte persone, nonostante le immense difficoltà.
Bologna è una città che vive di associazionismo, parte attiva e fondamento del nostro tessuto sociale. Non dobbiamo ricordarcelo solo quando sottolineiamo l’importanza del lavoro che questi soggetti svolgono quotidianamente, quando elogiamo ciò che fanno sempre con poche risorse (quando ci sono).

Se continuiamo come Istituzioni a non salvaguardare questi mondi, non li ritroveremo più quando torneremo ad aver bisogno di loro. E allora avremo perso qualcosa che viene dal passato, che cerca di mandare avanti il presente in un momento così difficile, mettendo sempre al centro la sicurezza e la salute dei giovani, ma soprattutto ci accorgeremo di aver perso la possibilità di un futuro migliore. E sarà troppo tardi per recuperare.

Per questo non posso tacere, provando sempre a farlo con poca polemica e molta argomentazione. Perché il giorno che smetterò di indignarmi di fronte a decisioni che non ritengo giuste, sarà il giorno in cui smetterò di fare politica.