Lunedì 6 luglio 2026, il consigliere comunale PD Roberto Iovine ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Le assicurazioni private in sanità”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.

Di seguito il testo del parlato.

L’articolo pubblicato da La Stampa il 6/7 pone una questione che riguarda da vicino anche Bologna: il crescente ricorso a fondi sanitari integrativi e assicurazioni private come risposta alle difficoltà del Servizio sanitario nazionale. Su una spesa sanitaria di oltre 190 miliardi circa ¼ è out of pocket!

I dati riportati sono significativi. La spesa sanitaria privata continua ad aumentare, così come il numero dei cittadini che sottoscrivono polizze sanitarie, ormai arrivato ad oltre 20 milioni. Ma il punto più preoccupante è un altro: queste assicurazioni, in molti casi, non coprono prestazioni aggiuntive, integrando quelle non garantite dal SSN. Servono invece ad aggirare liste d’attesa troppo lunghe, pagando per ottenere più rapidamente ciò che dovrebbe essere un diritto universale. Da mutue integrative non profit e a gestione pubblica, si sono fatte assicurazioni sostitutive profit.

Il rischio (o un disegno ben orchestrato?) è che si affermi un sistema sanitario a doppia velocità: chi può permettersi una polizza accede prima alle cure; chi non può permettersela è costretto ad aspettare. È una deriva che mette in discussione il principio di uguaglianza su cui si fonda il nostro sistema sanitario.

Anche Bologna, pur avendo una rete sanitaria tra le più qualificate del Paese, non è immune da queste criticità. I cittadini segnalano difficoltà nel prenotare visite specialistiche, tempi di attesa lunghi e una crescente necessità di ricorrere al privato. Questo significa che il problema non riguarda soltanto i numeri nazionali, ma incide concretamente sulla vita delle persone. Recentemente la Corte dei Conti ha promosso la nostra Regione riconoscendole un bilancio in ordine con deficit ed indebitamento decrescenti.

Ovviamente l copertura delle prestazioni è direttamente proporzionale al premio pagato dal singolo o dalla Azienda, le assicurazioni rivolte ai dirigenti garantiscono molto di più di quelle rivolte al dipendente, con una disuguaglianza crescente ed assolutamente in contrasto con i principi universalistici della nostra sanità.

Inoltre molte assicurazioni hanno investito o acquisito centri medici e strutture sanitarie private. Una sinergia che però rischia di innescare un circuito poco virtuoso indirizzando i pazienti verso la propria rete, con un evidente conflitto di interessi.

Per questo vorrei ribadire alcuni principi.

Primo: il Servizio sanitario pubblico deve rimanere il pilastro del nostro sistema di welfare. Le assicurazioni dovrebbero essere esclusivamente integrative, possono rappresentare una scelta individuale, ma non devono diventare una necessità per ottenere cure tempestive.

Secondo: è indispensabile investire nella riduzione delle liste d’attesa, nel rafforzamento della medicina territoriale, nella prevenzione e nell’assunzione di personale sanitario. La risposta non può essere demandata esclusivamente al mercato assicurativo.

Terzo: occorre vigilare affinché gli strumenti di welfare aziendale non producano nuove disuguaglianze tra lavoratori coperti da fondi integrativi e cittadini che ne restano esclusi.

La salute non può diventare un privilegio legato al reddito o al contratto di lavoro. Deve continuare a essere un diritto garantito a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche.

Difendere il Servizio sanitario pubblico significa difendere uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione e uno degli elementi che più caratterizzano la coesione sociale del nostro Paese.

Per questo è necessario affrontare questo tema con serietà, senza contrapposizioni ideologiche, ma con la consapevolezza che investire nella sanità pubblica significa investire nella qualità della vita, nella dignità delle persone e nel futuro della nostra comunità.

Grazie.