Lunedì 4 maggio 2026, il consigliere comunale PD Roberto Iovine ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “L’accordo Regione-Medici di Medicina Generale”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.

Di seguito il testo del parlato.

Il presidente della Regione De Pascale ha espresso qualche giorno fa una forte preoccupazione perché a fronte di un ottimo risultato ottenuto dalla nostra Regione, la recente proposta del ministro Schillaci di riordino della medicina territoriale rischia di mettere in pericolo i rapporti con le organizzazioni sindacali.

Infatti:

La Regione Emilia-Romagna e la FIMMG hanno firmato un Accordo Integrativo Regionale (AIR) il 2–3 febbraio 2026, dopo una trattativa lunga più di un anno , poi formalizzato con delibera regionale a febbraio-marzo 2026 .

Coinvolge circa 2.800 MMG in regione

Ruolo delle Case della comunità
Le Case della comunità sono un elemento centrale dell’intesa, non marginale.

1) Presenza obbligatoria dei MMG

I medici di medicina generale continuano l’attività nei propri studi, ma
devono garantire ore settimanali nei servizi territoriali, tra cui:

Case della comunità
RSA
altri setting territoriali
Nel testo ufficiale è previsto anche un incentivo economico dedicato per chi lavora nelle Case della comunità (con impegno minimo settimanale) .

2) Organizzazione del lavoro dentro le Case della comunità

Attività ambulatoriale estesa (circa 8–20) nei giorni feriali
Presenza organizzata a turni tra MMG
Integrazione con:

continuità assistenziale (ex guardia medica)
altri professionisti sanitari
-> Questo consente di avere una copertura fino a 12 ore al giorno nelle strutture .

3) Modello organizzativo: AFT + Case della comunità

L’accordo lega strettamente:

AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali)
Case della comunità (come sede operativa principale)
Le AFT diventano:

il perno organizzativo obbligatorio
strutturate su bacini ~30.000 assistiti
integrate fisicamente e funzionalmente nelle Case della comunità

4) Integrazione tra medici (novità importante)

L’accordo punta a:

integrare medici a ciclo di scelta e a ciclo orario
organizzare il lavoro in équipe
superare il modello del medico “isolato”
L’accordo consentirà di attivare efficacemente le case della Comunità, che non saranno semplici stazioni poliambulatoriali ma vero e propri perno della salute comunitaria intesa in senso lato, e cioè non solo in senso prestazionale ma che preveda una presa in carico della cronicità, la presenza di più figure professionali (ass. sociale, infermiere di comunità, psicologo, fisioterapista, terapista occupazionale ecc) con una visione della salute come di un bene da preservare e non solo di un malato da curare.

Il ministro Schillaci, evidentemente sensibile a questo approccio, ha presentato alla Conferenza delle Regioni una serie di proposte di riordino del territorio, che prevedono:
-l’istituzione di una specializzazione universitaria per i medici di medicina generale, attualmente qualificati solo attraverso un corso biennnale organizzato dalla FIMMG

– la riorganizzzione dei mmg per garantire la apertura delle case della comunità con presenza garantita nell’arco delle 24 ore

– un diverso sistema retributivo che tenga conto dei carichi di lavoro e dei risultati di salute (e non solo della quota capitaria), passando da una visione prestazionale a quella che valorizza la presa in carico.

– ma il tema più scottante e divisivo è rappresentato dal nuovo modello organizzativo che prevede per i mmg la possibilità, su base volontaria, di passare ad un regime di dipendenza, oltre a quello attuale basato su un libero professionista convenzionato con il SSN

Questa opzione ha scatenato una serie di proteste da parte di tutti i sindacati medici, alcuni assolutamente contrari altri possibilisti ma che ovviamente ritengono che cambiamenti di questa portata e rilevanza vadano preventivamente discussi con i sindacati più rappresentativi.

Già alcune forze politiche della destra governativa si sono dichiarate fortemente contrarie alla dipendenza del mmg e da precedenti dichiarazioni anche il partito più forte della coalizione non sembra gradire questa possibilità.

Ci si chiede pertanto quale coerenza o possibilità di affermazione avrà la proposta del ministro, oltre al fatto di scatenare una indesiderata levata di scudi sindacali che rischia di inficiare quello che già si sta ottenendo localmente.

Osserviamo infatti che la Regione Emilia-Romagna, dopo un anno di lavoro con i sindacati, ha siglato un accordo integrativo regionale che, senza scatenare polemiche e senza generare conflittualità, garantirà la apertura delle case della comunità grazie ad una riorganizzazione funzionale che non tocca il regime di assunzione dei mmg.

Sarebbe sufficiente che l’accordo siglato dalla Regione E-R diventasse la proposta ministeriale da discutere con le Regioni per ottenere il risultato fondamentale di riformare finalmente la medicina territoriale.