Lunedì 26 gennaio 2026, la consigliera comunale PD Antonella Di Pietro ha presentato un intervento di inizio seduta dal titolo “Dozza, la ricetta di Nordio”.

E’ possibile accedere qui al video dell’intervento in aula.
Di seguito il testo dell’intervento.
Grazie presidente. Le dichiarazioni del Ministro Nordio nel corso di una recente interrogazione parlamentare sulla condizione carceraria alla Dozza destano forti perplessità. Il Ministro sottolinea che, rispetto agli ultimi mesi, in cui si sono registrati 18 aggressioni tra ristretti, 33 fatti di danneggiamento, 7 incendi, 5 proteste collettive, 19 proteste individuali, un tentativo di evasione e 6 episodi di introduzione di oggetti non consentiti, la situazione è migliorata e che si è proceduto a effettuare trasferimenti di detenuti verso altri istituti per ridurre il sovraffollamento. Il Ministro ha inoltre annunciato la creazione di un nuovo padiglione di 150 posti per riequilibrare la situazione detentiva e l’arrivo di nuovo personale che sarà implementato e integrato a quello già assegnato di recente.
Dichiarazioni che purtroppo non trovano corrispondenza nei commenti del Garante e dei sindacati, che a loro volta hanno ribadito le acute criticità presenti. Per chiarezza, vale la pena di sottolineare alcuni aspetti. A Bologna, i detenuti presenti sono 860 e la capienza massima della struttura è di 500. Ciò significa che la casa circondariale presenta tuttora gravi difficoltà e, senza un intervento adeguato, è destinata a un deterioramento progressivo. I trasferimenti dei detenuti in altre strutture sono sistematicamente compensati da nuovi arrivi e, in alcuni periodi precedenti al richiamo dei sindacati che hanno chiesto a gran voce di fermarli, sono avvenuti senza il minimo preavviso. Aspetti dirimenti che anche in Consiglio Comunale abbiamo sottolineato più volte. Ciò che preoccupa di più è la scelta incomprensibile di creare un nuovo
padiglione di 150 posti, perché andrebbe solo a impattare e a stressare ulteriormente la gestione. Auspico che questa soluzione carcero-centrica venga rivista e si inizi a ragionare su misure risolutive e deflattive, capaci di alleggerire la situazione.
La condizione carceraria va letta e contestualizzata nella sua complessità e la politica nazionale deve farsene carico. I decreti e le misure adottate hanno reso le carceri un concentrato di povertà e problematiche psicologiche e sociali. Gli effetti di tali scelte si stanno manifestando nel loro fallimento e molti reclusi avrebbero anche bisogno di percorsi diversi. Le strade per intervenire ci sono e a Bologna tutto ciò che possiamo lo stiamo mettendo in campo, ma il governo faccia seriamente la sua parte.
