Lunedì 3 maggio 2021 il Consiglio comunale di Bologna ha approvato l’ordine del giorno, proposto tra l’altro, dalla consigliera comunale PD Simona Lembi sulla Convenzione di Istanbul contro la violenza su donne e minori.

L’ordine del giorno è stato firmato inoltre dal Sindaco  Virginio Merola, nonché dai consiglieri comunali PD Roberto Fattori, Federica Mazzoni, Maria Caterina Manca, Isabella Angiuli, Roberta Li Calzi, Nicola De Filippo, Elena Leti, Raffaele Persiano, Andrea Colombo, Michele Campaniello, Gabriella Montera, Loretta Bittini, Mariaraffaella Ferri, Raffaella Santi, Vinicio Zanetti, Luisa Guidone, Rossella Lama e dalla consigliera Dora Palumbo.

Qui di seguito il testo dell’ordine del giorno approvato in aula.

Il Consiglio comunale di Bologna,

Appresa la notizia dell’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, la convenzione internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica contro le donne

appresa la notizia della Polonia che ha avviato le procedure per uscire dalla Convenzione di Istanbul dopo averla sottoscritta nel 2015. L’annuncio è stato dato dal Ministro della Giustizia esponente del Pis, il partito sovranista polacco;

e che questo atto segue quello del Parlamento Ungherese che nel maggio 2020 ha respinto la ratifica della Convenzione ad un mese dall’adozione della legge che conferisce pieni poteri al Primo Ministro

Rilevato che:

è del 20 dicembre 1993 la risoluzione delle Nazioni Unite che mette in evidenza come il fenomeno della violenza contro le donne rappresenti un problema sociale e culturale ancora radicato e non contrastato efficacemente. Al suo 1° articolo la convenzione ONU afferma: è «violenza contro le donne» ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà;

l’11 maggio 2011, in occasione della 121ª Sessione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, riunito ad Istanbul, è stata sottoscritta la Convenzione, poi entrata in vigore nel 2014, dopo 10 ratifiche, 8 delle quali di Stati membri del Consiglio d’Europa;

l’Italia, il 19 giugno 2013, dopo l’approvazione unanime del testo alla Camera, e del Senato con 274 voti favorevoli e un solo astenuto, ha ratificato la «Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica», redatta a Istanbul dal Consiglio d’Europa nel 2011.

Messo in evidenza come:

la Convenzione sia il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza;

nella Convenzione di Istanbul la violenza contro le donne è definita come «una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione»;

la Convenzione riconosce la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani e come forma di discriminazione contro le donne (art. 3 della Convenzione).

La Convenzione, dotata di 81 articoli, è uno strumento per:

• combattere e punire le forme di violenza nei confronti delle donne;
• sostenere misure volte alla prevenzione, alla tutela, all’educazione alla messa a punto di politiche sociali integrate rivolte alla protezione non solo delle donne, ma anche dei bambini e degli anziani;
• manifestare come sia necessario che l’intera società si faccia carico del problema, promuovendo tutti quei cambiamenti nei comportamenti socio-culturali che eliminino «pregiudizi, costumi, tradizioni basati sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini».

La Convenzione mette in evidenza la necessità di una rete sociale nazionale ed internazionale che deve essere messa in atto per prevenire, combattere e perseguire gli atti di violenza contro le donne attraverso la realizzazione di diverse misure: maggiore cooperazione internazionale, l’armonizzazione delle leggi internazionali (stabilendo standard globali di intervento), nuovi organismi ufficiali di controllo e monitoraggio del fenomeno, raccolta di dati e informazioni internazionali, più attenzione e protezione nei confronti delle vittime ponendo al centro i loro diritti, stessa attenzione e protezione deve essere rivolta anche ai bambini, testimoni della violenza o ai figli delle vittime; formazione di nuove figure professionali, maggiore sostegno alle associazioni e Ong attive nella lotta contro la violenza alle donne e più informazione e diffusione riguardo le loro attività, educazione nelle scuole orientata alla parità dei sessi, al reciproco rispetto, alla risoluzione non violenta dei conflitti, introduzione al tema della violenza di genere, maggiore partecipazione dei mass media nel promuovere e stabilire norme di autoregolazione nella trattazione della questione della violenza e dei singoli episodi di violenza.

La Convenzione prevede inoltre che siano messe a punto misure legislative tempestive ed appropriate e l’introduzione di alcuni reati (che riguardano violenza fisica e psicologica, sessuale, stupro, mutilazioni genitali, aborto forzato, molestie sessuali, stalking) perseguibili penalmente.

Ratificando la Convenzione, gli Stati sono giuridicamente vincolati dalle sue disposizioni, una volta entrata in vigore poiché la Convenzione di Istanbul ha una rilevanza giuridica immediata.

Il Consiglio comunale di Bologna

Si schiera a fianco delle donne turche impegnate in molte manifestazioni pacifiche represse dalla polizia, più complessivamente di tutte le donne che da sempre si battono contro la violenza per rivendicare il vivere in società più giuste e più eque

manifesta altresì

preoccupazione per quanto accaduto e ribadisce piena adesione alle misure previste nella Convenzione di Istanbul

Invita il Sindaco

a manifestare ad ANCI e al Governo italiano le ragioni della nostra preoccupazione, insieme con l’invito, rivolto ai governi e ai parlamenti coinvolti di rivedere le loro scelte, in ragione dell’importanza delle azioni di contrasto alla violenza contro donne e minori e al bisogno di politiche sovranazionali, in questo senso.

Invita il Sindaco e la Giunta

ad ogni azione volta a sensibilizzare il Governo e le istituzioni europee sull’importanza e sulla piena applicazione della Convenzione di Istanbul

Invita il Sindaco e la Giunta

A far sentire la propria voce, anche inviando questo ordine del giorno al Governo e al Parlamento italiano, al Consiglio europeo, insieme a Commissione e Parlamento al fine di

• promuovere ogni azione possibile per invitare il Governo Turco a rivedere la propria posizione di recesso dalla convenzione di Istanbul
• promuovere ogni azione possibile per invitare il Governo Polacco a rivedere la propria posizione di recesso dalla convenzione di Istanbul
• promuovere ogni azione possibile per invitare il Governo Ungherese a rivedere la propria posizione di recesso dalla convenzione di Istanbul

A chiedere alle istituzioni europee, se scelte istituzionali esplicitamente contro le donne, come recedere dalla Convenzione di Istanbul, siano compatibili col permanere nelle istituzioni europee di quei paesi che le compiono.
Si invitano pertanto il Parlamento, la Commissione e il Consiglio europei, secondo competenza, a constatare se non si sia nell’ambito di una violazione dei diritti fondamentali previsti dall’articolo 2, tra cui quelli di Uguaglianza e di pieno rispetto dei Diritti Umani, attivando quindi quanto previsto dall’articolo 7 del Trattato di Lisbona.

F.to: S. Lembi, V. Merola, R. Fattori, F. Mazzoni, M.C. Manca, I. Angiuli, R. Li Calzi, N. De Filippo , E. Leti, R. Persiano, A. Colombo, M. Campaniello, G. Montera, L. Bittini, M. Ferri, R. Santi, V. Zanetti, L. Guidone, R. Lama, D. Palumbo.