Lunedì 22 giugno 2020 la consigliera comunale PD Simona Lembi è intervenuta ad inizio seduta in Consiglio comunale riguardo alla Fondazione Carisbo.

Online è disponibile il relativo comunicato stampa. Di seguito il testo dell’intervento.

Ci sono nuovi capitoli in quello che è stato definito il Caso della Fondazione Carisbo su cui sono già intervenuta qualche settimana fa interrogando il Sindaco sull’argomento. ‘Era andata in scena una dialettica a dir poco molto forte’ avevo detto, cui si aggiungono nuovi elementi. Il primo è emerso ad inizio della settimana scorsa, quando, a seguito dell’invio al MEF delle carte di questa vicenda da parte del Sindaco, dalla Fondazione si sono levate parole precise: il gesto del primo cittadino è stato definito una ingerenza. Non sfugge a nessuno che queste siano le stesse parole usate dalla destra in Consiglio comunale. Non ricordo più chi per primo le ha esplicitate. Ho letto e riletto la vicenda e mi sono chiesta, cari colleghi, da quale città io fossi collegata per i lavori del Consiglio, se fosse proprio Bologna la città che fa da sfondo a questa vicenda.

Mi sono chiesta come sia possibile che qualcuno (chiunque esso sia) possa pensare che l’intervento di una figura (l’unica in questa vicenda) eletta direttamente dai cittadini, possa essere definita ingerenza. Il significato letterale di ingerenza è noto: “un intervento arbitrario o abusivo in fatti di pertinenza non propria”; ha che fare col verbo ingerire e, nel suo significato più profondo, indica qualcosa di mal tollerato, un intervento né richiesto e né gradito. Come sia ancora possibile, mi sono chiesta che ci si senta al di sopra del dibattito pubblico!
Il secondo nuovo elemento emerso nei giorni scorsi risale al 19 giugno quando il MEF si è rivolto direttamente agli organi esecutivi della Fondazione Carisbo. Ha accertato irregolarità rispetto all’assemblea del 14 maggio. Ha chiesto di poter approfondire alcune questioni: se si sono rispettati il numero di mandati, se la documentazione presentata è stata corretta, se chi valuta i progetti abbia titoli e Curriculum adeguato per farlo, se non ci sono conflitti di interesse.

Lo ha fatto perché è stato investito da una richiesta precisa ‘una forte preoccupazione che agli scopi di utilità pubblica della Fondazione si stiano sostituendo visioni private senza reale comunicazione con la città.
A me pare che in questi casi sia sempre utile tornare ai fondamentali: il denaro che le Fondazioni bancarie amministrano per conto delle banche, in ultima analisi viene dai cittadini. Questa è la ragione per cui, ragione vuole che chi lo amministra è tenuto al dovere della trasparenza e della chiarezza.

Nel pieno rispetto dell’autonomia della Fondazione, sancita dalla legge, non si può quindi non condividere l‘appello lanciato nei giorni scorsi dal sindaco Virginio Merola affinché le attività della Fondazione siano frutto anche della confronto con le Istituzioni, in primo luogo con il Comune di Bologna. Ricordiamoci sempre che gli effetti delle scelte gestionali della Fondazione hanno per loro inevitabile stessa natura ricadute su tutta la città, quindi non c’è da stupirsi se il Sindaco auspica collaborazione, confronto.

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