Lunedì 8 marzo 2021, la Consigliera comunale PD Simona Lembi è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale in occasione della Giornata delle Donne al tempo del Covid. Lavoro pagato e lavoro non pagato non si conciliano. Si sommano.

Online è consultabile il comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento. 

8 Marzo al tempo del Covid. Lavoro pagato e lavoro non pagato non si conciliano. Si sommano

La giornata internazionale della donna quest’anno non ammette retorica. Sono le parole del Presidente del Parlamento europeo, pubblicate oggi sulle pagine di Repubblica. Ha scritto:
‘vi sono momenti in cui non si può credere di farla franca, di agire con ipocrisia e rispondere con pelosa retorica ai drammi che si consumano sotto i nostri occhi, sperando magari di far sedimentare la polvere e tornare a far finta di niente, perché ormai la polvere si è stratificata ed è diventata una montagna di intollerabili ingiustizie. In Europa uomini e donne non sono eguali. Con la crisi del COVID lo sono ancora meno e il rischio è di compromettere anche diritti acquisiti. (…) I dati sono chiari e le misure adottate dai governi europei hanno acuito il divario di genere in termini di disoccupazione, peso del lavoro domestico, sicurezza finanziaria e autonomia personale. Le donne sono state le prime a perdere il lavoro e a finire in cassa integrazione. (…) l’identikit della povertà in Europa oggi è donna e madre, inutile girarci attorno. La pandemia ha messo in luce un tratto perverso del nostro modello economico e sociale e cioè la considerazione che la povertà sia una colpa e il bisogno di cura una debolezza. Occorre ripensare i nostri obiettivi. Non avremo nessuna transizione verde, digitale se essa non sarà più equa in termini di parità di genere’.

Il Presidente del Parlamento europeo ha colto tutti i punti principali della sfida che abbiamo davanti:
1) ognuno faccia la propria parte: il tempo secondo cui il problema è sempre di altri livelli istituzionali è scaduto: la situazione è chiara, le leve per farvi fronte ci sono. Segnalo da questo punto di vista che il Consiglio comunale si è già espresso, non l’8 marzo, ma a dicembre 2020, unanimemente, con due ordini del giorno votati in sede di bilancio. Uno che chiede: consolidare e rafforzare ogni politica e misura finalizzata a promuovere la parità tra uomini e donne ad armonizzare e comprendere nella presentazione del DUP e nelle sue revisioni (quindi nei documenti di programmazione), la questione della parità e dell’equità;
2) utilizzare ogni leva, a partire dal Recovery, per contrastare le disuguaglianze crescenti che in modo così feroce si manifestano nella vita quotidiana delle donne. Anche qui il Consiglio comunale con un altro Ordine del giorno votato a dicembre ha impegnato la giunta ad utilizzare le risorse del Recovery sul gender pay gap, a lavorare sul contrasto delle discriminazioni nel luogo di lavoro, a monitorare lo smart working, a discutere di un fondo regionale per l’imprenditoria femminile, ad incentivare azioni di contrasto alla povertà estrema;
3) ‘La pandemia ha messo in luce un tratto perverso del nostro modello economico e sociale e cioè la considerazione che la povertà sia una colpa e il bisogno di cura una debolezza. Occorre ripensare i nostri obiettivi’. Parole preziose, chiare, profonde, nette quelle del Presidente del parlamento europeo. Ribadisco qui quanto già detto molte volte: è tempo che il lavoro di cura in un modello politico prevalentemente maschile relegato ad una dimensione privata e intima sia posto sul piano pubblico e politico. Non è vero che gli uomini non si occupino di curare la casa, o gli anziani, né che i giovani papà non si occupano dei figli; il punto è che occuparsene rimane prevalentemente una questione famigliare, da risolvere privatamente e non, come diciamo in tante da tempo, nello spazio pubblico e politico e cioè in quel luogo in cui si utilizzano le risorse di tutti e si prendono le decisioni che riguardano tutta la popolazione.

Bene quindi un piano straordinario per i nidi. Più complessivamente abbiamo bisogno di una serie di azioni che mettano in sicurezza il ns welfare: sanità e scuola in primis; in modo più esplicito occorre un piano per l’uguaglianza che interroghi ogni agire della pubblica amministrazione sul contrasto alle disuguaglianze.

Oggi, 8 marzo, ad un anno di distanza esatto dal primo lock down, il nostro pensiero, mentre parliamo di 8 marzo, dovrebbe andare alle donne della sanità, a quelle della scuola e alle migliaia di donne che, anche a Bologna, hanno perso il lavoro: le più colpite dagli effetti feroci della crisi pandemica.

In un modo unico, forse per qualcuno impensabile, certamente generoso (caratteristica che la politica dovrebbe riconoscere con più forza), hanno tenuto insieme un paese intero in un modo che nessuno conosceva prima, riorganizzando vite private e professionali, sostituendosi a servizi diventati impossibili da praticare, mettendo a rischio la propria vita.

A loro va qualcosa di più di un semplice ringraziamento, più di una promessa: l’impegno a tenere ben presente quanto accaduto nell’anno che abbiamo alle spalle, nelle valutazioni e nelle scelte che le istituzioni compiono adesso, in risposta alla Crisi. Buon 8 marzo al Consiglio Comunale quindi e alla nostra amatissima Bologna!

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