Lunedì 19 aprile 2021, la consigliera comunale PD Gabriella Montera è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in merito al disegno di legge contro l’odio omotransfobico.

Online è consultabile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento.

Approvazione del disegno di legge contro l’odio omotransfobico: il tempo è scaduto!

Nel titolo dell’intervento di inizio seduta ho scritto non a caso “approvazione del disegno di legge contro l’odio omotransfobico”, a cui è giusto aggiungere il seguito, che riguarda anche il contrasto alla misoginia e ai comportamenti lesivi delle persone disabili.

Le leggi usualmente prendono il nome dei proponenti, ma forse aiuterebbe ripensare la modalità di intitolazione di questi provvedimenti, collegando il nome delle leggi in maniera più stringente al contenuto che i proponenti si prefiggono di realizzare: in questo caso parliamo di contrasto ai crimini legati all’odio per l’orientamento sessuale, la misoginia e la disabilità. Vale la pena rammentare questo concetto e ripeterlo come un mantra.

Mai come in questi giorni abbiamo assistito a prese di posizione pubbliche, anche da parte di esponenti del modo dello spettacolo, che hanno espresso con forza la necessità per un paese civile di adottare le misure necessarie per contrastare l’odio verso le persone omosessuali, transessuali e contro le donne i disabili.

Fra i diversi articoli di stampa che abbiamo letto, prendo volentieri a riferimento un pezzo pubblicato sul Domani della filosofa Giorgia Serughetti dal titolo “Dare più diritti a chi ne ha meno, il tempo della Legge Zan è ora”. La filosofa, riprendendo testualmente i contenuti dell’articolato, evidenziava in maniera chiara l’impianto del disegno di legge: non la tutela di minoranze, ma la tutela di tutte le persone vulnerabili, in quanto soggette al rischio di discriminazione e violenza, a causa di specifiche caratteristiche, ovvero i motivi di odio, come testimoniano tristemente le statistiche. Non a caso, aggiungo, ciò che viene presentato e che balza agli occhi, sono le immagini di coppie di donne e uomini dal volto tumefatto, aggredite perché si scambiavano manifestazioni affettive e amorose. La discussione sul testo, che sarebbe divisivo, è molto deviante, in quanto diversa dalle intenzioni del legislatore.

Nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale nell’ottobre scorso, che ho presentato insieme ad altri colleghi e colleghe come prima firmataria, ripreso dalla collega di coalizione civica Emily Clancy nel suo o.d.g. presentato nella seduta di lunedì scorso, abbiamo affrontato il tema a 360 gradi.

La discussione sul DDL Zan è iniziata il 3 agosto 2020 e riguardava le modifiche agli articoli del codice penale riguardanti la violenza o la discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

La proposta di legge è stata presentata nel maggio del 2018 ma, come sappiamo bene, è figlia di varie propose, la prima delle quali fu presentata nel lontano 1996 dall’allora deputato Nichi Vendola.

Ne sono seguite altre, ma siamo ancora qui a parlarne. A questo punto è scaduto il tempo per il governo che ha il dovere di salvaguardare il diritto delle persone di non essere vittime di violenza e che per questo è urgente adottare misure speciali di protezione nei confronti dei gruppi vulnerabili, in particolare contro i crimini motivati dall’odio.

Di quel lungo e articolato o.d.g. riprendo soltanto il punto che evidenzia le dichiarazioni del parlamento europeo che, con propria risoluzione del 2006, definiva la paura e l’avversione irrazionale nei confronti degli omosessuali, dei gay, delle lesbiche, delle persone bisessuali e transessuali (Glbt), come pregiudizi ed in analogia al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo.

Dalle testimonianze emerse a riprova dell’urgenza di approvare questa legge, si evidenzia ancora una volta quanto la società sia più avanti di una parte delle sue rappresentanze politico-istituzionali. Non c’è più tempo da perdere: Il tempo è oggi!

Concludo ringraziando la collega Clancy e approfitto per chiedere di sottoscrivere il suo ordine del giorno.