Lunedì 18 maggio 2026, la consigliera comunale PD Loretta Bittini ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Sanità, nella vita di tuttə noi è un bisogno fondamentale”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
Art. 32 Costituzione italiana: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Guardando la nostra costituzione, parte la raccolta firme che la Cgil sta raccogliendo. Le firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: una sulla sanità pubblica e una sugli appalti. oggi vorrei affrontare il tema della sanità pubblica.
Perché una legge di iniziativa popolare? Perché occorre cambiare ottica : più investimenti nel servizio sanitario nazionale e meno privatizzazione in pratica, la Cgil dice che oggi la sanità pubblica ha problemi come: liste d’attesa troppo lunghe, carenza di medici e infermieri, pronto soccorsi sovraffollati, aumento delle visite private perché il pubblico non riesce a coprire tutto, troppo ricorso ad appalti ed esternalizzazione.
Le richieste principali della proposta sono:
aumentare i fondi pubblici per la sanità fino al 7,5% del pil entro il 2030 ;
rafforzare ospedale servizi pubblici ;
assumere valorizzare il personale sanitario;
difendere il principio della sanità pubblica universale e nazionale cioè è accessibile a tutti indipendentemente indipendentemente dal reddito e dal censo come indicato dall’articolo 32 della costituzione.
Perché il 7,5% del PIL? Non è scelto a caso, è questo il livello considerato necessario per riportare la sanità italiana almeno vicino alla media dei principali paesi europei e dell’Ocse.
Oggi infatti l’Italia spende per la sanità pubblica circa il 6,2/6,3% del PIL, mentre la media Ocse è invece intorno al 6,9/7,1% .
I paesi che investono di più dell’Italia sono per esempio la Germania oltre il 10%; la Francia circa l’8, 9%; Regno unito intorno al 8%, Norvegia circa il 6,8 /7%; Svezia e Danimarca sopra il 7%.
Restare sotto questi livelli e questa opinione anche della delle associazioni come la Gimbe porta a conseguenze:
più liste d’attesa,
più ricorso il privato,
carenza di personale,
pronto soccorso sovraccarichi,
differenze territoriali tra nord e sud.
Quindi il 7,5% è l’ obiettivo minimo per mantenere una sanità davvero universale, cioè accessibile a tutte e tutti senza dover sempre pagare più cure private e pagare sempre di più.
