Lunedì 20 aprile 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Ddl sicurezza: zero risorse, zero diritti, zero sicurezza”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.

Di seguito il testo del parlato.

Nei giorni scorsi il Decreto Legge Sicurezza del Governo, che è il quarto Decreto sul tema, è stato approvato al Senato e questa settimana è previsto il voto definitivo alla Camera. Un disegno che ancora una volta conferma la stretta securitaria, repressiva e autoritaria del Governo Meloni.

Le misure chiave includono l’estensione del Daspo urbano, il potenziamento di zone rosse, la restrizione sui coltelli, l’inasprimento di reati per manifestazioni, violenza giovanile, piccoli furti, microcriminalità, l’eliminazione del reato di lieve entità e la perdita del patrocinio gratuito a spese dello Stato sui ricorsi contro l’espulsione. Il Decreto prevede addirittura un compenso di circa 600 euro per gli avvocati che convincono i loro clienti immigrati a scegliere il rimpatrio volontario.

Figlia del populismo penale e di dubbia legittimità costituzionale, quest’ultima proposta ha giustamente suscitato la reazione della politica e del mondo giuridico.

Stabilire un incentivo economico agli avvocati, non solo svela la volontà di legittimare la remigrazione, ma come hanno ben spiegato i magistrati e il Consiglio Nazionale Forense , è un assurdo giuridico estraneo al ruolo degli stessi avvocati che non sono stati neanche consultati nel merito.

Solo questo basterebbe a confermare che la volontà repressiva della maggioranza nazionale è accompagnata anche da una notevole incapacità di proporre norme compatibili con il nostro ordinamento. Ciò che più preoccupa di questa stretta oscena è la ricaduta negativa che questo Decreto avrà nelle carceri italiane. I decreti precedenti hanno già aggravato la condizione delle strutture e in Italia si conta un aumento progressivo di 200 detenuti al mese e di 2000 l’anno. Dati che certificano una situazione già ingestibile e esplosiva.

Anche questo Decreto farwest nega il problema del sovraffollamento e ignora il rischio di una nuova condanna che la corte Europea, nel solco della sentenza Torreggiani del 2013, a breve potrebbe impartire all’Italia per i trattamenti inumani e degradanti adottati.

Pensare di risolvere tutte le questioni, aumentando il sovraffollamento in carcere, significa ledere i diritti di un’intera comunità penitenziaria composta da detenuti e operatori che ogni giorno lamentano lo stato degradato e fatiscente di strutture, prive di risorse e mezzi adeguati a garantire condizioni dignitose e reali percorsi di recupero. Significa tradurre il senso costituzionale della pena in detenzione e discriminazione, omettendendo la vocazione umana e rieducativa scritta nella costituzione Italiana.

È inoltre un segnale allarmante di negazione dello stato di diritto del carcere.

Misure che non miglioreranno la sicurezza nelle città perché, come dimostrano tutte le ricerche scientifiche, la recidiva si abbassa quando il contesto garantisce carceri non affollate, misure alternative e percorsi di formazione e lavoro con servizi adeguati.

Aspetti completamente trascurati da un Governo il cui operato si può davvero riassumere in ” zero risorse, zero diritti, zero sicurezza” ma anche in “zero risultati” perché i precedenti decreti non hanno prodotto gli effetti annunciati.

Non resta che sperare in un fermo del Presidente della Repubblica a un Decreto propaganda che vuole solo fomentare le paure delle persone e minimizzare le evidenti difficoltà di un sistema penitenziario al collasso.