Lunedì 4 febbraio 2019 il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il seguente ordine del giorno sul contrasto ai matrimoni forzati, presentato dalla consigliera comunale PD Simona Lembi e firmato dai consiglieri comunali PD Federica Mazzoni, Roberta Li Calzi, Elena Leti, Loretta Bittini, Mariaraffaella Ferri, Gabriella Montera e dalla consigliera comunale di Città comune Amelia Frascaroli.

Il Consiglio comunale
premesso che:

il matrimonio forzato definito all’art 37 della Convenzione di Istanbul è “l’atto di attirare intenzionalmente con l’inganno un adulto o un bambino sul territorio di una Parte o di uno Stato diverso da quello in cui risiede, allo scopo di costringerlo a contrarre matrimonio”;
l’art. 42 della Convenzione di Istanbul si intitola “Giustificazione inaccettabile dei reati, compresi quelli commessi in nome del cosiddetto “onore” e così recita: “qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione della presente Convenzione, la cultura, gli usi e costumi, la religione, le tradizioni o il cosiddetto “onore” non possano essere addotti come scusa per giustificare tali atti. Rientrano in tale ambito, in particolare, le accuse secondo le quali la vittima avrebbe trasgredito norme o costumi culturali, religiosi, sociali o tradizionali riguardanti un comportamento appropriato;
è importante richiamare l’art 5 della Convenzione di Istanbul, rispetto ai doveri dello Stato Italiano affinché “si astenga da qualsiasi atto che costituisca una violenza nei confronti delle donne e garantisca che le autorità, i funzionari, i rappresentanti statali, le istituzioni e ogni altro soggetto pubblico che agisca in nome dello Stato si comportino in conformità con tale obbligo”;
che sempre la Convenzione di Istanbul all’art 12 invita i soggetti coinvolti nella prevenzione e protezione dai matrimoni forzati o pratiche lesive e discriminatorie ad operare e vigilare “affinché la cultura, gli usi e i costumi, la religione, la tradizione o il cosiddetto “onore” non possano essere in alcun modo utilizzati per giustificare nessuno degli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione”;

visto:

l’impegno che il Governo Gentiloni ha dichiarato di voler perseguire introducendo azioni di contrasto ai matrimoni forzati anche nel nuovo Piano triennale di contrasto alla violenza contro donne e minori;

visti:

i principi a cui si ispira l’azione amministrativa del Comune di Bologna, sanciti nel proprio Statuto che recita:
•“Il Comune orienta la propria azione per prevenire e rimuovere ogni forma di discriminazione senza distinzioni di sesso, razza, etnia, nazionalità, religione, opinioni politiche, età, orientamento sessuale, identità di genere e condizione psico-fisica”
•“Il Comune promuove la tutela della vita umana, della persona e della famiglia, la valorizzazione sociale della maternità e della paternità, assicurando sostegno alla corresponsabilità dei genitori nell’impegno di cura e di educazione dei figli”

viste altresì:

le linee programmatiche per il mandato amministrativo 2016-2021 – Idee e valori per Bologna, che definiscono “Bologna città dei diritti” e, nello specifico indicano i seguenti obiettivi:

• essere una città accogliente, attenta alle cittadine e ai cittadini e ai loro diritti;

• garantire pari opportunità in ogni ambito della vita sociale, lavorativa, educativa e nel rapporto con le istituzioni;

• tutelare i diritti fondamentali della persona affrontando il tema delle pari opportunità in tutte le sue declinazioni: il contrasto a qualunque forma di discriminazione, la lotta alla violenza e alla tratta di donne e minori, i diritti della comunità LGBTI, l’accesso ai servizi per i nuovi cittadini;

• ispirare le politiche ai diritti umani, tenendo al centro delle azioni la persona, consentirà di combattere le disuguaglianze nella nostra società;
constatato che:

il fenomeno dei matrimoni forzati comincia ad emergere anche nel nostro territorio, come messo in evidenza durante la seduta di Commissione consiliare del 5 luglio 2017 in cui sono state udite le Associazioni Trama di terre, Mondo donna, Casa delle donne per non subire violenza, nonché una assistente sociale del Comune di Bologna e la Garante regionale per l’infanzia e l’Adolescenza;
udita la testimonianza di Casa delle donne per non subire violenza, che segnala una decina di casi ospitati negli ultimi sette anni;
sentito il racconto dei due recenti casi posti in evidenza dall’assistente sociale del Comune di Bologna, entrambi relativi a giovani ragazze vittime di violenza familiare e di tentativi di matrimoni combinati da parte dei genitori;
udito altresì il racconto di Trama di terre che nel 2012 ha aperto il primo alloggio per donne vittime di matrimonio forzato e fino ad oggi ha potuto accogliere 10 ragazze da Bologna e provincia: 4 del Pakistan, 2 del Bangladesh, 2 dell’India, 1 albanese e 1 iraniana;

compreso che:

quando si tratta di donne che fuggono da Paesi in cui sono state costrette al matrimonio e cercano diritti e libertà nel nostro territorio, i principali Stati di provenienza sono Nigeria, Costa d’Avorio, Somalia e Gambia;
nei casi di bambine e ragazze che, quasi sempre, al termine dell’anno scolastico vengono rimandate nei paesi di provenienza e costrette a matrimoni forzati, si tratta principalmente di nazionalità bangladese, pakistana e marocchina;

sottolinea con forza

come nessuna tradizione religiosa culturale e sociale possa giustificare la vendita di un essere umano e/o il negare libertà di espressione e di scelta

invita la Giunta

a mettere a punto una nuova specifica azione di contrasto ai matrimoni forzati che:

– promuova un confronto sempre più approfondito con le comunità autoctone e di stranieri presenti in città al fine della diffusione di valori di parità, contrasto alle discriminazioni, autodeterminazione delle persone, fondanti il nostro vivere comune;

– coinvolga le scuole di Bologna, con particolare riferimento ai dirigenti scolastici ed alle/agli insegnanti, in modo da fare emergere il fenomeno e ad affrontarlo;

– promuova una specifica azione di formazione rivolta agli operatori affinchè siano sempre più consapevoli di questo fenomeno e possano farvi fronte.

F.to: S. Lembi (PD), F. Mazzoni (PD), R. Li Calzi (PD), E. Leti (PD), A. Frascaroli (CC con Amelia), L. Bittini (PD), M. Ferri (PD), G. Montera (PD).