Lunedì 2 marzo 2020 la consigliera Gabriella Montera è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in merito al caso del giovane Ahmed che dopo 18 anni in Italia è stato rimpatriato a seguito del Decreto Sicurezza.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

Ahmed è arrivato a Bologna dal Marocco a 15 anni e con il sostegno dei servizi sociali ha iniziato un percorso di inserimento e di integrazione. Ahmed, che oggi ha 33 anni, purtroppo ha dovuto fare i conti con un profondo disagio psichico, che lo ha portato al REMS, la residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza per chi soffre di disturbi mentali.

E’ riuscito a venirne fuori grazie ad un progetto di inserimento seguito dalla Cooperativa “Martin Pescatore. Vive in una casa in affitto, ha potuto riprendere in mano la sua vita facendo con profitto il falegname, con regolare contratto di lavoro, in una bottega artigiana del centro. Ahmed lo scorso anno ha richiesto la protezione internazionale, date le sue condizioni di salute che non gli permetterebbero di vivere nel suo paese d’origine, e data la sua buona integrazione dopo oltre 18 anni di vita nella nostra città, non sa più parlare l’arabo. Nel giro di poche ore è stato caricato su un aereo e “rispedito” in maniera traumatica a Casablanca. Adesso si trova in un paese di montagna a 220 KM da Casablanca. Ahmed ha lanciato tutti gli sos: ha chiamato le sue avvocate, la sua responsabile della cooperativa sociale, dicendo che stava molto male e che aveva ingurgitato tutti i farmaci che aveva a disposizione. Ma le sue legali Brandalesi e Lauri, a cui va tutta la mia stima e gratitudine per l’impegno straordinario che stanno dedicando, non intendono far passare sotto silenzio questa vicenda.

Ahmed nel 2012 ha avuto a che fare con la giustizia per spaccio e altri danneggiamenti e resistenza.

Su alcune accuse è stato assolto a causa delle sue condizioni mentali e nel 2019 il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato Ahmed non pericoloso socialmente. Ma quando il 12 febbraio si è presentato come ogni giorno in questura, dovendo rispettare l’obbligo di firma, gli hanno detto che sarebbe stato rimpatriato nel giro di poche ore. Grazie ai decreti sicurezza dell’ex ministro Salvini, avendo la commissione territoriale respinto la domanda di asilo, la procedura di espulsione, dopo la notifica, è stata immediatamente applicata.

Appena Ahmed apprende la notizia, ripiomba in uno stato di di grande malessere e viene ricoverato nel reparto psichiatria dell’ospedale Maggiore prima e presso la residenza “Ai Colli”.

Dobbiamo levare alta la voce contro la violenza di questo procedimento e per questo ho deciso di parlarne in Consiglio comunale. Nel diniego non si esplicita l’infondatezza della domanda, per cui le avvocatesse hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma inutilmente, perché non c’erano i tempi.

Ci troviamo di fronte ad un caso che definisco di vera barbarie contro i diritti delle persone: se il giudice doveva ancora decidere sulla sospensiva dell’espulsione e sul diniego di asilo, perché Ahmed è stato espulso? Le legali si sono anche rivolte al consolato italiano a Casablanca, al garante e ad Amnesty international. L’udienza per la protezione internazionale è stata fissata il 6 marzo prossimo. I medici più volte hanno manifestato l’impossibilità di Ahmed a reggere il rimpatrio e il datore di lavoro, gli educatori e i suoi amici, sconvolti dall’improvvisa espulsione e preoccupati per il suo stato di salute chiedono di far tornare subito Ahmed. Il precedente penale di Ahmed nel lontano 2012 davvero lo rendono un soggetto socialmente pericoloso?