Lunedì 10 febbraio 2020 la consigliera Pd Gabriella Montera è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in tema di adozione del PEBA, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche.

Online è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento.

Desidero riprendere un tema che avevo già sottoposto all’attenzione del Consiglio il 6 dicembre scorso in un question time sottoposto alla Giunta e che è balzato agli onori della cronaca.

La scrittrice Alessandra Sarchi nei giorni scorsi con un articolo ben argomentato, denunciava le fatiche che è costretta a fare in centro storico per raggirare le buche, le sconnessioni, le pendenze irregolari. Ha corredato il suo intervento con un reportage per documentare esempi di aree dissestate in alcune zone del centro. A ruota si sono espresse le associazioni dei disabili evidenziando le difficoltà di rendere il centro storico accessibile a chi è costretto in carrozzina. Solo per indicare alcuni dei protagonisti di questo dibattito a mezzo stampa vorrei citare l’architetto Roberto Rizzo, componente dell’associazione nazionale Mutilati e Invalidi Civili, il Presidente dell’associazione bolognese La Skarrozzata Enrico Ercolani, la Presidente dell’Associazione Farm Nunzia Vannuccini che gestisce il primo locale d’Italia completamente accessibile, l’Altro Spazio in via Nazario Sauro, lo stesso Disability manager del Comune Egidio Sosio, tutti a rappresentare l’esigenza non più rinviabile di realizzare il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

L’Amministrazione comunale di Bologna ha fatto molta strada per raggiungere questo obiettivo, ovvero per mappare e poi adeguare le aree della città che hanno bisogno degli interventi che ne consentano la piena fruibilità in sicurezza.

A tal fine nel febbraio del 2018, dopo un incontro con il disability manager, la Giunta, su proposta dell’assessore Lombardo, che è sempre stato sensibile e impegnato sul tema, ha adottato le linee di indirizzo per la realizzazione del Piano di inclusione universale, che prevedevano un ampliamento di quanto già indicato dal PEBA secondo la Legge 41 del 1986, ponendosi l’obiettivo, cito testualmente “di intervenire per la piena accessibilità degli spazi e degli edifici pubblici da parte di tutti i cittadini e in tutte le situazioni che richiedono lo sviluppo di azioni volte a garantire piena inclusione sociale”.

L’intento era quello di affiancare allo strumento di pianificazione urbanistica (PEBA), un percorso partecipato con la cittadinanza e le associazioni del territorio, con l’obiettivo di candidare il Comune di Bologna al premio europeo per l’accessibilità. Si prevedeva fra l’altro l’istituzione di un gruppo di lavoro trasversale misto fra i vari assessorati per poter provvedere all’adozione del piano, data la complessità del lavoro e per questo si prendeva in considerazione il ricorso a soggetti esterni.

Nel dicembre scorso, il progetto per la candidatura europea di Bologna Città accessibile, realizzato in partenariato con i sindacati, l’ente Fiera, Fico, l’Aeroporto, e l’autostazione, è stato presentato all’Arena del Sole.

Nel Documento unico di programmazione 2018/2020 la Giunta, su richiesta di alcuni consiglieri comunali che lavorano su questo tema dal 2017, ha inserito il PEBA come strumento di pianificazione strategico.

In occasione della predisposizione del bilancio di previsione del 2020, questo Consiglio ha approvato all’unanimità un ordine del giorno teso ad impegnare l’amministrazione ad incrementare le azioni per favorire l’accessibilità e la fruibilità degli spazi pubblici.

A Bologna nel 2018 sono state stimate più di 21 mila persone disabili, più della metà delle quali ha superato gli ottanta anni. Circa 50 mila i disabili dell’area metropolitana, senza citare i dati della longevità, che ci raccontano della crescita esponenziale della popolazione anziana.

Credo che ci siano tutte le condizioni per rispondere positivamente e sollecitamente alle istanze poste dai disabili e dalle associazioni che li rappresentano.