Lunedì 15 luglio 2020, la consigliera comunale Simona Lembi è intervenuta in Consiglio comunale in ricordo del Prof. Carlo Flamigni.
Online ed in allegato è consultabile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento in aula.
Ricordo del Prof. Carlo Flamigni
Tra le molte cose che sono state scritte su Carlo Flamigni a seguito della scomparsa, una ha colpito più delle altre la mia attenzione: e’ stato definito un UOMO DALLA PARTE DELLE DONNE.
Stante il fatto che Carlo Flamigni è stato medico, di un particolare tipo di medico che si occupa esclusivamente di questioni che hanno a che fare con i corpi femminili, l’affermazione può sembrare ovvia.
Sono, invece, per ragioni che vorrei qui esplicitare, particolarmente grata (e con me molte altre persone, alcune delle quali presenti in sala, molte di più che seguono la diretta web di questa cerimonia) a chi ha scelto di mettere in evidenza quel suo aspetto, forse non il più noto, a mio parere tra i più profondi. Per essere più espliciti: Carlo Flamigni, il Professor Carlo Flamigni, è stato uomo autenticamente laico e per questa ragione “dalla parte delle libertà delle donne” e delle donne intese come cittadine e, come tali, libere. Una condizione, quella della libertà, non data in natura (per le donne ancora più complicato da esercitare, rispetto agli uomini) e su cui, quindi, impegnarsi quotidianamente.
“Desidero chiarire (scrisse) la mia predilezione per un modello di medicina basato sull’etica della cura, sulla capacità del medico di mettere in campo, nella sua vita professionale, le piccole virtù (responsabilità, attenzione, pazienza, attitudine a capire e a spiegare) che danno dignità al suo mestiere e che, uniche, gli possono dare il diritto di chiedere la fiducia del paziente”, scriveva in Avere un Bambino, Mondadori, 2001
Vorrei tenere a mente “capire e spiegare” in questo breve ricordo, perché questo modo di intendere e di agire, Carlo Flamigni non lo riservava solo al campo della medicina e per la particolare professione di medico. La Scienza (e cioè quel terreno su cui la medicina cresce), deve rispondere, secondo Flamigni, in ultima analisi, alla società. Per questa ragione compito del medico è sì, quello di curare e, nel farlo, anche quello di condividere, spiegare, diffondere conoscenza.
Lo ha ben raccontato l’UDI, nel ricordo che ha voluto pubblicare alla scomparsa di Carlo, affermando:
Ne ricordiamo i tanti momenti partecipati come le affollatissime assemblee di lavoratrici. Erano iniziati gli anni ’70 e all’epoca era qualcosa di rivoluzionario entrare in un luogo di lavoro e discutere di sessualità, di contraccezione, di maternità, di interruzione volontaria di gravidanza. Le donne volevano conoscere cose di cui nessuno aveva loro poi parlato: del proprio corpo e della sessualità.
Una cosa nuova per il Paese, forse, ma non per Bologna che negli anni ’50, ad opera di Cesare Maltoni e della sua equipe, aveva già conosciuto il primo screening in Italia per il tumore all’utero e alla mammella. Una azione che aveva raggiunto TUTTE le donne di Bologna e provincia e che agiva sulla prevenzione; una azione pedagogica, quindi, un modo per lavorare sulla cittadinanza, una scelta politica. Questo quindi, il solco in cui, a mio parere, ha agito anche Carlo Flamigni, in un modo e con un fare, grazie ai quali, come bene ha espresso il Sindaco, Bologna gli deve molto.
Ho conosciuto Carlo Flamigni agli inizi di questo secolo, accomunati dalla battaglia contro la prima legge sulla fecondazione medicalmente assistita votata dal Parlamento (all’epoca a maggioranza berlusconiana). Io, giovane funzionaria di partito, a capo del coordinamento femminile dei DS di Bologna, lui Professore e Medico di chiara fama, con una solida, anche perché multiforme e longeva, esperienza in Consiglio comunale: è stato eletto Consigliere nel 1990, Presidente del Consiglio comunale (il primo che abbia conosciuto Bologna) nel 1995, Consigliere di opposizione dal ’99 al 2004.
Quella legge metteva in discussione (in un modo molto aggressivo) i principi della cultura laica e della laicità dello Stato. lo faceva in un modo particolarmente crudele sui corpi delle donne: quello dell’obbligo di impianto di ovuli senza analisi prenatale, solo per fare un esempio, il più feroce tra tutti.
La legge fu smontata punto per punto, non dalla politica. Carlo Flamigni fu molto critico verso chi non riuscì a fare approvare una legge di buona mediazione con il mondo cattolico quando ve ne erano le condizioni per farlo e che poi scelse modi (il referendum popolare) e parole (non chiare e non semplici), diceva lui, in quella battaglia. La legge fu “smontata” dalla Corte Costituzionale, esattamente in tutte quelle parti che Flamigni aveva per tempo indicato come sbagliate in ambito medico, crudeli verso chi desiderava diventare genitore affrontando difficoltà biologiche, ingiuste contro le donne.
Iniziammo “un tour” per Bologna e provincia in lungo e in largo promuovendo ogni possibile assemblea. Si trattò, per me, della prima esperienza di questo tipo, per lui, molto più semplicemente, di un nuovo impegno, dopo quelli più noti, sempre a fianco delle donne, già compiuti a favore della 194, successivamente a favore della nascita dei consultori (ne traccia un ricordo affettuoso Giancarla Codrignani, nell’ultimo numero di Noi Donne on line).
Di quegli incontri ne ricordo alcuni in particolare. Di uno si fa cenno in Diario di un laico; di uno successivo ne fa menzione il comunicato stampa che Armonie ha voluto pubblicare una volta venuta a conoscenza della scomparsa di Flamigni. Questa associazione femminile di Bologna scelse di portare in scena una piece teatrale (Elogio della tracimazione) tratta da un più noto testo di Carlo: Figli dell’Acqua, Figli del Fuoco. Un terzo incontro avvenne a Monteveglio; tornerò su questo.
Di Carlo Flamigni colpivano alcune cose tra molte altre:
Uomo di vasto sapere, poteva contare su una memoria straordinaria di fatti, aneddoti e citazioni raffinatissime.
I suoi discorsi erano danze. Non intendo con questo dire che fossero leggeri e sinuosi. Al contrario: Flamigni sapeva benissimo scegliere le parole migliori, su quali punti concentrarsi maggiormente, come argomentare e quando essere più esplicito e diretto, soprattutto nei confronti degli avversari, come ben meglio di me possono testimoniare molti tra gli amministratori presenti qui e che insieme con Carlo Flamigni hanno attraversato quella intensa esperienza che è propria del Consiglio comunale. Quando affermo che, a mio parere, i suoi discorsi somigliassero ad una danza, mi riferisco ad una capacità unica di legare le cose, di dare loro senso e significato anche quando all’apparenza distanti nella forma e nel tempo.
La seconda cosa che mi colpì molto di Carlo era quella non comune capacità di entrare subito in sintonia con le persone anche quando di pubblici molto diversi tra loro: accademici, persone semplici, in una aula magna o alla festa de l’Unità. Aveva un modo tutt’altro che distante, freddo, come ci si poteva aspettare da una certo modo di intendere la professione medica, forse quella prevalente. Flamigni era seduttivo nell’eloquio. Uso volutamente questa parola nel suo significato più profondo: sapere condurre a sé.
Carlo Flamigni, è stato, inoltre, uomo capace di grande empatia, quella preziosa capacità di sapere mettersi nelle scarpe di un’altra persona. Se riconosciamo a noi stessi quanto sia difficile farlo ogni giorno, figuriamoci l’abilità che occorre ad uomo cresciuto nel ‘900, di sapere mettersi nelle scarpe delle donne.
Ricordo molto bene, a questo proposito, una giovane donna, a Monteveglio, al termine di una iniziativa in piazza, avvicinarsi e ringraziarlo per le particolari parole che aveva usato. Aveva detto (riferendosi alla Legge sulla Fecondazione Medicalmente Assistita): “Chi è genitore? Chi mette al mondo un figlio? Oppure chi se ne prende cura?”
“Sono convinto che esistano diversi tipi di genitorialità, e che non sia giusto, né utile formulare graduatorie. Stabilire se sia migliore (o più degna, o più nobile) la genitorialità basata sulla trasmissione del proprio patrimonio genetico o piuttosto quella basta sull’etica della responsabilità (sono padre sono madre perché mi assumo la responsabilità di garantire ad un bambino la felicità cui ha diritto, le attenzioni delle quali ha bisogno, per tutto il tempo che sarà necessario), cioè quella sulla quale si basano l’adozione e la donazione di gameti, mi sembra inutile e vagamente irritante. Se potessi scegliere il modo in cui vivere, mi piacerebbe quello nel quale tutti gli adulti sono genitori di tutti i bambini e al diavolo le motivazioni.”
(Avere un Bambino, Mondadori, 2001 di Carlo Flamigni)
A tutto quello che ho già detto per argomentare quanto Carlo Flamigni sia stato davvero DALLA PARTE DELLE DONNE, vorrei aggiungere anche un particolare ‘fare istituzionale’.
Come già stato ricordato, fu il Primo Presidente del Consiglio Comunale di Bologna, eletto a seguito della prima elezione diretta del Sindaco, prevista dalle riforme istituzionali dei primi anni ’90 del secolo scorso. Fu certamente pioniere nel definire le nuove regole di funzionamento del Consiglio comunale e nell’interpretare un ruolo ed un incarico che l’Italia non aveva ancora conosciuto. Si trattava, tuttavia, di questioni che affrontarono tutti i neo Presidenti di Consigli comunali delle grandi Città. Carlo Flamigli scelse, in aggiunta, di esercitare quell’incarico in un modo inatteso. Volle promuovere un confronto, e ancora prima un ascolto, delle molte esperienze che si occupavano di infanzia, a Bologna, in quegli anni. Durò più giorni, si svolse in questa sala, lo curò Carla Sandirocco nella organizzazione e poi anche nella pubblicazione che ne seguì. Non dirò del merito di quella esperienza. Solo che mi colpì molto il fatto che ad averla voluta fosse un uomo, non un uomo cui era stato affidato un incarico specifico sull’argomento (Bologna aveva già conosciuto l’esperienza di numerosi assessori all’infanzia e la storia della pedagogia è ricchissima di studiosi). Quella particolare mappatura delle esperienze sull’infanzia voleva mettere in evidenza l’importanza delle politiche sui bambini, nello sviluppo delle città. Lo faceva un uomo che non si occupava specificatamente di infanzia, ma di rappresentare l’organismo di massima rappresenta istituzionale della città, perché eletto direttamente dai cittadini. Ancora una volta, aveva scelto di occuparsi di una questione cara alle donne e di grande interesse per lo sviluppo di Bologna.
Tengo, infine, ad aggiungere un timido ricordo personale: Carlo Flamigni ha seguito anche la mia gravidanza e con essa le ansie, le paure, la gioia profonda di una Primipara Attempata. Scherzavamo molto su questo particolare modo di intendere le donne che arrivavano alla prima gravidanza una volta superati i 30 anni. Non dirò di più, se non che il suo modo di ‘fare la visita’ era prevalentemente una forma di conversazione in cui entrava di tutto: come erano state le settimane appena trascorse, sul significato di diventare genitori, quale particolare fase politica attraversava il paese, cosa succedeva a Bologna: entrava la Vita. Solo gli ultimi 10/15 minuti si aprivano con un “va bene, dai, ti visito”.
Questa esperienza personale rappresentò, di fatto, solo l’ultimo tassello di qualcosa che avevo già intravisto: e cioè che è possibile allearsi con uomini che non siedono sui privilegi che la storia ha loro concesso, ma che sono disposti a fare per davvero la propria parte per redistribuire ricchezza e sapere.
A questo proposito tengo a riprendere alcuni brevi passaggi dell’introduzione dell’ultima pubblicazione di Carlo Flamigni che si intitola Il Diritto di Pensare. Ringrazio molto la moglie, Marina, per averla voluta leggere interamente nel giorno del saluto a Carlo che si è tenuto a Forlì, una decina di giorni fa.
“Per molti secoli, e in quasi tutte le parti del mondo, l’inferiorità naturale delle donne e la superiorità naturale degli uomini non è nemmeno stata oggetto di discussione, le cose stavano così e basta, perché discutere di una cosa ovvia?” Carlo Flamigni argomenta a lungo su qualcosa che rimane di grande attualità: se esista ancora una questione femminile. Ne sono nati 8 libri, che noi speriamo tutti quanto prima di poter leggere, “il cui titolo, (afferma Flamigni), avrebbe potuto essere “Le donne sono decisamente migliori degli uomini”, che poi è esattamente quello che penso io”.
Ecco, mi scuso per essere stata così lunga. Io volevo semplicemente dire che Carlo Flamigni è stato un uomo autenticamente dalla parte delle donne e che è di grande conforto, sapere di potere contare su uomini come lui, controcorrente ha scritto l’UDI, autenticamente laico hanno detto altri.
Alla moglie Marina e ai figli Carlo Andrea e Cristina rivolgo il mio abbraccio più affettuoso. Incontrare Flamigni è stato un privilegio. Trasmetterne il senso del lavoro di una vita, un impegno.
