Lunedì 21 settembre 2026 il Consiglio comunale di Bologna ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno, sottoscritto tra l’altro dalle consigliere comunali PD Cristina Ceretti, Giulia Bernagozzi e Rita Monticelli.



E’ possibile accedere qui della discussione dell’ordine del giorno in aula.
In allegato e qui online è disponibile il comunicato stampa relativo all’approvazione dell’ordine del giorno.
Di seguito il testo dell’ordine del giorno.
Il Consiglio comunale di Bologna
PREMESSO CHE
Ubaldo Marchioni nacque il 19 maggio 1918 a Vimignano, frazione del Comune di Grizzana (dal 1985, Grizzana Morandi). Figlio di Augusto Marchioni e della sua seconda moglie, Antonietta Smerilli, cui si era unito l’anno precedente dopo essere rimasto vedovo con una figlia di appena 5 anni.
Entrò nel seminario diocesano di Borgo Capanne e fece parte di quella che sarebbe stata la classe degli ordinati nel 1942, fra cui il Beato Giovanni Fornasini, anch’egli fra i cosiddetti “martiri di Monte Sole”. Nel 1935 passò al seminario regionale Benedetto XV di Bologna e verrà ordinato sacerdote nella cattedrale metropolitana di San Pietro il 28 giugno 1942 dall’arcivescovo, Card. Giovanni Battista Nasalli Rocca.
Celebrò l’indomani la sua prima Messa, nella chiesa di San Lorenzo di Vimignano. Fu in quella stessa estate costituito vicario cooperatore dell’arciprete di Monzuno (BO) e contemporaneamente gli venne affidata la cura d’anime della piccola parrocchia di San Nicolò della Gugliara. Si trovava a Monzuno quando il 25 luglio 1943 cadde il fascismo e l’8 settembre successivo fu proclamato l’armistizio. In quel frangente tanto difficile e delicato, il ruolo dei parroci fu importantissimo, soprattutto nel difendere la popolazione dalla prepotenza sia dei nazifascisti, sia spesso dei partigiani.
Nell’Epifania 1944 il Card. Nasalli Rocca diede seguito ad un progetto di ridefinizione dei territori parrocchiali di Monzuno e Caprara, con la costituzione di due realtà parrocchiali: Gardelletta (dove doveva sorgere un nuovo complesso parrocchiale) con San Nicolò e La Quercia, San Martino di Caprara con Santa Maria Assunta di Casaglia. Don Marchioni sarebbe stato assegnato alla prima ma fu lui stesso a ritirarsi, temendo di non riuscire nel progetto di costruire, e preferì uno scambio di ruoli con don Ferdinando Casagrande.
Il 28 marzo 1944 don Marchioni fu nominato Economo spirituale di San Martino, il 17 maggio venne firmata la bolla vescovile di nomina ad arciprete di San Martino, il 23 successivo don Marchioni riceveva l’investitura canonica e il 15 giugno prese possesso formale del beneficio parrocchiale. Volle portare con sé la sua famiglia: il padre Augusto, la mamma Antonietta e Marta, la sorella appena adolescente In quello stesso periodo compreso fra l’Ascensione e la Pentecoste la brigata “Stella Rossa”, sotto il comando di Mario Musolesi detto “Lupo”, si spostò nella zona di Monte Sole. Il sacerdote fornì loro in maniera sporadica vestiario cibo e beni di prima necessità..
Nella metà di agosto a Santa Maria Assunta di Casaglia predicò Padre Martino Nicola Capelli, dehoniano, che trascorreva il periodo estivo fra quelle montagne; don Marchioni gli chiese di tornare per il triduo della Natività di Maria Vergine (7-10 settembre).
Nella seconda metà di settembre, presero a rincorrersi voci di un grande rastrellamento, che i nazisti avrebbero fatto di lì a poco. Non tutti ci credevano davvero, compresi i partigiani, a maggior ragione che per diversi giorni non si sentirono scoppi di bombe, colpi di cannone, volo di aerei militari sopra Marzabotto. Ma la mattina del 29 settembre a Marzabotto riapparvero le SS che, tra le altre cose, sbarrarono la strada verso Monte Sole. Gruppi di partigiani, con le truppe tedesche alle calcagna, passarono da Casaglia nel tentativo di guadagnare la cima di Monte Sole e trovarvi rifugio. L’operazione militare delle SS fu quella di stringere tutta la zona in una morsa di ferro e fuoco, così da “ripulire” l’area dietro la Linea Gotica dai partigiani della “Stella Rossa”. Iniziata l’escalation con la rappresaglia, finirono per criminalizzare tutta la popolazione di complicità ai partigiani, scatenandosi così contro i civili. Già nelle primissime ore del giorno la brigata fu colta di sorpresa ed anche il “Lupo” venne ucciso.
Il 29 settembre i tedeschi prima dissero a don Ubaldo di guidare i civili che erano nella chiesa di Casaglia a Ca’ Dizzola, poi cambiarono idea e dissero di portarsi nel cimitero di Casaglia. Tra loro vi era una invalida, Vittoria Nanni, che non avrebbe potuto affrontare il viaggio. don Marchioni la nascose e inizialmente i nazisti non la
videro. Prima di trucidare i civili nel cimitero, i tedeschi rientrarono in chiesa con il sacerdote, trovarono la paralitica e la fucilarono per non fare la fatica di portarla al cimitero e trucidarla insieme agli altri. Ubaldo capì che avrebbero sparato anche a lui per cui si affrettò a consumare tutte le ostie consacrate per evitare che fossero
profanate. La pisside ritrovata e custodita a Casaglia porta i segni delle pallottole che la trafissero.
PREMESSO INOLTRE CHE
Padre Martino Capelli è nato a Nembro (Italia) il 20 settembre 1912 da Martino (1862-1925) e da Maria Teresa Bonomi (1873-1931), sposata in seconde nozze nel 1902, che ebbe sei figli, ultimo dei quali il futuro Servo di Dio, A dodici anni entrò nella vicina Scuola Apostolica del S. Cuore di Albino, dove i Dehoniani dal 1907 avevano eretto un seminario minore religioso. Qui Martino frequentò l’intero ciclo ginnasiale. Da Albino passò ad Albisola Superiore nel noviziato dehoniano presso il santuario mariano della Pace, emettendo la prima professione il 23 settembre 1930.
La formazione religiosa e scolastica proseguì nello Studentato delle Missioni di Bologna nelle tre classi di liceo e di filosofia. Dopo il primo corso liceale, Martino fu trasferito ad Albino. In questo anno egli ebbe dei momenti speciali, tra cui la conferenza del sacerdote Luigi Ziliani, fuggito dal Messico, sulle persecuzioni in quella nazione. Ritornato a Bologna, proseguì il corso liceale-filosofico e il 23 settembre emise i voti perpetui, consacrandosi al S. Cuore di Gesù. Dopo un anno passato a Trento come «prefetto», incominciò il corso teologico frequentando a Bologna il seminario regionale Benedetto XV. Al termine del quarto corso teologico, domandò ai superiori di essere mandato in Cina. Ma, a causa della guerra incipiente, fu mandato a Roma, dove frequentò per due anni l‘Istituto Biblico e nel terzo si iscrisse all’Ateneo di Propaganda Fide conseguendo la licenza in teologia cum laude. Padre Martino avrebbe desiderato finire gli studi con la tesi, ma i superiori, stante la carenza di professori per il proprio Studentato trasferito provvisoriamente a Castiglione dei Pepoli, decisero altrimenti. Intanto il fronte della guerra in Italia si avvicinava sempre più e nell’estate 1944 i tedeschi requisirono lo Studentato con l’intento di farne un ospedale. Così fu gioco forza sfollare per la seconda volta nel paese di Burzanella. P. Capelli, dopo tre settimane di predicazione, arrivò nella nuova comunità. Il 18 luglio i tedeschi accerchiarono il paese, bruciarono case e catturarono cinque persone. Egli assistette all’esecuzione dei due partigiani nella piazza della chiesa. Pochi giorni dopo P. Martino si recò a Pioppe di Salvaro per aiutare Mons. Fidenzo Mellini, che lo aveva invitato per le ferie, e trovò un buon amico e fratello, Don Elia Comini, salesiano. Assieme vissero il triduo del loro martirio. Il venerdì 29 settembre si sparse la voce che reparti delle SS rastrellavano la zona. Canonica e chiesa di Pioppe di Salvaro furono immediatamente gremite di gente terrorizzata. Primo pensiero dei due sacerdoti fu di porre in salvo gli uomini, esposti alle rappresaglie. Celebrata la loro Messa, giunse un uomo trafelato avvisando che erano state uccise delle intere famiglie alla Creda. P. Capelli e Don Comini, resistendo alla dissuasione delle donne, decisero di andare da quella gente a portare l’aiuto e il conforto religioso. Ma giunti furono arrestati dalle SS e costretti a portare le munizioni tutto il giorno. Verso il tramonto furono condotti nella «scuderia» della Canapiera davanti alla chiesa di Pioppe. Il sabato 30 settembre, verso mezzogiorno le SS e un ufficiale repubblichino, accompagnato da un partigiano traditore, montarono un sommario interrogatorio per ricevere le informazioni sui singoli rastrellati e smistare gli uomini adatti a lavorare in Germania. P. Capelli fu accusato di essere stato visto a S. Martino, presso don Marchioni, e questo bastò per farne un partigiano, come pure Don Comini. I due religiosi, rinchiusi nella piccola stanza di sicurezza, capirono che sorte ormai sarebbe toccata loro. Dopo due giorni di crudele prigionia, la domenica 1º ottobre la maestra di Pioppe di Salvaro, Dina Pescio, poté comunicare con i due sacerdoti. Don Elia cercò di confortarla, di rassicurare sua madre e poi la benedisse. P. Martino non aprì bocca, ma fece un segno di benedizione e continuò a pregare. In quel pomeriggio i reclusi furono condotti alla cosiddetta «botte», che regolava l’acqua per l’energia elettrica della canapiera, in quel momento piena di melma. A pochi metri furono piazzate le
mitragliatrici. E 45 vittime furono trucidate. Nessuno ha potuto avvicinarsi per portare aiuto o per seppellire i morti che rimasero lì, finché rimessa l’acqua nel canale, tutti sono stati travolti dal Reno.
CONSIDERATO CHE
Il 27 settembre 2026 saranno beatificati, presso la basilica di San Petronio a Bologna, Padre Martino Capelli, Don Ubaldo Marchioni e Don Elia Comini.
TUTTO CIÒ PREMESSO E CONSIDERATO
INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA
a proporre alla Commissione Toponomastica l’intitolazione di una strada o di una piazza a Padre Martino Capelli e a Don Ubaldo Marchioni.
f.to.: G. M. De Biase (Gruppo Misto), N. Stanzani (Forza Italia Unione di Centro), C. Ceretti (Partito Democratico), M. Di Benedetto ( Lega Salvini Premier), I.S.S. Negash (Lepore Sindaco), G. Tarsitano (Lepore Sindaco), F. Diaco (Anche tu Conti), M.C. Manca (Anche tu Conti), S. Quercioli (Bologna Ci Piace).
