Lunedì 15 luglio 2019 la consigliera comunale PD Isabella Angiuli è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in merito alla regolamentazione degli affitti brevi in città.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa.

Cosa fa e chi è l’host? Di solito è l’individuo che possiede, gestisce o vive nell’alloggio da affittare.

“Puoi affittare un materasso gonfiabile in un appartamento, case intere, stanze in un bed and breakfast o una locanda, case sugli alberi nei boschi, barche galleggianti o castelli incantati” così si legge sul sito di Airbnb nell’area dove vengono fornite info alle persone che si apprestano a diventare host.

Lo puoi fare in forma privata o forma professionale, i singoli host cioè coloro i quali mettono a disposizione un posto letto fanno valutazioni di opportunità e di sostenibilità economica che li portano poi a decidere se la forma è non profit o profit.

Quel che è certo è che l’home sharing sta diventando un importante elemento di differenziazione dell’offerta di ospitalità. Cresce la domanda di persone che preferiscono alloggiare in strutture diverse dalla classica struttura ricettiva (gli hotel) e così come nel tempo abbiamo visto crescere un discorso di turismo rurale (agriturismi), allo stesso modo oggi vediamo crescere l’offerta di appartamenti o di stanze all’interno di appartamenti di privati.

Questi appartamenti spesso si localizzano in centro città o in quartieri che recano motivi di appetibilità logistica (nei pressi della stazione e/o dell’aeroporto) promuovono un nuovo modo di viaggiare che soddisfa la curiosità dei viaggiatori e nuove esigenze di esperienza da parte del viaggiatore; allo stesso tempo, però, l’home sharing deve garantire la qualità dell’offerta e la tutela del viaggiatore / consumatore.

Per questo motivo ritengo sia condivisibile l’auspicio dell’Assessore Lepore. Qualche giorno fa, uno dei suoi ultimi riferimenti alla questione è apparso sulle pagine di Repubblica. Lepore sollecita Viale Aldo Moro ad approvare in tempi brevi una norma che regoli gli affitti temporanei sulla falsa riga di quanto è stato fatto in Lombardia e Toscana. In particolare, le norme citate prevedono l’introduzione di un codice identificativo e l’istituzione di una banca dati per le locazioni brevi.

I timori dell’assessore riguardano in primis la necessità di evitare speculazioni nel settore degli affitti e di conseguenza lo spopolamento del centro di Bologna da parte dei residenti. Tutti timori condivisibili che, a mio avviso, però devono essere istruiti in maniera seria e approfondita partendo da un confronto immediato con la categoria degli host in regola che a Bologna hanno anche diverse associazioni di riferimento. La più nota che raccoglie il maggior numero di host (circa 200 iscritti e in totale 500 aderenti alla community) si chiama Local Pal.

Si tratta di soggetti che hanno sempre dimostrato disponibilità alla collaborazione sin da quando hanno messo al tavolo con Comune anche Airbnb. Tavolo che ha portato al versamento della tassa di soggiorno anche per i bnb a Bologna.

LocalPal ad esempio a Bologna rappresenta gli host in regola e da sempre chiede l’istituzione di un codice identificativo unico lo stesso a cui pare far riferimento l’Assessore Lepore.

Questo codice però per essere efficace a detta dell’associazione deve essere attuato a livello nazionale e accompagnato da sanzioni per le piattaforme che pubblicano annunci privi del codice.

La stessa associazione promuove un dialogo con le istituzioni finalizzato anche a semplificare le procedure amministrative, rendere più equo il peso della burocrazia e tassazione locale, promuovere un’evoluzione legislativa che riconosca e tuteli il turismo collaborativo.

Lamentano infatti l’eccesso di burocrazia nelle comunicazioni tra host e amministrazioni pubbliche. Ogni giorno gli stessi dati devono essere comunicati a 3 portali diversi che, non essendo connessi tra loro, non possono nemmeno essere utilizzati per contrastare il sommerso. Un portale unico sarebbe un grande passo avanti nella gestione di questa attività che ricordo il più delle volte si configura come un’attività volta all’integrazione del reddito da lavoro e consente di effettuare la manutenzione degli immobili ed una gestitone decorosa degli stessi e del quartiere nel quale si contestualizzano.

Io stessa ho fatto richiesta oramai alcuni mesi fa di una udienza conoscitiva per approfondire questi aspetti. Auspico possa essere calendarizzata in fretta e possa rappresentare l’occasione per istituire quel tavolo di confronto tra l’Amministrazione e organizzazioni quali Airbnb, Booking, Local Pal, Fair bnb e tutti gli altri soggetti portatori di interessi legittimi.