Lunedì 16 marzo 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo del parlato.
La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, che ricade il 15 marzo, è un’occasione per sensibilizzare e riportare l’attenzione sui disturbi alimentari, un’emergenza sociale e sanitaria in crescita che colpisce 3 milioni di Italiani. I dati sono allarmanti: aumento costante di patologie che includono anche i maschi e diminuzione dell’età dei pazienti. Il primo monitoraggio nazionale. Tutte le analisi a disposizione confermano nel paese un incremento del 35% rispetto alla fase precedente al COVID. I minori con questi disturbi nel 2025 hanno un’età inferiore ai 14 anni e comprendono anche bambini di 8 e i 9 anni.
È un tema più volte affrontato in consiglio comunale e nella nostra città i servizi pubblici e le realtà agiscono in sinergia, con progetti, laboratori e presidi per favorire intercettazione e accesso tempestivo alle cure. Su scala nazionale le criticità sono note: risorse insufficienti per garantire interventi multisciplinari specializzati, carenza di strutture e inadeguatezza delle stesse che faticano a intervenire in maniera risolutiva.
Prevenire patologie o agire, garantendo accesso alle cure è più che mai necessario. Da un lato dobbiamo aiutare minori, persone giovanissime e adulti (prevalentemente donne), e garantire loro la possibilità di guarire o uscirne in tempo per migliorarne la qualità della vita nel presente, contrastando anche i decessi a cui le malattie dei disturbi alimentari portano. Dall’altro, è necessario ragionare anche con uno sguardo rivolto al futuro. I disturbi alimentari sono una malattia dei nostri tempi e hanno ricadute negative nella salute generale delle persone. Da un punto di vista sanitario rischiano, in prospettiva, di provocare un intreccio di complicazioni e di scontrarsi con una spesa insostenibile.
In una società globalizzata e capitalistica, dominata da un’estetica del successo e da richieste di performance che oggi sono anche amplificate dai canali digitali e social, si chiede alla persona di raggiungere obiettivi sempre più inafferrabili. In tale contesto, in cui si negano difetti e vecchiaia, il cibo perde valore e all’essere si sostituisce l’apparire. Questo ci ricorda che ancor prima della persona, è il sistema, ad essere malato . Ed è proprio nel sistema che bisogna intervenire.
Alle risorse e alle strutture carenti bisogna rispondere continuando a chiedere allo Stato investimenti in prevenzione e cura adeguati. Servono strategie integrate capaci di accompagnare e colmare vuoti e ansie che esprimono, nella loro manifestazione, sofferenze derivanti da più fattori. La comunità, i riferimenti generazionali, le relazioni e le opportunità possono contribuire a superare le sofferenze attraverso un lavoro integrato tra dimensione specialistica, familiare, educativa e sociale.
Bologna, per la sua storia civica, associativa e solidale, presenta potenzialità per implementare una comunità che si prende cura. Le stesse infrastrutture sociali, già arricchite dai lavori di prossimità in atto, possono aiutare anche le persone più fragili a recuperare fiducia e speranza in un mondo che va discusso e problematizzato, mantenendo la persona al centro.
Per agire in questa sfera occorre inoltre accompagnare e sostenere pratiche utili a stimolare nell’altro un’armonia tra mente corpo e spirito. Sono elementi della dimensione umana che aiutano andare in profondità e a indagare cio’ che spinge le persone verso dipendenze e desideri esterni subdoli, aiutandole a ricostruire un senso positivo di sé e nell’ambiente che abitano.
Un cambio di paradigma implica la creazione di un lavoro che possa incidere anche sulla collettività e aiutare a sradicare modelli che più che liberare, rendono schiave le persone. Occorre ascolto e la definizione di un patto con gli utenti e la collettività va sostenuto ponendo al centro la solidarietà e l’intelligenza emotiva.
È molto importante che le tendenze e le vulnerabilità vengano riconosciute tempestivamente per evitare che sfocino in una dimensione di cronicità difficile da contrastare. I dati confermano la necessità di sostenere programmi scolastici che affrontino i disturbi alimentari come strategia di prevenzione primaria e di rafforzare azioni di comunita’ ‘ per cogliere indicatori molto precoci di rischio già in eta’ infantile, oltre che nella scuola nella famiglia.
In questo specifico ambito sarebbe importante porre la giusta attenzione a momenti culturali pubblici da realizzare insieme all’Istituzione Minguzzi, a esperti di più settori, a familiari disponibili ed a ex pazienti con storie di riscatto. Questi confronti a piu’ voci potrebbero approfondire gli attuali punti di forza e le criticità legate a percorsi e modelli da superare.
Oltre a riconoscere i sintomi, è necessario sperimentare e progettare processi utili a leggere in maniera aggiornata la realtà e a riflettere su una società che è profondamente e antropologicamente cambiata, per proporre, “nell’epoca delle passioni tristi”, una via alternativa che siamo chiamati a costruire.
