Lunedì 7 settembre 2026 il Consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno per la tutela delle ricercatrici e ricercatori precari dell’Università di Bologna e il sostegno strutturale alla ricerca pubblica.
L’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a rafforzare la collaborazione e il dialogo con l’Università di Bologna, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze studentesche e dei lavoratori, la Regione Emilia-Romagna sui temi dell’accessibilità al welfare, il diritto all’abitare, il precariato, l’accesso al credito e ai mutui, e a chiedere al Governo, al Parlamento e al Ministero dell’Università e della Ricerca maggiori fondi e strumenti per il sostegno alla ricerca e alla lotta al precariato.
L’ordine del giorno, è stato sottoscritto, tra l’altro, dalla consigliera comunale PD Giorgia De Giacomi.

E’ possibile accedere qui al video della dichiarazione di voto del Gruppo PD in aula.
Online ed in allegato è disponibile il relativo comunicato stampa.
Di seguito il testo dell’ordine del giorno approvato in aula.
ODG PER LA TUTELA DELLE RICERCATRICI E DEI RICERCATORI PRCARI DELL’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA E PER IL SOSTEGNO STRUTTURALE ALLA RICERCA PUBBLICA
IL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA
PREMESSO CHE
la ricerca pubblica e l’istruzione universitaria costituiscono infrastrutture essenziali per lo sviluppo democratico, sociale, culturale ed economico del Paese, per la produzione di conoscenza e innovazione e per la creazione di lavoro qualificato;
la qualità e la continuità della ricerca e della didattica dipendono anche dalla possibilità, per chi vi lavora, di disporre di condizioni occupazionali dignitose, prospettive professionali certe e pieno accesso ai diritti sociali;
la legge 29 giugno 2022, n. 79, ha riformato il pre-ruolo universitario, introducendo il contratto di ricerca in sostituzione dell’assegno di ricerca e il contratto da ricercatore a tempo determinato in tenure track, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione e la precarietà dei percorsi;
il decreto-legge 7 aprile 2025, n. 45, convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2025, n. 79, ha successivamente introdotto ulteriori figure a termine, tra cui gli incarichi post-doc e gli incarichi di ricerca, suscitando nelle rappresentanze delle ricercatrici e dei ricercatori preoccupazioni per una nuova proliferazione di rapporti brevi, discontinui e non sempre accompagnati da tutele adeguate;
il sistema universitario italiano è caratterizzato da un sottofinanziamento strutturale rispetto alla media europea e da vincoli di spesa che, in presenza dell’aumento dei costi del personale non compensato da un corrispondente incremento del Fondo di finanziamento ordinario, riducono progressivamente la capacità degli Atenei di programmare reclutamento e stabilizzazioni;
una parte consistente delle risorse del PNRR destinate al reclutamento universitario ha finanziato rapporti a tempo determinato; con la conclusione dei progetti, migliaia di ricercatrici e ricercatori rischiano l’espulsione dal sistema, con perdita di competenze già formate mediante ingenti investimenti pubblici;
RILEVATO CHE
il 22 luglio 2026 le Commissioni consiliari III e VI del Comune di Bologna, riunite congiuntamente, hanno svolto un’udienza conoscitiva sulla condizione delle ricercatrici e dei ricercatori a tempo determinato, con la partecipazione di rappresentanti dell’Associazione Ricercatori a Tempo Determinato (ARTeD);
nel corso dell’udienza è stato riconosciuto lo sforzo compiuto dall’Università di Bologna per offrire prospettive di prosecuzione della carriera a una parte del personale precario, anche attraverso l’accantonamento preventivo di risorse da parte dei Dipartimenti per il personale reclutato nell’ambito del PNRR;
secondo i dati illustrati in Commissione, nel biennio 2025-2026 l’Ateneo bolognese ha creato prospettive di prosecuzione per 175 dei 416 ricercatori a tempo determinato di tipo A presenti alla fine del 2024; restano tuttavia senza prospettiva stabile oltre duecento RTD-A, più di ottocento assegnisti di ricerca e almeno centoventicinque persone impiegate con le nuove forme contrattuali;
sempre secondo quanto rappresentato in Commissione, nell’Università di Bologna operano almeno 1.200 ricercatrici e ricercatori precari a fronte di circa 3.000 unità di personale docente a tempo indeterminato o in tenure track: oltre un quarto del personale che concorre al funzionamento della ricerca, della didattica e delle attività amministrative dell’Ateneo è dunque privo di una prospettiva di lungo periodo;
la perdita di tale personale metterebbe a rischio la continuità dei progetti, il funzionamento delle infrastrutture e delle strumentazioni scientifiche, la sostenibilità dell’offerta didattica e la qualità dei servizi rivolti alla popolazione studentesca;
la precarietà prolungata incide sulla salute, sulla vita familiare, sulla possibilità di accedere a un’abitazione e al credito e sulla libertà di scegliere se rimanere a Bologna; produce inoltre
effetti diseguali, penalizzando in modo particolare le ricercatrici nei percorsi di carriera;
CONSIDERATO CHE
l’Alma Mater Studiorum rappresenta un elemento costitutivo dell’identità di Bologna e un patrimonio decisivo per l’intera comunità cittadina, anche per l’indotto sociale, culturale ed economico che genera;
il rapporto tra Comune e Università di Bologna si è consolidato negli anni attraverso collaborazioni, progetti e investimenti comuni, nonché attraverso politiche rivolte all’abitare, ai servizi e alla permanenza in città della comunità universitaria;
le principali competenze in materia di finanziamento, reclutamento e disciplina del pre-ruolo universitario spettano allo Stato e agli Atenei, ma il Comune può esercitare un ruolo politico e istituzionale di sollecitazione e coordinamento e può concorrere, nei limiti delle proprie competenze, a costruire misure territoriali di welfare e sostegno;
durante l’udienza conoscitiva è emersa l’importanza di avere un confronto stabile tra Comune, Regione, Università e rappresentanze del personale precario, anche per individuare interventi concreti sull’abitare, sulla mobilità, sui servizi e sull’accesso al credito;
TENUTO CONTO INOLTRE CHE
con il decreto ministeriale n. 193 del 5 marzo 2026 è stato avviato un piano straordinario di reclutamento per il biennio 2026-2027, nell’ambito del quale all’Università di Bologna sono state attribuite 88 posizioni di ricercatrice o ricercatore a tempo determinato in tenure track, di cui 86 assegnate ai Dipartimenti e due mantenute nella disponibilità del Consiglio di amministrazione;
con il decreto ministeriale n. 1010 del 6 agosto 2026 all’Università di Bologna sono stati assegnati 88,01 punti organico per il 2026, corrispondenti all’88 per cento del turnover preso in considerazione; tale assegnazione amplia rispetto al 2025 la capacità assunzionale dell’Ateneo, ma non determina automaticamente un incremento netto degli organici né vincola le assunzioni alla stabilizzazione del personale precario e resta subordinata alla disponibilità delle necessarie coperture finanziarie;
ESPRIME
pieno sostegno alle ricercatrici e ai ricercatori precari dell’Università di Bologna e, più in generale, del sistema pubblico della ricerca, riconoscendone il contributo indispensabile alla qualità della ricerca, della didattica e della vita civile della città.
INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA
– a proseguire e rafforzare o a promuovere ove mancante la collaborazione e il dialogo con l’Università di Bologna, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze studentesche e dei lavoratori, la Regione Emilia Romagna, nel rispetto dell’autonomia dell’Università, sui temi dell’accessibilità al welfare, il diritto all’abitare, il precariato, l’accesso al credito e ai mutui come ad esempio nel progetto della manovra rivolta al ceto medio chiamata “Bologna ti sostiene” annunciata dall’amministrazione
– a fare propria e a trasmettere al Governo, al Parlamento e al Ministero dell’Università e della Ricerca la richiesta di:
incrementare in modo strutturale il Fondo di finanziamento ordinario, assicurandone l’adeguamento all’evoluzione dei costi e rendendo effettivamente sostenibile la programmazione del personale degli Atenei;
adottare un piano straordinario di ampliamento degli organici e di stabilizzazione del personale precario, con particolare attenzione al precariato storico e alle persone reclutate nell’ambito del PNRR;
destinare risorse specifiche, aggiuntive e annualmente vincolate ai contratti di ricerca e alle posizioni in tenure track, nonché incrementare le dotazioni per i Progetti di ricerca di interesse nazionale e per gli altri programmi pubblici di ricerca;
riformare organicamente il pre-ruolo universitario, riducendo la moltiplicazione delle figure precarie e garantendo rapporti di lavoro, retribuzioni, tutele previdenziali e ammortizzatori sociali adeguati;
F.to.: D. Begaj ( Coalizione Civica), S. Larghetti ( Coalizione Civica), P. Marcasciano (Coalizione Civica), S. Negash ( Lepore Sindaco), G. Tarsitano (Lepore Sindaco), G. De Giacomi (Partito Democratico).
