Lunedì 4 luglio 2022 il consigliere comunale PD Roberto Fattori è intervenuto ad apertura di seduta in Consiglio comunale riguardo all’obbligo del pos.
Il video integrale della seduta del Consiglio comunale è disponibile a questo link: https://youtu.be/jKrH0wYp8S0
Si indica inoltre il minuto a cui è possibile riascoltare l’intervento del consigliere: 15min.45sec
Di seguito il testo dell’intervento:
Dal 30 giugno è diventato obbligatorio accettare, per tutti gli esercenti, anche professionali, i pagamenti con il pos: bancomat, carte di credito, carte prepagate.
Sono entrate in vigore le relative sanzioni – in caso di rifiuto da parte dell’esercente di accettare il pagamento con POS si applica una sanzione di 30 euro, aumentata del 4 % del valore della transazione – il che rende effettivo l’obbligo. I pagamenti con moneta elettronica, effettuati strisciando la carta, sono ormai la norma da anni in buona parte dell’Europa, e non solo.
Da un’indagine giornalistica fatta a livello locale ci giungono ottime notizie: questa forma di pagamento è stata accettata nella quasi totalità dei casi, anche per piccoli importi.
Sono stati testate: una pasticceria, diverse tabaccherie, una mesticheria, una cartoleria, persino una rivendita di libri usati.
Addirittura, in una copisteria è stato accettato senza nessuna difficoltà un pagamento di dieci centesimi.
Non è stata elevata nessuna sanzione.
Credo che tutti quanti dovremmo sentirci sollevati dalla riduzione dell’uso del contante, alla quale abbiamo fatto in questi anni l’abitudine, anche grazie alla diffusione delle carte contactless, Per molti motivi.
Come consumatori, perché avendo la possibilità di pagare con la carta, si evita di dover girar con somme elevate, si diminuisce il rischio di smarrimento, rapina, di rimanere sprovvisti di denaro e possiamo fare fronte a necessità impreviste.
Si aggiunga il fatto che sappiamo ormai tutti che monete e banconote sono un ricettacolo di germi e che in un periodo pandemico tanto più si evita di farle girare e meglio è.
Ma, a logica, anche i commercianti e gli altri destinatari dei pagamenti ne traggono diversi vantaggi:
azzeramento rischio di cassa, che potrebbe derivare da errori o da prelievi non autorizzati da parte di qualcuno;
eliminazione o riduzione radicale dei versamenti giornalieri dell’incasso, con conseguente riduzione di oneri e rischi;
rendicontazione precisa;
ridotte necessità di igienizzazione (proprio perché il cash è una fonte di batteri molto importante);
si contrasta l’evasione fiscale e di conseguenza la concorrenza sleale;
si elimina il rischio di essere pagati con banconote false;
Altro aspetto da non sottovalutare, il cliente che paga con moneta elettronica, senza dover materialmente estrarre il contante dal portafogli, è naturalmente incentivato a spendere di più. Tanto è vero che c’è chi preferisce pagare in contanti proprio per poter tenere sotto controllo le proprie spese.
Eppure, sempre nella cronaca locale, abbiamo letto che rappresentanti delle principali categorie dei commercianti non esprimono quella soddisfazione che penseremmo di doverci aspettare.
Il motivo sarebbero i costi legati alla gestione di questo tipo di operazioni. Costi che sono indicati come eccessivi e posti totalmente a carico dei commercianti, comprimendo margini di guadagno già esigui.
Assodato che questi pagamenti sono possibili grazie a un sistema finanziario che offre questo servizio, servizio che va giustamente remunerato, come tutti i servizi. Si lamenta però il fatto che “i costi delle commissioni dei pagamenti elettronici, nonostante il pressing, non sono stati né azzerati né ridotti”, e che “negli altri paesi, dove l’abitudine ai pagamenti elettronici è diffusa da anni, la differenza è che le commissioni sono inferiori”.
Oppure, si chiede “si intervenga sulle transazioni sotto i cinque euro, azzerando le commissioni”.
Ho provato diverse volte a capire, parlando con i commercianti, come sono calcolate le commissioni sulle transazioni, quali sono i costi effettivi a carico di chi accetta questi pagamenti, ma ho ricevuto risposte diversissime e ho capito che è una sorta di giungla, che le condizioni sono lasciate alla libera contrattazione tra istituto di credito e cliente. Che istituti diversi applicano condizioni diverse, e che anche lo stesso istituto applica condizioni diverse a clienti diversi.
In conclusione:
I pagamenti con moneta elettronica portano una serie di vantaggi, ai consumatori, ai commercianti, a chi fornisce il servizio e alla collettività (grazie alla tracciabilità dei pagamenti e alla maggiore possibilità di contrastare l’evasione fiscale).
Tanto più l’uso di questa modalità di pagamento si diffonde, tanto più questi vantaggi aumentano.
Devono però ricadere su tutti i soggetti che partecipano al processo.
Credo che ogni consumatore avrebbe diritto di sapere, quando usa la moneta elettronica, non solo quello che succede a lui, ma quello che succede a coloro che, con questa moneta, vengono pagati.
Di fatto, con la situazione attuale questo è impossibile.
Per cui io, che vado sempre in giro col contante ridotto al minimo, sono sinceramente dispiaciuto se percepisco che quel tipo di pagamento non è ben gradito. E vorrei davvero capire il perché.
Chiaramente, l’assenza di una normativa nazionale non aiuta ed è un problema: come faccio ad avere le garanzia che l’onere per il commerciante non sia superiore a quello che, da consumatore critico, posso ritenere accettabile?
Proporrò udienza conoscitiva per capire, dalle diverse parti, quali sono le criticità, i costi effettivi, se e come si può intervenire per fare in modo che quando usiamo la carta, anche per piccoli importi, coloro che paghiamo ci sorridano perché anche loro sono più contenti.
Perché, davvero, la moneta elettronica è un grande passo in avanti consentito dalla tecnologia, ma deve esserlo davvero a vantaggio di tutti.
